Sassari, intervista con Nicola Sanna: «Dopo tre anni resto io l’uomo del cambiamento»

Il sindaco, il rimpasto in giunta e la “crisi di crescita” della nuova classe dirigente. «Ora opere per 500 milioni. I fischi alla Faradda? Ci saranno, c’è chi li alimenta»

SASSARI. È stata la travagliata, a tratti dolorosa, “crisi di crescita” di un nuovo giovane gruppo dirigente cittadino. Dopo il secondo rimpasto in giunta, il sindaco Nicola Sanna riassume così tre anni di tira e molla, di geli nella maggioranza, di fughe di assessori e di infiniti chiarimenti politici culminati nella recente approvazione di un nuovo documento programmatico da parte del centrosinistra. Ora, annuncia il primo cittadino, si riparte. «Sono stati mesi di grandi tensioni – ammette –, perché renderti conto di non riuscire a risolvere le difficoltà interne della tua squadra ti crea qualche dubbio circa la tua capacità di tenerla insieme».

Cosa la spinge a continuare?

«Sono state più forti le ragioni per proseguire: da una parte la fiducia che hai ricevuto da chi ti ha eletto, dall’altra il progetto programmatico che è stato condiviso. Un programma politico e la necessità di un cambiamento che, però, si realizzano facendo convergere tante volontà, certi cambiamenti non si realizzano in un battibaleno. Bisogna fare i conti con una realtà complessa e occorre lavorare molto sulla condivisione. Inoltre, per quanto si ambisca a metterli in pratica, i cambiamenti e le riforme hanno sempre un aspetto che incute timore quando arriva il momento».

Nel maggio del 2014, i sassaresi la votarono perché la consideravano l’“uomo del cambiamento” che aveva sfidato la nomenklatura del suo partito. Si sente ancora quel protagonista della politica?

«So di esserlo ancora. Lo vedo anche dalle reazioni del centro destra che si presenta alla città riproponendo una figura che forse era attuale quindici anni fa, mentre non lo è più ora».

Si riferisce all’ex sindaco Nanni Campus, che ha di recente presentato il suo nuovo movimento politico?

«Sì. Considero questa proposta politica il segnale della povertà della classe dirigente nel fronte opposto. Nel nostro campo è invece emersa una nuova classe dirigente che, con tutte le contraddizioni che questo comporta, rappresenta una novità. Giovani che hanno superato la crisi di crescita di una generazione che deve assumersi responsabilità di governo rispetto a un gruppo dirigente che ha fatto la sua esperienza, anche buona. Alla fine, con il contributo di tutti, siamo riusciti a ritrovare un equilibrio. E devo dire che anche le vecchie classi dirigenti hanno maturato l’orientamento di agevolare questo ricambio. È nelle cose che sia così.

Parla delle varie anime del Pd?

«Anche. Dopo la prima fase delle primarie, competitiva e molto forte, con un esito che ha sorpreso, nonostante le difficoltà interne tutti hanno lavorato per mantenere unita questa realtà politica assolutamente nuova. Del resto anche il Pd è un partito nuovo, io ne sono un fondatore. Abbiamo fatto passi avanti con il gruppo dirigente che è molto dinamico e competitivo».

Dinamico, competitivo e un po’ impreparato...

Magari all’inizio, ma l’esperienza non si trasferisce. L’esperienza si fa sul campo.

Non è stata questa la chiave di lettura della crisi di tanti sassaresi che hanno assistito ai litigi interni, soprattutto del Pd, giudicandoli espressione di un passato che ritenevano di avere archiviato.

«Capisco, ma la ritengo una lettura semplicistica del problema. Pensiamo ad altre realtà, a Pizzarotti a Parma per esempio. Chi poteva essere più nuovo del M5S? Eppure anche lui ha litigato con il movimento e lo hanno anche espulso. A Sassari c’è stato un cambio che non era previsto e le forze che hanno contribuito a realizzarlo hanno poi cooperato per realizzare il programma politico

Qualcuno invece pensa che lei si sia piegato alle logiche di partito che voleva imporre i suoi pesi e contrappesi...

Non è così. Il partito si è messo a ragionare in termini politici sulla prospettiva di governo e ha deciso di andare avanti. Questo perché la congiuntura della esperienza amministrativa sassarese, regionale e nazionale ha creato una situazione favorevole. Adesso ci sono cantieri per 500 milioni che sono stati programmati nel corso di questi tre anni e che sono il frutto di questa situazione. Il centrosinistra ha deciso di continuare l’esperienza politica per portare a casa i risultati e per rispondere a tante emergenze. Perché la gente ti chiede di risolvere i problemi concreti, non solo di avere la visione dei problemi».

Lei ritiene di essersi riconciliato con quella parte della città che l’anno scorso l’ha sonoramente fischiata la sera dei Candelieri? Da più parti, anche dai suoi critici più severi, arrivano segnali di non fischiare il 14 agosto. Lei cosa si aspetta?

«Una cosa è il chiarimento con la città, un’altra è la speculazione politica. In certi attacchi nei social si manifesta una aggressività nei confronti delle persone e delle istituzioni che non è compatibile con il dialogo democratico. Sono persone che oggi fanno certe affermazioni perché hanno la coda di paglia, in quanto hanno alimentato il clima di odio e di aggressività che purtroppo si manifesterà il 14».

Lei lo sa già?

«Ci saranno settori di persone e formazioni politiche che si riferiscono alla cultura della violenza politica e che hanno avuto sponda in formazioni democratiche, ma di centrodestra»

E invece il chiarimento con i concittadini che la criticano anche per questa crisi infinita?

«Io vado molto tra la gente, diciamo che sono un sindaco facilmente raggiungibile, e vedo che sulla gente si trasferisce molto facilmente la riconciliazione interna tra il partito e il sindaco. Anche se devo dire che il mio partito non ha mai fatto atti ostili nei miei confronti...

Si è mai sentito solo?

«Diciamo che più che altro a volte, soprattutto all’inizio, mi sono sentito ignorato. Però questa è una sensazione ricorrente anche degli altri sindaci e forse è anche un effetto della nuova politica. Le discussioni e i chiarimenti interni hanno consentito a tutti di risolvere i problemi».

Convinto di avere guarito ogni malpancismo interno,
pensa di ricandidarsi?


«Come ho detto nelle sedi di partito, alla fine faremo tutti insieme la valutazione. Non nascondo che se me lo chiederanno, sono pronto a fare un altro giro. Ma l’obiettivo adesso è un altro: realizzare il programma».

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