Un magistrato sassarese a Palermo nel posto che fu di Falcone

Sergio Demontis procuratore aggiunto nominato dal Consiglio superiore della magistratura

SASSARI. Indagini sui segreti del clan di Corleone guidato dagli eredi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e inchieste per far luce sul ruolo di alcuni insospettabili manager che curavano gli affari di Cosa Nostra.

Cinquanta anni compiuti e un curriculum professionale eccellente quello di Sergio Demontis, sassarese, uno dei nuovi procuratori aggiunti di Palermo nominati dal Consiglio superiore della magistratura. Un ruolo di grande prestigio arrivato dopo anni trascorsi nel capoluogo siciliano dove si è occupato di importantissime inchieste antimafia. Ora, invece, come procuratore aggiunto coordinerà il pool che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione.

Quella di Demontis è una famiglia molto conosciuta a Sassari. Salvatore, suo fratello, ingegnere, è stato assessore comunale nella prima e nella seconda giunta Ganau e in quei due mandati fu il consigliere comunale più votato in assoluto. Dal 2014 è consigliere regionale del Pd.

Sergio Demontis, dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università di Sassari è partito per Roma dove ha studiato per il concorso in magistratura che ha superato brillantemente. Da allora ha vissuto tra Bologna e Reggio Emilia fino ad approdare in Sicilia.

È uno dei più giovani magistrati a occupare il posto di procuratore aggiunto che fu di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un incarico di grandissimo prestigio che gli è stato affidato su decisione unanime del Csm.

Il cinquantenne sassarese è entrato in magistratura nel 1997, il suo primo incarico è stato alla Procura di Reggio Emilia, poi è stato applicato alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e infine l’arrivo a Palermo. Nel capoluogo siciliano Demontis è approdato alla Procura generale presso la corte d’appello dove è stato applicato per due anni. Qui ha svolto le funzioni di pm in numerosissimi procedimenti per mafia che hanno visto come imputati non solo i maggiori esponenti di Cosa nostra (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Salvatore Biondino e altri ancora) ma anche alcuni noti imprenditori palermitani accusati di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso. E si è occupato anche del processo “Alba” che rappresenta il più rilevante
procedimento a carico della mafia agrigentina che in corte d’assise d’appello si è concluso con 20 condanne all’ergastolo. Sentenza diventata irrevocabile.

Ora la nuova nomina di procuratore aggiunto alla guida del pool che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione.

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