Quello che ci deve preoccupare è la “mal aria” dell’ignoranza

L’ANALISI - Non sarà la guerra ai migranti a salvarci dalle malattie. Indispensabile solo un efficiente sistema di sorveglianza

La malaria, la più antica malattia nella storia dell’umanità, ricomparsa inspiegabilmente sulla scena, come causa di morte di una bimba, ha finito per scoperchiare una specie di vaso di Pandora da cui stanno fuoruscendo umori cattivi, in parte nuovi, tentazioni discriminatorie e venti razzisti su cui sta soffiando il populismo di destra, incitando alla più isterica ed estesa caccia all’untore che si sia mai vista nel nostro Paese, dalla peste manzoniana in poi. Col suo fardello di dolore per una morte inaccettabile, che ci colpisce tutti, la tragica storia della piccola fa quasi solo da sfondo, ormai, ai titoli sensazionalistici di alcuni quotidiani di riferimento su ‘malattie e miseria’ portate da migranti.

La possibilità d’importazione di malattie da parte dei migranti, non è certo un motivo di agitazione nuovo. Durante la devastante epidemia di Ebola, in Africa occidentale, l’equazione immigrazione uguale infezione ha fatto capolino nei soliti ambienti che avevano evocato la remotissima e irrealistica possibilità di sbarchi di clandestini infetti. Ma l’impatto provocato da questo caso mortale di malaria, e le reazioni sproporzionate anche in quella parte di opinione pubblica non contraria a flussi immigratori, controllati e ‘gestibili ’ ha assunto un rilievo eccezionale. Non solo per la spinta alla strumentalizzazione delle problematiche dell’immigrazione, alla mobilitazione, alla manipolazione. Ma anche per un altro aspetto che il dibattito pubblico ha reso evidente: il deficit di conoscenze scientifiche nel nostro Paese e l’impreparazione tecnico-scientifica di una parte della classe dirigente, incapace di affrontare con rigore le dinamiche e le sfide poste da un mondo che cambia e che vede emergere e riemergere vecchie e nuove malattie. Sconosciuta alle nuove generazioni, la malaria, un flagello storico per l’Italia, ha bisogno, per essere trasmessa, di un vettore, una speciale zanzara del genere Anopheles, in cui si riproduce il parassita che viene poi inoculato nell’uomo. L’infezione malarica, quindi, non si trasmette da uomo a uomo, ma solo attraverso la puntura di zanzare vettrici infette o per fortuito inoculo di plasmodi (malaria ‘indotta’) in ambito ospedaliero (con agli, siringhe, ecc.). I due bambini malarici, provenienti dal Burkina Faso, ricoverati nello stesso ospedale della bambina di Trento, non possono averla ‘contagiata’.

Perché, dunque, suscitare confusione e dubbi, affermando - come hanno fatto persino alcuni medici, e addirittura un ministro - che erano in stanze diverse? Per arrivare al sangue della piccola, il plasmodio, (che è un protozoo, non un ‘virus’ o un batterio, come è capitato di leggere persino in un grande quotidiano nazionale), dovrebbe essere stato inoculato o accidentalmente, sangue su sangue, cosa esclusa dai responsabili della struttura, o attraverso la puntura di una zanzara anofele, forse importata su mezzi di trasporto quali navi e aerei (“malaria da bagaglio”’, o “da aeroporto"). Si tratta di una possibilità, considerata per i pochi casi di malaria autoctona, non mortali, verificatisi, nel nostro Paese. Poiché non esiste una trasmissione per contagio diretto interumano, non esiste, quindi, un collegamento tra il fenomeno delle migrazioni e la diffusione della malattia. Ma il segretario della Lega, Salvini, ha affermato che “certe malattie, debellate più di cinquant’anni fa, adesso ce le stanno riportando gli immigrati”. L’immagine di colonie di pericolose zanzare, sbarcate con loro, si affaccia nella promessa interrogazione dell’ex-sottosegretaria forzista, Michela Biancofiore, che chiede al ministro della Salute di sapere cosa s’intende fare “per prevenire probabili ulteriori contagi” e “come sia potuto avvenire il contagio della bambina se non per mezzo di una zanzara evidentemente approdata in Italia attraverso i milioni di sbarchi degli ultimi mesi”.

A ingenerare confusione e dubbi, il presidente onorario della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, a suo tempo indicato dal M5s come presidente della Repubblica. Il suo dissennato collegamento tra vaccinazioni e malaria è stato giustamente definito da responsabili dell’Istituto Superiore di Sanità, un “puro esercizio di fantasia”; mentre risulta incomprensibile la sua denuncia per la mancata prevenzione con un vaccino, che, come è noto, non esiste. Non siamo più minacciati di altri Paesi da virus, batteri e parassiti, nuovi marcatori della globalizzazione, che si diffondono viaggiando su aerei, navi, con animali e uomini, che comprendono milioni di sfollati e viaggiatori “per forza”, in fuga da guerre, carestie, persecuzioni religiose, etniche o politiche. A difenderci non sarà la ‘chiusura’,

la guerra ai migranti, ma un efficiente sistema di sorveglianza e controllo sanitario, adeguato alle nuove sfide. Il pericolo di un ritorno della malaria è inesistente: a fare paura è piuttosto, la “mal aria” dell’ignoranza, della guerra d’identità, del pregiudizio razziale.
 

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