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Erula dice addio a zia Caterina: la nonnina del paese è morta a 105 anni

Caterina Marras si è spenta a 105 anni appena compiuti

Zia Caterina Marras, la nonnina di Erula, si è spenta serenamente all’età di 105 anni, compiuti lo scorso 8 agosto

ERULA. Esemplare anche nel congedo definitivo dalla vita. Zia Caterina Marras, la nonnina di Erula, si è spenta serenamente all’età di 105 anni, compiuti lo scorso 8 agosto. Lo ha fatto con quella discrezione che ha segnato l’intera sua esistenza. Per quanto possa sembrare strano, la sua morte ha suscitato una certa sorpresa, visto che solo poche settimane fa (era il 12 agosto) partecipò, come era solita fare in occasione delle più importanti ricorrenze religiose, alla messa del Ringraziamento.

Ora il titolo di “nonnina” dell’intera comunità toccherà alla sorella Pasqualina, che di anni, rispetto a zia Caterina, ne ha quattro in meno. Vale a dire che uno dei paesi sardi con il più alto tasso di longevità continuerà ad avere almeno una centenaria. A lei toccheranno tutti gli “oneri” e gli onori di un simile primato. Zia Caterina era diventata infatti una sorta di star. La sua bella età l’aveva posta al centro dei riflettori e ogni suo compleanno, motivo di festa per tutta la comunità erulese, non poteva passare inosservato.

Più volte, negli ultimi anni, gli inviati di giornali ed emittenti straniere l’avevano voluta conoscere e incontrare per intervistarla, alla ricerca forse di quel segreto della longevità che non si può raccontare facilmente con le parole. Del suo “istruttivo” caso si era giustamente occupato il team di Akea, il programma di ricerca sulla longevità dei sardi messo in atto dall’Università di Sassari. Ma zia Caterina era anche la memoria storica del paese, un vero e proprio scrigno di testimonianze e conoscenze relative alla storia di Erula, del suo centro abitato e delle frazioni.

Ma è stata soprattutto un esempio di bontà e determinazione che si rifletteva nel suo aspetto dolce e in un garbo quasi principesco, mai superbo e sempre discreto. Di lei rimarrà a lungo un forte ricordo condito da aneddoti e curiosità. Si dirà che ha fatto il pane con le proprie mani sino al compimento dei cento anni e che ha fatto tanti di quei lavori a maglia che avrebbe potuto vestire di tutto punto un’intera tribù. In questo modo pensava di poter fare la sua parte per aiutare i bambini africani.

Le sciarpe, i maglioni e anche le cuffie che realizzava venivano destinate a loro. Questo è stato per anni il suo personale contributo alla causa di un mondo più giusto. Che abbia avuto successo o no nel suo nobile intento, poco importa. Quel che per lei contava di più era fare qualcosa in più delle semplici, solite e belle parole. Una vita fatta di semplici atti di concretezza: anche di questo zia Caterina è stata un mirabile esempio.