Battaglia legale per i corsi di musica negati

Il Coordinamento regionale dei docenti e la Flc Cgil pronti a rivolgersi a magistratura penale e civile

SASSARI. Non ci stanno i docenti di musica di tutta la Sardegna al taglio degli indirizzi musicali nelle scuole operato dall’Ufficio Scolastico Regionale. «Stiamo facendo valutare – incalza Antonio Deiara, il referente del Coordinamento regionale docenti di strumento musicaleper il Centro - nord dell’Isola – i risvolti penali e civili del comportamento dei responsabili della scuola sarda: non trasmettere le richieste di nuovi indirizzi musicali dagli Uffici Provinciali all’Ufficio Scolastico Regionale, tanto da determinare il taglio di 100 cattedre a fronte delle 60 istanze presentate da 15 scuole medie, potrebbe essere definito reato di omissione d’atti d’ufficio? Le almeno trecento famiglie di studenti privati per il 2017 - 2018 del diritto all’istruzione strumentale, sancito dalla Costituzione, avrebbero diritto anche ad un risarcimento economico per il danno subito, assieme alle migliaia di famiglie danneggiate nel quinquennio non ancora prescritto?».

Dopo l’annunciato ricorso al Tar, gli insegnanti sostenuti nella vertenza anche dalla Flc Cgil di Sassari e dal suo segretario Luigi Canalis, continuano la battaglia. Sono già in atto, denunciano, tentativi di chiudere classi musicali. Secondo il coordinamento «il direttore generale, Francesco Feliziani, in questi anni ha tenuto un comportamento ondivago, da “zero tituli” a 20 nuovi indirizzi in un solo anno, da un altro “zero assoluto” alle decine di posti di potenziamento nel novembre 2015». «Per quale motivo – si chiede il responsabile regionale del Coordinamento, Ignazio Perra - Feliziani e i suoi sottoposti non autorizzano l’apertura di nuovi indirizzi musicali? Non vorremmo che si verificasse un effetto domino: sfiancare alunni, famiglie, dirigenti e docenti affinchè non richiedano nuovi corsi musicali, sopprimere classi prime di indirizzi esistenti senza rispettare le norme sull’organico dell’autonomia, per sgretolare la filiera dell’educazione musicale faticosamente costruita in anni di duro impegno». Nel frattempo, le famiglie degli alunni che vorrebbero studiare musica si sentono dire no.

Perciò Coordinamento e Flc
Cgil non demordono: «Vincere questa battaglia significa ottenere il diritto allo studio di uno strumento, non perdere talenti e mille cattedre e altrettanti posti di lavoro. Una soluzione pacifica è possibile. Basterebbe un decreto direttoriale di apertura dei nuovi indirizzi musicali...»

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