Addio a Ottana polimeri: finisce il sogno industriale

Inviate le lettere di licenziamento. Dal sogno del rilancio al ko dell’ultima fabbrica

OTTANA. Le lettere di licenziamento che in queste ore stanno ricevendo i 58 operai superstiti di Ottana Polimeri, l’unico stabilimento in Italia in cui ancora si produceva la plastica utilizzata per le bottiglie, il pet, sono con tutta probabilità la pietra tombale sull’avventura della chimica nella Sardegna centrale. Fra pochi mesi, nell’aprile 2018, altri 70 operai, i lavoratori della centrale termoelettrica Ottana Energia, termineranno la cassa integrazione e riceveranno a loro volta le lettere di benservito in cui l’amministratore di entrambe le società, l’industriale bergamasco Paolo Clivati, non tralascia di «formulare i migliori auguri per il suo futuro» a ciascun destinatario.

Dal sogno allo spezzatino. Pochi mesi ancora, dunque, e si chiuderà forse definitivamente una pagina della storia recente della Sardegna fatta di promesse non mantenute, di fondi pubblici elargiti il più delle volte senza lungimiranza, di speranze disattese. A partire, queste ultime, dal futuro incerto dei 130 operai “superstiti”. Da dove cominciare per raccontare questa avventura? Dagli anni ’70, quando nacque il “sogno industriale” di Ottana, come antidoto alla Sardegna dei banditi e dei pastori-banditi, o dagli anni ’90, con la fine della chimica di Stato e l’avvio dello “spezzatino”, con il ricorso alle privatizzazioni, di ciò che restava del progetto iniziale? Si può partire invece dai giorni nostri, o quasi, e vedere cos’è accaduto da allora a oggi.

Dieci anni fa, nel 2007, l’anno in cui comincia la grande crisi mondiale di cui ancora sentiamo tutti gli effetti, arriva l’ultimo grande finanziamento statale per Ottana: cento milioni di euro. Sono passati i tempi delle vacche grasse del Contratto d’area (in realtà neppure dieci anni prima) che stanziò la cifra record di mille miliardi di lire, ma è comunque uno stanziamento di tutto rispetto. Il fallimento degli ultimi aiuti di Stato però è ancora sotto gli occhi di tutti, la guardia di finanza comincia a spulciare tra i casi più eclatanti, e quei soldi non si riuscirà neppure a spenderli tutti.

Americani e sauditi. Di sicuro 36 milioni vanno alla fabbrica di cui si parla oggi, che allora si chiamava Equipolymers e aveva tutt’altra proprietà rispetto all’attuale. È una joint venture costituita dalla società americana Dow Chemical, che attorno al 2000 ha acquistato da Enichem la filiera del pet e del pta, e dalla saudita Pic, controllata dalla Kuwait Petroleum Corporation. Da tempo Equipolymers lamenta condizioni di produzione poco concorrenziali, e vorrebbe modernizzare gli impianti. Lo farà appunto nel 2007, quando arrivano i soldi promessi già da qualche anno per l’ennesimo accordo sulla chimica. Il nuovo impianto è modernissimo, un enorme parallelepipedo in metallo costato complessivamente 90 milioni. I problemi arrivano appena due anni dopo, quando Equipolymers non fa mistero di voler abbandonare Ottana: i servizi sono carenti, sostiene, trasporti ed energia troppo costosi. In particolare quest’ultima, come denunciato pubblicamente anche da Tore Ghisu, presidente del consorzio industriale di Ottana: i costi dell’energia sono troppo alti, arrivano a 120-130 euro a megawatt quando il prezzo medio nazionale si aggira intorno ai 90.

Arrivano i thailandesi. Per rilevare Equipolymers si fa avanti proprio chi quei servizi (energia e utilities) li fornisce. È Paolo Clivati, proprietario della centrale termoelettrica Ottana Energia, ottenuta a condizioni molto favorevoli dal padre Gianni attorno al 2005, con la mediazione del governo. Sul tavolo Clivati mette un socio di peso, il colosso thailandese del pet Indorama, che ha stabilimenti in tutto il mondo e si sta affacciando in Europa. Possiamo fare grandi cose, dice il suo numero uno Aloke Lohia, ma chiede contestualmente alla Regione migliori infrastrutture nell’area industriale, insieme con trasporti ed energia meno cari. È il 2010. Quando capirà di aver ricevuto soltanto promesse si disimpegnerà gradualmente dalla Sardegna. Nel frattempo
Ottana Energia ottiene di far parte del regime di essenzialità, cioè di agire da supporto alla rete elettrica nazionale in caso di necessità. Un aiuto di Stato, sostanzialmente, che cesserà nel 2015, e così l’attività della centrale. Ottana Polimeri chiuderà nel marzo 2014.



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