Il cemento avanza in Sardegna, nel 2016 cancellati 239 ettari 

Il rapporto dell’Ispra rivela: fino a oggi persi 904 chilometri di aree vergini

SASSARI. Pollice grigio. Ogni sardo fino a oggi ha consumato 545 metri quadri di territorio vergine. In altre parole ha trasformato 545 metri quadri di area incontaminata in zona urbana o industriale. Case, capannoni, strade, sterminati campi fotovoltaici, serre, e tutto quello che cancella il verde con l’avanzata ingombrante dell’antropizzazione.

Un piccolo esercito di cementificatori è sempre all’opera. Paesi e città continuano a espandersi. In un anno il tesoretto di cemento è aumentato di 3 metri quadrati per abitante. Una crescita inarrestabile, e che tra le altre cose vede la Sardegna ai primi posti. E pazienza se nelle stanze del Palazzo si continua a combattere tra leggi urbanistiche e Ppr. Se ci si divide tra integralisti dell’ambiente e riformatori del blocchetto. La pratica betoniera avanza, mentre i teorici di carta alambiccano norme.



Il consumo. I dati sul consumo del territorio mostrano in modo chiaro come sia indispensabile avere una legge urbanistica e una filosofia precisa sull’uso del territorio. L’Unione europea ha posto un paletto, il consumo zero di territorio entro il 2050. Ma la Sardegna mostra, in particolare nelle sue aree più pregiate dal punto di vista immobiliare, una tendenza opposta. Nonostante il Ppr e nonostante una nuova legge urbanistica presentata dall’assessore Cristiano Erriu che punti in particolare sul recupero dell’esistente e la riqualificazione. E che poggi su rigide norme per frenare il consumo del territorio.

Il cemento avanza ed espande i centri urbani. Regione e Comuni cercano di incentivare il recupero dei centri storici, la valorizzazione del già costruito, proprio per arginare l’espandersi degli insediamenti. Nuove case significano nuove strade, nuove condotte idriche e di scarico. Nuove infrastrutture. Costi che le amministrazioni non possono più sostenere. Le rigide norme urbanistiche sembrano avere reso sempre più complicato costruire. Il tracollo del settore edilizio sembrava lo specchio di questa nuova teoria di costruzione delle città. Ma a leggere i dati dell’Ispra. l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sul consumo del suolo nell’ultimo anno il cemento sembra avere di sicuro molto più successo della carta.

Un po’ di numeri. In Sardegna nel 2016 sono stati consumati 239 ettari di territorio. Un’area grande come 334 campi da calcio. Una crescita dello 0,26 per cento rispetto all’anno precedente. Un tasso che mette la Sardegna al quarto posto tra le regioni italiane. Peggio hanno fatto solo Sicilia, Campania e Liguria.

Fino a oggi sono stati consumati 904 chilometri quadrati di territorio. In altre parole ogni sardo ha bruciato 545 metri quadrati. Più o meno il 4 per cento dell’intera isola. Meno della media nazionale che è del 7,64 per cento. Ma il dato più allarmante è che la crescita annua, 0,25 per cento, è più alta di quella nazionale, che si ferma allo 0,22.

Le province. Lo studio dell’Ispra mette in evidenza anche quanto territorio si è consumato in ogni provincia fino a oggi. Un calcolo che aiuta anche a capire come si sono sviluppate le aree urbane in passato e quali zone ora crescano sulla spinta delle dinamiche demografiche.

In testa alla graduatoria c’è Cagliari con 194 chilometri quadrati, poi Sassari con 173, Oristano con 132, la Gallura con 128, a seguire Nuoro 117, il Sulcis 61, il Medio Campidano 51, e l’Ogliastra con 49. Ma se si parametra il dato con gli abitanti la classifica cambia. In Ogliastra ogni abitante ha consumato 847 metri quadrati, a Oristano 817, poi la Gallura con 797, Nuoro con 743, Sassari con 518, Medio Campidano 515, il Sulcis 478 e Cagliari con 346 metri quadrati per abitante.

Un dato che aiuta a capire dove va la dinamica del mattone è la percentuale di incremento per abitante in un solo anno. La Gallura ha la crescita monstre di 7,8 metri quadri per abitante in un solo anno. Seguono Nuoro con 5,1, Sassari con 3,9, Ogliastra con 4,1, Cagliar con 1,6, Oristano 1,1, Sulcis 0,5, e Medio campidano con 0,3. La crescita del consumo del territorio segue anche le dinamiche demografiche. In Gallura cresce la popolazione e nel nord est ci sono anche le zone più pregiate dal punto di vista immobiliare. E anche nel confronto con i dati nazionali la Gallura spicca. È al terzo posto in Italia per percentuale di crescita del consumo di territorio. Superata solo da Viterbo e Pesaro-Urbino. Anche Sassari va male, è ottava a livello nazionale.

I comuni. L’Ispra nel suo studio ha anche una classifica che riguarda i comuni. I centri che hanno consumato più suolo sono Sassari con 42 chilometri quadrati, Olbia con 30, e Cagliari con 21.

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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