Pronto soccorso di Olbia, l’attesa dura ore: 160 interventi ogni giorno

La città gallurese ha problemi tutto l’anno ma in estate la situazione peggiora. I medici del reparto sono 15 ma in turno ce ne sono solo due per volta 

OLBIA. Un tecnico arrampicato su una scala armeggia con il condizionatore inchiodato per l’ennesima volta dalle 8 del mattino. Intorno a lui un via vai di pazienti per tutto il giorno. Arrivano nella sala del Pronto soccorso quasi tutti in ciabattine e tenuta da mare. Dopo essersi registrati si preparano a lunghe ore di attesa. Sono quasi tutti codici bianchi. Che nel linguaggio della sanità d’urgenza significa che non sono casi gravi. Hanno falangi dei piedi rotte, piccole fratture ai polsi, escoriazioni, colpi di calore. Una ragazza milanese si è spezzata il dito del piede mentre era al mare a Porto Cervo. Dalla Guardia medica l’hanno mandata al Pronto soccorso per fare la radiografia. La sua attesa durerà parecchie ore. Lo smartphone sarà il suo fedele amico per combattere la noia.

Nei momenti di massimo ingorgo nell’autostrada dell’emergenza ci sono 25-30 persone. Alcuni sono solo accompagnatori. Si accalcano con fare minaccioso davanti all’ingresso dell’accettazione. Dalla porta ogni tanto fa capolino l’infermiera. Chi è in attesa solleva lo sguardo e affina l’udito sperando di sentire chiamare il suo nome. Chi ancora non si è registrato prova a guadagnare terreno con tecnica di avanzamento da falange macedone. Tutti chiedono di essere visitati subito, si lamentano che stanno male, che non possono aspettare così tanto tempo. Ma al pronto soccorso colore batte parola. La priorità assoluta è solo dei codici rossi come recita la gigantografia di un bollino rosso appesa su una parete. Anche arrivare in ambulanza non dà garanzie di visita immediata, a meno che non si tratti di reali situazioni gravi. Un uomo con un forte dolore al petto e una crisi respiratoria viene fatto entrare senza passare nemmeno dall’accettazione. Un altro arriva in stampelle verso le 15,50. È caduto, ha una gamba gonfia come una zampogna. Lui voleva andare direttamente da un ortopedico, la moglie ha insistito per portarlo al Pronto soccorso. Il suo caso finisce in coda. Prima che i suoi dati vengano registrati dovrà aspettare un’ora. Un altro paio prima di essere visitato dal medico. Un uomo è parcheggiato dalle 8 del mattino in astenteria. Aspetterà su un lettino tutto il giorno che si liberi un posto in Medicina per essere ricoverato.

Nulla di eccezionale per il Pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II in cui ogni giorno si registrano mediamente 160 ingressi. Un super lavoro per il personale messo sotto pressione da un flusso di pazienti senza sosta e senza pazienza. Un uomo sulla sessantina attende da sei ore di essere visitato. Cerca di forzare l’ingresso ogni volta che la porta si apre. Alla fine sbotta e chiama i carabinieri. Ma la minaccia dell’arrivo dei militari nulla può contro il codice d’ordine del Pronto soccorso. Che ci sia una situazione di perenne emergenza d’ estate è noto anche alla Assl. Sulla carta sono operativi 15 medici. Di questi 2 usufruiscono della legge 104, che consente di assentarsi per seguire un parente malato. Un altro rientrerà in servizio a settembre, altri 3t, come previsto dalla legge sono esentati dal turno notturno. I conti sono presto fatti. Dai 15 sulla carta si passa a 9 dottori. Per ogni turno sono al lavoro 2 medici e 4 infermieri. Sulla base di questa situazione l’Assl si era attivata per procedere alla sostituzione del personale assente. Nel dicembre 2016 aveva avviate l’iter utilizzando graduatorie di altre Assl, andate però deserte. Nelle scorse settimane utilizzando sempre le graduatoria di altre Assl, ha inviato 36 telegrammi di disponibilità a coprire il ruolo di medico al pronto

soccorso. Tutti hanno rifiutato. Gli infermieri sono 22, uno in più rispetto al 2016. All’inizio dell’estate ne sono arrivati tre come rinforzo. Ovviamente numeri insufficienti per un Pronto soccorso con un traffico da autostrada in esodo estivo.

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