Il pg: «Faedda va condannato a 25 anni» 

Maria Gabriella Pintus ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Venerdì l’arringa della difesa poi la decisione

SASSARI. Venticinque anni di reclusione: questa la pena chiesta dal procuratore generale della corte d’appello di Sassari Maria Gabriella Pintus per Antonio Faedda, 49 anni, nato a Grosseto ma residente a Giave. Il pg ha sollecitato la conferma della condanna di primo grado per l’allevatore accusato - insieme a Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 56 anni di Nuoro ma residente a Bonorva, di essere parte della banda che ha sequestrato e tenuto prigioniero per otto mesi - in condizioni disumane - Titti Pinna. Per Manca il processo d’appello comincerà invece il 14 luglio (la posizione è stata stralciata per ragioni di salute del suo nuovo avvocato, Pasqualino Federici, che aveva chiesto e ottenuto il rinvio a nuova data).
I destini dei due allevatori - condannati in primo grado il 3 dicembre del 2015, il primo a 28 anni e il secondo a 25, si sono quindi divisi. Anche se ieri mattina il procuratore generale - che ha parlato per quattro ore - non ha potuto fare a meno di rimarcare più volte l’intreccio dei rapporti tra Giovanni Maria “Mimmiu” Manca e Antonio Faedda e anche di evidenziare le particolarità delle comunicazioni relative al giorno in cui Titti Pinna viene sequestrato nella sua azienda di “Monti Frusciu” a Bonorva.
«In 400 giorni – ha detto il pg Maria Gabriella Pintus – si è verificato che Manca e Faedda hanno avuto solo 40 contatti telefonici tra loro, nel solo pomeriggio del sequestro di Titti Pinna ci sono stati invece ben 4 contatti. E sono strani perché due di quattro sono avvenuti utilizzando cellulari di altri: di Carlo Cocco (il testimone chiave dell’inchiesta-bis, ndc) e di una figlia di Manca. Cosa c’era da nascondere? Se davvero Manca doveva chiedere a Faedda la disponibilità dei capretti per amici di Nulvi, che bisogna aveva di utilizzare un altro cellulare anzichè il suo?».
Il pg ieri ha ripercorso la vicenda del sequestro di Titti Pinna, ha sostenuto la validità delle motivazioni che hanno portato i giudici di primo grado a condannare i due imputati e - in particolare - ha puntato molto «sulla compatibilità» del percorso da nord a sud (e viceversa) compiuto da Manca e Faedda il pomeriggio del sequestro dell’allevatore di Bonorva. A Faedda viene riconosciuto (come specificato nelle motivazioni della sentenza di primo grado) un ruolo di spessore minore rispetto a quello di Manca, e anche sul fatto che Antonio Faedda (nel viaggio di ritorno verso Giave) sia ripartito prima rispetto a Manca, il pg ha sottolineato che tale azione è compatibile con il compito assegnato a Faedda «che doveva coprire il gruppo di prelievo e fare da apri pista sulla 131 per individuare eventuali posti di blocco
lungo il percorso». Nella prossima udienza, venerdì 9 giugno, sarà la volta del difensore di Antonio Faedda, l’avvocato Gian Marco Mura, poi il collegio presieduto da Plinia Azzena (a latere Massimo Zaniboni) si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller