Estate di fuoco in Sardegna, 800 roghi e 11mila ettari in fumo

Tra il 15 luglio e il 15 agosto si sono registrati 26 incendi al giorno. Il disastro di Arbus causato da un contadino che bruciava rifiuti

SASSARI. Per distruggere un bosco basta poco. Il fuoco non fa sconti, ci mette un istante a trasformare un albero in un pugno di cenere. Per appiccare 800 incendi, invece, è stato sufficiente un mese. Perché anche l’uomo non fa sconti quando deve raggiungere un obiettivo, per quanto possa essere sbagliato.

Gli incendi. Il numero impressionante di roghi innescati in Sardegna è il risultato del conteggio effettuato dal Corpo forestale tra il 15 luglio e il 15 agosto. Appena un mese in cui il pallottoliere della vergogna si è fermato a una media di 26 incendi al giorno. Non tutti sono dolosi, la maggior parte non crea danni significativi e un buon numero viene spento poco dopo essere stato innescato. Eppure nell’isola sono andati in fumo 11mila ettari di territorio (da gennaio all’inizio di settembre) per colpa di 2866 incendi. Purtroppo il calcolo rischia di essere aggiornato sino al 31 ottobre, quando si chiuderà la campagna antincendi del 2017 e quando dovrebbero venire meno le condizioni ideali per trasformare un innesco rudimentale in un incubo fiammeggiante che devasta la natura e terrorizza chi si trova davanti al fronte del fuoco. Incendiari a parte, il numero dei roghi viene ingigantito da tutti quelli che credono di essere al di sopra delle ordinanze antincendio e decidono di sfidare anche le regole del buonsenso con comportamenti irresponsabili che spesso finiscono per mettere a rischio vite umane o per cancellare secoli di lavoro di Madre Natura.

I danni. Il rogo che ha devastato la zona tra Arbus e Gonnostramatza il 31 luglio era di origine colposa. Lo aveva innescato un agricoltore che si era messo in testa di bruciare un cumulo di rifiuti durante una delle giornate più calde dell’anno, dentro un podere circondato da piante e foglie secche. Una leggerezza che è costata 3mila ettari di bosco trasformati in cenere durante le 30 ore di vita del rogo. Non solo, alla conta devono essere aggiunte 5 strutture ricettive evacuate, la colonia penale di Is Arenas abbandonata in fretta e furia da secondini e carcerati scappati in una spiaggia delle Costa Verde, dove hanno passato la notte. Non erano riusciti a trovare scampo, invece, tanti animali morti carbonizzati mentre cercavano di scampare aun incendio con un fronte lungo dieci chilometri. Il contadino è stato denunciato ma l’idea che il gigantesco rogo che ha carbonizzato 3mila ettari di Costa Verde si potesse evitare continua a frullare nelle teste di chi ha perso tutto, aziende agricole e allevamenti. Diverso il discorso per il rogo che a metà luglio ha colpito la zona tra San Teodoro e Budoni e che ha costretto le autorità a comandare una maxi evacuazione che ha allontanato da case e campeggi oltre mille persone. Le fiamme erano state appiccate volontariamente, proprio quando il vento iniziava a montare. Una strategia che

amplifica la potenza distruttiva del fuoco e che ormai è nel Dna di chi appicca i roghi. Un controsenso per un’isola graziata da una natura particolarmente benevola in cui però, ogni anno, si piangono lacrime di cenere quando arriva il momento di contare i danni degli incendi.
 

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie