Il nuovo vescovo comincia dai giovani

Il primo ottobre monsignor Saba prende possesso della diocesi incontrandoli in piazza d’Italia, alle cerimonie due migranti

SASSARI. I primi che vorrà conoscere sono i giovani e l’incontro avverrà all’aperto, in piazza d’Italia. Tramite loro comincerà a individuare i caratteri della nuova comunità pastorale che si prepara a guidare. L’arrivo di monsignor Gian Franco Saba è previsto per il pomeriggio del 1 ottobre, quando, reduce dalla basilica di Saccargia e dalla chiesa di San Pietro in Silki, sarà accolto dai cittadini sassaresi.

Il fitto programma della cerimonia di insediamento del nuovo arcivescovo turritano è stato presentato ieri, nella sala Isgrò dell’Episcopio, dal vicario generale, monsignor Mario Simula, affiancato dal parroco della cattedrale, don Dino Pittalis e da don Pierangelo Muroni, direttore dell’ufficio liturgico della diocesi.

Non meno di cinquemila persone saluteranno il presule in occasione del suo storico ingresso in città dove il clima di attesa è palpabile, non solo per l’evento in sé, ma anche per le numerose questioni aperte che Gian Franco Saba dovrà affrontare. Sassari, città universitaria e multietnica, caratterizzata da una marcata presenza di giovani e stranieri, aspetta con ansia la nuova guida pastorale: «Pur restando nel segno della continuità – ha spiegato ieri monsignor Mario Simula – il nuovo vescovo potrebbe rivelarsi anche molto diverso da padre Paolo che non ha mai rinunciato al suo essere francescano fino in fondo interpretando quel ruolo con chiarezza e rigorosa coerenza».

Gian Franco Saba è stato allievo di padre Paolo, da lui è stato ordinato vescovo e la sua nomina è stata fortemente voluta dalla Santa Sede. Specialista del dialogo interreligioso, monsignor Saba, annovera, tra le diverse esperienze, un anno nell’università di Parigi dove ha approfondito i temi legati all’incontro con la diversità culturale e religiosa. Al riguardo c’è da dire che pur non conoscendo ancora i caratteri di quello che sarà il suo ministero, va evidenziato che non è un caso il fatto che alla cerimonia di ordinazione, a Olbia, ci fossero anche esponenti della religione islamica come non è casuale che tra i rappresentanti della comunità che il primo ottobre lo accoglierà in cattedrale ci siano, per sua espressa richiesta, anche due migranti, provenienti dalle parrocchie di Cristo Re e San Pietro di Ploaghe. Dello stesso segno è anche l’incontro con i giovani, il primo del programma, che faranno da interfaccia tra il presule e la nuova comunità diocesana. Di certo c’è, come ha rimarcato ieri monsignor Simula, che Saba arriva a Sassari per stimolare il dialogo: «Si è dato un anno di tempo per osservare, incontrare e stabilire contatti con la gente».

La Chiesa turritana si prepara quindi ad accoglierlo vivendo questo momento solenne con semplicità, ma con l’impegno di sempre: «Ciò che ci preme – ha proseguito monsignor Simula – è vivere bene questo evento straordinario senza gesti eclatanti e soprattutto garantendo quella sicurezza che dopo i fatti di Torino è indispensabile nelle occasioni come questa». Nei giorni scorsi i rappresentanti della diocesi hanno incontrato i funzionari della prefettura e delle forze dell’ordine per mettere a punto il
programma nel rispetto di quei parametri imposti dal ministero dell’Interno. Domenica primo ottobre, Sassari sarà invasa dai fedeli che vorranno essere presenti per dare il benvenuto al nuovo arcivescovo e partecipare a un evento solenne scandito da antichi rituali che sfidano il tempo.

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