In aula il ricordo di 8 mesi di prigionia

Prima udienza in corte d’appello per Giovanni Maria Manca, l’imputato è stato condannato a 28 anni in primo grado

SASSARI. Si è aperto ieri mattina, nell’aula della corte d’appello di Sassari, il processo nei confronti di Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 55 anni, nuorese di origine ma da tempo residente a Bonorva, accusato insieme ad altri di avere fatto parte del gruppo di prelievo che la sera del 19 settembre 2006 aveva rapito l’allevatore di Bonorva Titti Pinna, tenuto prigioniero in condizioni disumane per otto mesi in un ovile nei pressi di Sedilo (da dove era riuscito a scappare il 28 maggio 2007).

In primo grado l’imputato è stato condannato a 28 anni di reclusione insieme a Antonio Faedda, 46 anni, allevatore nato a Grossetto e residente a Giave, che il 14 luglio 2017 si è visto confermare la condanna a 25 anni anche dai giudici della corte d’appello. Il procedimento giudiziario dei due imputati - dopo la condanna in primo grado - si è separato in appello per il legittimo impedimento del difensore di Manca, mentre il processo nei confronti di Faedda è andato avanti ed è arrivato a sentenza.

Nel frattempo, Giovanni Maria Manca ha nominato il nuovo difensore e ha scelto l’avvocato Pierluigi Concas di Cagliari che ieri mattina, a conclusione dell’udienza, ha presentato una memoria difensiva. Il collegio presieduto dal giudice Mariano Brianda (a latere Marina Capitta) si è riservato invece di decidere sull’accoglimento di alcune certificazioni della Vodafone (prodotte dallo stesso difensore e dalla procuratrice generale Maria Gabriella Pintus) circa le modalità di ricarica dei cellulari e dei messaggi di conferma inviati agli utenti da parte del gestore (il riferimento è al telefonino di Manca).

La mattinata di ieri è stata dedicata interamente alla lettura della relazione con la quale è stata ricostruita la vicenda del drammatico sequestro di Titti Pinna, l’ultimo messo a segno in Sardegna e che si era concluso con la fuga dell’ostaggio senza alcun pagamento di riscatto (i banditi avevano chiesto 300mila euro la sera stessa del rapimento con una telefonata). Dal momento del prelievo quel pomeriggio di settembre di 11 anni fa nell’azienda dei Pinna a “Monti Frusciu” fino alle trattative con i banditi (l’incontro al passaggio a livello di Mulargia con padre Pinuccio Solinas che incontra l’emissario della banda), il messaggio firmato dall’ostaggio sulla pagina di un quotidiano che a febbraio del 2007 riaccende le speranze quando ormai si credeva che Titti Pinna fosse morto, la fuga di Titti Pinna e la scoperta del covo fatto con balle di fieno nell’ovile di Sedilo e l’arresto di Salvatore Atzas, condannato definitivamente a 30 anni di carcere, e di Natalino Barranca (prima condannato a 17 anni e poi definitivamente assolto). In mezzo anche l’inchiesta bis, sempre condotta dal procuratore della Dda di Cagliari Gilberto Ganassi , e la condanna a 11 anni (da parte del gup di Cagliari) con rito abbreviato di Francesca Sanna di Macomer. Il processo nei
confronti di Giovanni Maria Manca prosegue lunedì 2 ottobre con la requisitoria della procuratice generale Maria Gabriella Pintus, il 6 invece sarà il turno del difensore Pierluigi Concas. Quindi servirà una nuova data per repliche e sentenza.

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