Bimbo cadde e finì in coma a Sassari: due indagati

Un fil di ferro “volante” si rivelò fatale: il geometra comunale e il titolare delle manutenzioni accusati di lesioni colpose

SASSARI. Mancavano due giorni a Natale ed era un pomeriggio spensierato. Un bambino di dieci anni giocava a rincorrersi con gli amici nel cortile di via Donizetti 31. C’era un cantiere aperto, una facciata da rifare e un fil di ferro volante. Il piccolo non lo vide e ci finì sopra. Una sferzata violenta sul collo, e poi l’effetto catapulta all’indietro. Il bambino sbattè la testa sul pavimento e da quel 23 dicembre la sua vita è cambiata.

Sono trascorsi sette mesi dall’incidente e il pm Paolo Piras ha scritto i primi nomi sul registro degli indagati. A rispondere del reato di lesioni colpose gravissime per ora sono il titolare della ditta aggiudicatrice dell’appalto manutenzioni delle palazzine popolari, e il geometra del comune (settore della Casa alloggi Erp) che aveva la responsabilità del procedimento.

Si tratta solo della prima fase dell’inchiesta, che con tutta probabilità avrà a breve ulteriori sviluppi e altri indagati.

La vicenda infatti presenta diversi aspetti da chiarire. Il primoriguarda le misure di sicurezza all’interno del cantiere. Quando i vigili urbani intervengono in via Donizetti, dopo aver ricevuto la segnalazione del ferimento di un bimbo, trovano un fil di ferro teso tra il pluviale della palazzina e una trafila di ferro. Serviva a sostenere e tendere una rete di delimitazione di un’area di cantiere interessata dalla caduta di calcinacci.

Gli agenti svolgono gli accertamenti, sentono i testimoni, inviano la relazione al magistrato e infine sequestrano il cantiere. Perché quel fil di ferro non segnalato e pericoloso si era trasformato in una trappola.

Dopo averlo urtato con il collo, il bambino è caduto all’indietro sbattendo la testa per terra. Il nonno lo ha accompagnato subito al pronto soccorso, il verbale di accettazione segna le 14,18 e ha descritto l’accaduto al medico: «Il bambino dopo la botta in testa aveva perso i sensi, era cosciente ma non ricordava nulla, vomitava, manifestava forte sonnolenza, mal di testa e anche nausea».

Il medico lo ha visitato e lo ha sottoposto a ecografia per trauma al collo. Alle 15,51 il piccolo è stato dimesso con la diagnosi “trauma del collo, non cranico”: prognosi di 8 giorni, con terapia a domicilio e applicazioni di ghiaccio e tachipirina.

Ma la terapia non ha avuto gli effetti sperati, e il bambino ha continuato ad accusare forti mal di testa, nausea e vomito. Finché tre giorni dopo le dimissioni, verso l’ora di cena, ha cominciato a urlare all’improvviso per poi svenire.

I genitori si sono subito resi conto che la situazione era critica. Il figlio non reagiva. Allora hanno allertato il 118 e il piccolo è stato trasportato in ospedale con codice rosso: era entrato in coma e le sue condizioni erano gravissime.

La tac al cranio ha evidenziato un enorme ematoma, che viene asportato d’urgenza dopo un complesso intervento chirurgico.

Prima di riaprire gli occhi occorre una settimana di coma farmalogica. È cosciente, riconosce i parenti, ma non riesce a parlare e a muoversi. Il quadro clinico che si delinea è delicato, ed è necessario il trasferimento in centri specializzati. Inizia
la spola con il Bambin Gesù di Roma. «I medici ci hanno prospettato un percorso riabilitativo molto lungo – dicono i genitori – ed è impossibile valutare adesso l’eventuale recupero – Si parla di quattro anni di terapia. Sarà una difficile battaglia».

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