Il mare colonizzato dagli alieni: c'è poco tempo per fermarli

Nel Mediterraneo 837 nuove specie animali e vegetali: molte sono nocive per l’uomo. Ddici miliardi di danni

SASSARI. In attesa che ci sia – se mai ci sarà – un contatto con esseri alieni, cioè non appartenenti al nostro Pianeta, è in corso una migrazione non prevista e disordinata di specie animali e vegetali originarie di altri luoghi della Terra. Cioè stranieri. Quindi alieni, da alienus, in latino. Per le convenzioni internazionali le specie aliene sono quelle trasportate dall'uomo, in maniera volontaria o accidentale, al di fuori della propria area di origine. Nella categoria, oltre alle specie, vanno compresi semi, i propaguli vegetali – come le talee –, le uova, ma anche le razze e le varietà in grado di sopravvivere e riprodursi. Nulla di nuovo, si potrà pensare. L’uomo da sempre trasferisce piante e animali per le proprie esigenze o ne è inconsapevole vettore. Tra i primi, ci sono spezie, pollame, grani, patate, mais, pomodori, caffè, cacao. Solo per citarne alcuni. Tra i secondi, i ratti e i topi domestici, tanto per intenderci. Un elenco che si è andato arricchendo nel tempo e in più campi: dagli alberi da frutta a quelli ornamentali o per la forestazione, dagli animali da allevamento a quelli per la caccia. Quello che sta accadendo adesso è però un fenomeno sempre più esteso, impattante e fuori controllo. I motivi sono vari. Ci si sposta di più e con mezzi di trasporto diversificati. Le condizioni ambientali stanno cambiando, a cominciare da un clima più caldo. C’è un commercio spesso illegale di piante e animali che spesso vengono liberati in natura o fuggono dai luoghi di cattività.

Tutti ponti o conseguenze che favoriscono la diffusione di individui di ogni parte del mondo. Sono migliaia e migliaia le specie interessate. E il loro numero è in costante aumento. Negli ultimi 30 anni, del 76% in Europa e addirittura del 96% in Italia. Tra queste ci sono le cosiddette specie aliene invasive. Cioè quelle che causano impatti negativi alla biodiversità e agli ambienti che le accolgono. Molte di queste sono nocive anche per l’uomo, sia dal punto di vista della salute che di quello socio-economico.

Un danno stimato in oltre 12 miliardi di euro annui nella sola Unione Europea. In realtà le specie invasive rappresentano tra il 5 e il 20% di tutte le specie aliene. E delle 12mila registrate in Europa, solo il 10-15% ha queste caratteristiche. È di questi giorni un nuovo rapporto sul Mediterraneo. Causa anche l’aumento delle temperature e della salinità delle proprie acque, è considerato il bacino più colpito dalle invasioni biologiche nel mondo. Secondo gli ultimi rapporti scientifici, il numero di specie aliene censite ad oggi raggiunge quota 837. Di gran lunga superiore a quello di tutti i mari europei. E, in prospettiva, in ulteriore crescita.

Per quanto riguarda le nostre coste, lo scorso anno la Società italiana di biologia marina ha calcolato che sono approdate almeno 186 specie esotiche, di cui 55 vegetali e 131 animali, senza considerare gli orgasmi unicellulari. L’Ispra stima inoltre che ad oggi, almeno 42 nuove specie ittiche sono state osservate nei mari italiani. Tra le nuove comparse c’è il granchio tropicale, originario delle coste atlantiche americane. C’è il pesce scorpione, originario del Mar Rosso e altamente invasivo, dotato di spine dorsali, anali e pelviche velenose, che possono causare punture molto dolorose. C’è il pesce palla maculato, un pesce di origine tropicale altamente tossico al consumo, riconoscibile dagli altri pesci palla per la presenza di puntini scuri sul dorso e per una banda argentea. Altre specie ittiche invasive sono il pesce flauto e il pesce coniglio, quest’ultimo dotato di spine velenose. Oltre ai pesci, alcune alghe invasive come la nota caulerpa – l’alga assassina –, stanno provocando impatti diretti sugli habitat naturali colonizzando a tappeto i nostri fondali, mettendo così a rischio la salute degli ecosistemi costieri. Ma ci sono anche altri organismi marini, meno conosciuti, che introdotti attraverso le acque di zavorra, stanno incidendo gravemente sulle attività di pesca con seri impatti per la produzione. Insomma in un modo e nell'altro, stiamo cambiando il mondo. E viste le conseguenze – cambiamenti climatici, perdita biodiversità, inquinamento, malattie, povertà – sarebbe tempo di invertire rotta. Prima che sia troppo tardi e non si possa più intervenire.

Le ultime settimane,

sicuramente straordinarie, sono state istruttive su quanto sia rischioso modificare gli equilibri naturali. Caldo torrido, scarsità d’acqua, improvvisi nubifragi. Tutto insieme. Tanto che a pensarci bene, visti i risultati, i veri alieni, sembriamo essere proprio noi.
 

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