Bisarcio, gli scavi possono diventare attrazione turistica

Firmata una convenzione fra Comune e Università I ricercatori illustreranno ai visitatori i risultati ottenuti

OZIERI. Non solo la prosecuzione degli scavi, ma anche la creazione di un progetto per l’ampliamento dell’offerta culturale del sito di Bisarcio nella convenzione firmata nel giorni scorsi dal sindaco Marco Murgia e dal direttore della campagna di scavi Marco Milanese. La convenzione, siglata dopo essere stata discussa con l’assessore alla Cultura Ilenia Satta e la dirigente del settore Cultura Anna Maria Manca, prevede la creazione di un progetto di breve periodo per una sinergia tra Comune e dipartimento di Storia dell’Università di Sassari (diretto dallo stesso Milanese) per variare e aumentare la fruibilità turistica della basilica e del sito medievale, oggetto da sei anni di una campagna estiva di scavo che riprenderà lunedì 21 agosto.

Nel corso degli scavi, che dureranno un mese e coinvolgeranno studenti e ricercatori di vari atenei e varie discipline, come negli anni scorsi gli esperti di archeologia saranno disponibili durante le visite guidate per fornire ai turisti informazioni in tempo reale sulle risultanze della ricerca in corso, ma la convenzione firmata nei giorni scorsi prevede che la collaborazione tra mondo accademico e amministrazione prosegua anche al di là del periodo di svolgimento della summer school. Ciò anche perché da quest’anno, grazie a un finanziamento derivante da un bando Prin conquistato dal Dipartimento di Storia, si avrà la possibilità di ampliare nel versante della divulgazione della ricerca utilizzando gli strumenti del web per diffondere tra il pubblico, non solo quello degli esperti, i risultati degli studi. Si avranno quindi a disposizione i mezzi per far conoscere a un pubblico più ampio le particolarità del sito di Bisarcio, e da qui l’idea di accrescere l’offerta ai visitatori creando percorsi che, avendo la basilica e il villaggio come perno, si estenderanno ai siti vicini, di Ozieri ma anche del territorio. «Lo spirito è quello della cosiddetta “archeologia pubblica” – spiega Marco Milanese – ovvero un’archeologia che oltre alla ricerca si apre al coinvolgimento del pubblico». Il tutto avendo alla base uno scavo, quello di Bisarcio, che nel corso degli anni ha consentito di effettuare, grazie al rinvenimento di reperti, numerose scoperte che hanno aperto gli occhi su come si svolgesse la vita all’interno della basilica e del villaggio medievale.

Scoperte che hanno consentito di approfondire gli aspetti sociali ma anche le abitudini alimentari e igieniche, le patologie e le caratteristiche degli abitanti del sito.

Un piccolo mondo che esisteva da tempi precedenti alla costruzione della basilica, per studiare il quale già dalle annualità precedenti della summer school vengono impegnati a Bisarcio ricercatori di varie materie,
per una multidisciplinarità che comprende discipline come l’archeologia, la geologia e la chimica. Una direttrice che sarà ulteriormente seguita quest’anno anche grazie ai fondi di un bando della Fondazione Sardegna per potenziare le risorse tecnologiche a disposizione della ricerca.

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