«La Provincia obbligata a chiudere il Fermi»

L’amministratore Guido Sechi spiega i motivi di una scelta difficile e impopolare «L’inagibilità della scuola decisa dopo le relazioni dei tecnici, nessuna ripicca»

OZIERI. Priorità alla sicurezza degli studenti e degli operatori scolastici nella decisione presa dalla Provincia di dichiarare l’inagibilità dell’istituto tecnico Fermi di Ozieri. E non, come invece sospettato dal docenti, una decisione presa alla leggera. Così l’amministratore straordinario della Provincia di Sassari Guido Sechi risponde alle domande di docenti e famiglie degli studenti e parla della chiusura della scuola come di una «decisione difficile da prendere, ma assolutamente necessaria per la salvaguardia dei giovani studenti». E così, mentre «grazie alla collaborazione del sindaco di Ozieri e dei dirigenti del Comune» si è riusciti ad arginare l’emergenza garantendo la prosecuzione delle attività didattiche utilizzando alcuni locali del liceo scientifico e dell’edificio di via Kennedy, è doveroso per l’amministratore chiarire i termini di quanto accaduto, ovvero che la chiusura è stata decisa in base alle relazioni dei tecnici che la consigliavano. Ovvero quella dell’ingegnere Ettore Pozzo, progettista e direttore dei lavori che si stavano svolgendo a luglio nella scuola, e che durante la loro esecuzione «evidenziava la necessità di sospendere le opere di consolidamento strutturale a seguito delle risultanze delle indagini geognostiche previste in sede progettuale».

L’amministrazione, dice Guido Sechi, «non può astenersi e disattendere le relazioni dei tecnici e gli atti dei dirigenti che hanno rilevato l’inagibilità». Nessuna ripicca, dunque, ma «un atto di responsabilità per garantire la sicurezza degli studenti e degli operatori scolastici».

Cosa è successo quindi al Fermi? È accaduto che «sono stati rilevati cedimenti del pavimento al piano terra in differenti parti della scuola, la formazione di una importante voragine nel parcheggio immediatamente a valle dell’istituto, la lesione a taglio della trave del laboratorio del secondo piano». Elementi che si sono aggiunti «alle diverse segnalazioni da parte della dirigenza e dal personale della scuola (e in passato, anche dagli studenti, ndr) sul formarsi di nuove lesioni nelle strutture e nelle murature dell’edificio con importanti distacchi di intonaci e calcinacci».

Segnale che nell’edificio sono in atto «movimenti differenziati, con una frequenza maggiore rispetto al passato». Quello che bisognerà fare ora è tenere sotto controllo tali «movimenti», provocati da una vena d’acqua sotterranea,
nelle diverse stagioni dell’anno, e solo dopo si potrà prevedere il «consolidamento fondale esteso a tutta la struttura». «I disagi patiti a causa dello spostamento in altri edifici – conclude Sechi -– sono tuttavia sacrifici necessari per la sicurezza e l’incolumità di tutti».

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