Cemento selvaggio, 46mila abusi edilizi nell'isola ma le ruspe ora sono ferme

Ogni anno dai Comuni mille ordinanze di demolizione. La Sardegna è la sesta regione per numero di casi registrati: sono 2.799 ogni 100mila abitanti. La prima in assoluto è la Calabria a quota 4.587

SASSARI. Il cemento abusivo è arrivato anche in paradiso. Per capire lo stato di salute delle costruzioni legali nell’isola basta aprire il giornale. E leggere che la casa del custode di Budelli è per metà fuorilegge. Costruita senza nessun rispetto delle regole edilizie. Cemento selvaggio dentro un parco a pochi metri da una spiaggia santuario in cui l’uomo non può neanche mettere piede. È uno dei tanti paradossi edilizi che vive la Sardegna. Si litiga sulla nuova legge urbanistica tra chi sta al di qua o al di là della barricata dei 300 metri, ma ci si dimentica degli abusi che già esistono.

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I dati. In Sardegna ci sono 46.877 case abusive. L’isola è la sesta regione in Italia per numero di casi. Sono 2.799 ogni 100mila abitanti. La prima è la Calabria con 4.587. I dati sono dell’Agenzia del Territorio, gli unici che esistono. La Regione ha creato una task force di vigilanza e monitoraggio, ma i numeri non sono ancora stati resi noti. L’indice di abusivismo nell’isola sfiora il 30 per cento, e Comuni e Regione negli ultimi 20 anni hanno acceso le ruspe e dato il via alle demolizioni solo in pochissimi casi.

Una sorta di controsenso. Il pugno di ferro contro gli abusivi è tutto di carta. Teoria burocratica. In Sardegna ogni anno vengono emesse almeno un migliaio di ordinanze di demolizione. Ma non ne viene eseguita nessuna. Per vedere le ruspe all’opera si deve attendere la magistratura. «Le Procure della Repubblica di Cagliari, di Lanusei e di Tempio, nel corso degli ultimi 15 anni, hanno portato a compimento interventi di demolizione e ripristino ambientale in esecuzione di più di 250 sentenze penali passate in giudicato – spiega Stefano Deliperi, del Gruppo di intervento giuridico –. Ma sono una goccia in un mare infinito. Solo in Gallura i casi individuati dalla procura sono più di 500, tutti tra La Maddalena, Santa Teresa, Loiri Porto San Paolo, Arzachena, Olbia. L’ex procuratore di Tempio, Domenico Fiordalisi, nel marzo 2014 ha avviato una serie di operazioni di demolizione di abusi edilizi in Gallura. Anche in questo caso sono esecuzioni di ordini che arrivano dopo sentenze penali passate in giudicato: i primi 45 casi sono già stati individuati».

I rischi. La Sardegna è a rischio sismico zero, ma ad altissimo rischio idrogeologico. 306 Comuni su 377 lo sono. Ma in molti sembrano averlo dimenticato. Cancellato l’alibi degli abusi di necessità, sdoganati dall’euforico cemento su tutto del Piano casa, servirebbe ora una politica di rigore. Difficile pensare che i politici prendano la più impopolare delle decisioni e scelgano di abbattere gli abusi. Ma l’isola è un concentrato di una crescita disordinata e selvaggia. A Olbia ci sono 17 piani di risanamento. In altre parole 17 zone, molti quartieri da migliaia di residenti, cresciuti negli anni del boom edilizio in modo del tutto abusivo. La scelta è stata di risanarli tutti. L’effetto è quello di un catino di cemento armato. Case e strade costruite dentro i fiumi e sugli argini, su terreni franosi. Il risultato amaro sono stati i 18 morti dell’alluvione del 2013. A Capoterra l’abusivismo ha portato altri quartieri nati sui fiumi. Altro cemento, altra alluvione, altre vittime. A Quartu nel 1995 i casi di abusi edilizi erano 10.400. Terza città in Italia per numero complessivo. Nel tempo le cose non sembrano essere migliorate. Sempre a Quartu tra il 2006 e il 2007 si sono registrati 159 nuovi casi, record isolano. Nel 2008 sono saliti a 350. Tra i casi più eclatanti di abusivismo edilizio in aree di interesse ambientale si devono ricordare i 190 edifici abusivi dentro il parco naturale regionale di Molentargius. Qualcuno pensa che sia il passato. A Pula nel 2017 il Corpo forestale ha sequestrato una serra agricola in un terreno vicino al mare. Il motivo è semplice, all’interno non si coltivava nulla, ma erano cresciute otto ville, ognuna di 120 metri quadri, senza nessuna autorizzazione.
 

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