Archeologia, una guarnigione di soldati proteggeva Bisarcio

È la novità più interessante emersa dalla campagna di scavi Summer School 2017. Rinvenute le salme di numerosi bambini, ricostruita la struttura della canonica

OZIERI. Reperti che attestano la presenza umana sin dal VII secolo avanti Cristo sono emersi nell’area archeologica di Bisarcio, dove nei giorni scorsi si è conclusa la sesta campagna di scavi guidata dal direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari Marco Milanese, nell’ambito di un progetto di lunga data che coinvolge il Comune e Soprintendenza.

La Summer School 2017 ha consentito fare ancora più luce sulle caratteristiche architettoniche del sito partendo dagli scavi sull’area vescovile e su quella cimiteriale, risalenti al Medioevo, consentendo scoperte sbalorditive. La caratteristica più interessante emersa dalla campagna è la presenza nella metà del Trecento di una guarnigione di soldati a difesa del vescovo, elemento che fornisce una testimonianza diretta del clima di instabilità politica e istituzionale, nonché economica, in questa area e nell’intera isola alla fine dell’epoca giudicale. La presenza della guarnigione è emersa dal ritrovamento di frammenti di spade e di cotte di maglia, ma anche dal rinvenimento di pedine da gioco, passatempo dei soldati di guardia. Importanti testimonianze si sono trovate anche sull’alimentazione dei residenti, con il rinvenimento di ossa di animali allevati e di cacciagione: in particolare cervi e persino daini, elemento che dimostra la presenza di aree boschive nelle vicinanze. Sempre allo stesso periodo risalgono reperti che testimoniano i restauri subiti dall’area vescovile a due secoli dalla costruzione della basilica: materiali più poveri rispetto alle grandi pietre squadrate con cui il sito fu costruito, testimonianza della minore disponibilità economica del vescovato dalla fondazione al Trecento.



Altro elemento importante è stata la scoperta che la cosiddetta canonica, il salone vescovile scoperto due anni fa, aveva in realtà due piani, collegati da uno scalone in pietra utilizzato da residenti e ospiti e da una scala di legno per la servitù. Elementi che testimoniano un pullulare di persone intorno al vescovato, e una vivacità che non aveva trovato sino a questo momento altre simili prove. Presenza di persone attesta sino al ‘600, come è emerso dal ritrovamento, nel cimitero attiguo, di salme di bambini piccolissimi (0-3 anni) sepolti in bare di legno: elemento che dimostra non solo la presenza di famiglie ma che dà anche una importante testimonianza sulla mentalità degli abitanti del villaggio, che dimostravano particolare cura e sensibilità nella sepoltura dei bambini anche in un periodo di altissima mortalità infantile.

Quelli citati sono alcuni degli elementi di novità di uno scavo che in questa edizione ha davvero condotto a scoperte straordinarie, e lo ha fatto anche grazie all’utilizzo di modernissime tecnologie (frutto di un finanziamento della Fondazione Sardegna) come l’analisi che ha portato al riconoscimento di una ceramica etrusca del VII secolo a.C. che ha datato la presenza umana nel sito – e quindi la sua importanza – a molto prima di quanto si pensasse. Elementi che saranno al centro dei futuri progetti di valorizzazione del sito in chiave divulgativa e turistica, oltre che scientifica.
 

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