L’università di Sassari tra le top mille al mondo

L’ateneo turritano entra per la prima volta nel World University Ranking Carpinelli: «Siamo insieme all’elite, ma per noi è solo un punto di partenza»

SASSARI. L’università di Sassari entra per la prima volta nella World University Ranking, la classifica dei migliori mille atenei mondiali stilata dalla rivista britannica “Times Higher Education”, insieme a mostri sacri come Oxford e Cambridge ed eccellenze nazionali come Sant’Anna e Normale. E lo fa senza sfigurare affatto, conquistando la metà classifica nella fascia tra il il 501° e il 600° posto.

Certo ben lontano dalle prime, appunto Oxford, Cambridge, California Institute of technology e Stanford e, tra gli atenei del Vecchio Continente la Eth di Zurigo, all’11° posto, la Pompeu Fabra di Barcellona (140°). E anche dai campioni nazionali: la Scuola Superiore Sant’Anna e la Normale di Pisa, rispettivamente al 155° e al 184° posto. Ma in una zona di classifica che la vede affiancata ad atenei come le italiane Venezia Ca’ Foscari, Ferrara, Cattolica del Sacro Cuore, le spagnole Complutense di Madrid, Valencia e Granada e le francesi Sorbona Paris 1, Lorraine e Nantes. Poco più su dell’Università di Sassari, (da 401 a 500) figurano le Università di Pavia, Padova, Trieste, Firenze, Calabria, mentre nella fascia da 601 a 800 si trova l’Università di Cagliari-

La graduatoria del Times Higher Education, rivista specializzata nell’analisi e nella valutazione dei sistemi universitari, è stilata in base a 13 indicatori di performance oltre che su un giudizio di tipo globale. La classifica tiene conto di fattori quali la qualità dell’ambiente di apprendimento, la percezione da parte del pubblico, il rapporto docenti-studenti, le risorse finanziarie disponibili, la ricerca misurata in termini di produttività scientifica e capacità di attrarre finanziamenti su bandi competitivi, nonché l’internazionalizzazione, valutata sulla base delle collaborazioni internazionali e della presenza di studenti e docenti stranieri, in rapporto agli italiani.

Si tratta di una graduatoria in cui non è facile entrare né rimanere, visto l’elevato livello di competizione accentuato dal massiccio ingresso di istituzioni universitarie asiatiche, cinesi in particolare.

Per il rettore Massimo Carpinelli «si tratta di una classifica che favorisce atenei d’élite, capaci di attrarre notevoli risorse esterne oltre ai finanziamenti pubblici. Per un Ateneo statale come il nostro la cui missione è anche quella di formare moltissimi studenti nei percorsi di laurea triennale e specialistica contenendo per quanto possibile le tasse universitarie per non gravare troppo sul bilancio familiare, non è quindi scontato essersi classificati nei primi 1000. Dunque, questo è certamente un traguardo; esserci, infatti, vuol dire far parte del top 5 per cento delle circa 20.000 istituzioni mondiali che si occupano di istruzione a livello universitario o di college. Ma è anche
e soprattutto un punto di partenza: l’obiettivo adesso è consolidare e migliorare la nostra posizione, impegnandoci ancora di più nella didattica, nella ricerca e nell’internazionalizzazione, temi fermamente al centro del nostro piano strategico, senza perdere la vocazione generalista».

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