Delitto di Ittireddu, Unali resta a Bancali

Alessio Ara era stato ucciso davanti a casa della madre. La difesa: ricostruzione piena di incongruenze

SASSARI. Il tribunale del Riesame ha detto “no”. No all’annullamento del provvedimento del gip con il quale lo scorso 7 agosto Vincenzo Unali, 59enne di Mores, è finito in carcere a Bancali con l’accusa di omicidio volontario. Per la Procura sarebbe stato lui –lo scorso 16 dicembre – ad ammazzare Alessio Ara, il 36enne operaio di Ittireddu raggiunto da due colpi di pistola mentre entrava, alle 19, a casa della madre.

L’omicidio. Secondo gli inquirenti il killer si era presentato un’ora prima sul luogo del delitto, si era nascosto e aveva aspettato che la vittima rientrasse a casa. Quindi gli aveva sparato ed era scappato a piedi. Alessio Ara aveva appena oltrepassato il cancello quando qualcuno aveva richiamato la sua attenzione, lui si era voltato: un proiettile (quello mortale) lo aveva raggiunto al petto, l’altro lo aveva colpito di striscio. Il trentacinquenne aveva urlato e quando la povera e anziana mamma aveva aperto il portone si era trovata il proprio figlio disteso a terra.
Il Riesame. Gli avvocati difensori Bachisio Basoli e Stefano Porcu hanno sottolineato davanti al tribunale del Riesame le tante incongruenze che a loro dire ci sarebbero nella ricostruzione fornita dagli inquirenti.

Il Dna. A partire dalle tracce del Dna di Unali che sono state isolate in un indumento perso dall’assassino durante la fuga. «Le tracce di cui gli investigatori parlano – la tesi della difesa – sono state trovate sulle estremità di un laccetto (del tipo usato dai pastori per legare le zampe degli animali) con il quale il killer avrebbe “chiuso” un pantalone da tuta utilizzato per coprire l’arma. Ma, stranamente, il dna è presente in questo laccetto minuscolo comunemente usato tra allevatori e non invece nel pantalone che l’assassino teneva in mano. Il Dna di Unali poteva esserci per una marea di diverse ragioni. Ma, ancora più strano, il killer durante la fuga perde quell’indumento con il quale ha coperto l’arma e non si ferma a raccoglierlo pur sapendo che potrebbero esserci le sue tracce?».

I testimoni. Tre quelli che hanno riferito di aver visto una persona scappare dopo gli spari. «Uno dice che chi ha ucciso era molto alto, uno parla di mezza altezza. Unali è alto 1 metro e 64 centimetri, non credo si possa certo definire un uomo “alto”. Ed è difficile sbagliarsi».

Il movente. I carabinieri avevano parlato di dissapori legati a rapporti di lavoro tra i due. In realtà gli inquirenti avrebbero individuato un altro movente che avrebbe origini differenti. Ma anche su questo le perplessità degli avvocati sono molte: «Unali avrebbe ucciso per una questione d’onore? Non è assolutamente credibile»

Un’auto misteriosa.
E poi ci sarebbe il mistero dell’auto inquadrata dalle telecamere. «Alle 19 viene ripresa una macchina che si ferma a cento metri dal luogo del delitto. Una persona scende e si mette a correre. Perché gli inquirenti non sono andati a fondo su questo?».

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