«La figlia di Unali terrorizzata dal padre»

Delitto di Ittireddu, il Riesame: «Movente concreto, non approvava la relazione della ragazza con Ara»

ITTIREDDU. «Al di là del fatto che nei dialoghi captati non sia emerso espressamente che Unali sarebbe stato capace di uccidere un uomo pur di salvare la reputazione della figlia, non sussistono dubbi in merito al fatto che la figlia fosse comunque terrorizzata dalla figura paterna». Questo, secondo il tribunale del Riesame, confermerebbe il «tesissimo quadro familiare che avrebbe fatto da sfondo al movente concreto che ha spinto l’indagato a commettere l’omicidio».

Il Tribunale ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Vincenzo Unali, in carcere dall’8 agosto con l’accusa di aver ucciso Alessio Ara, l’operaio di 35 anni freddato lo scorso 16 dicembre mentre entrava a casa della mamma, a Ittireddu. E tra le motivazioni che hanno spinto i giudici a rigettare l’istanza degli avvocati difensori Stefano Porcu e Bachisio Basoli c’è proprio quel “movente concreto”. Ossia la relazione che la figlia dell’arrestato avrebbe avuto con la vittima, nonostante la ragazza avesse un compagno e vivessero insieme a casa del padre.

Secondo il Riesame «è pacifico» che la relazione tra la figlia di Unali e Ara si fosse interrotta per volontà della ragazza, «terrorizzata dalle conseguenze che tale scelta avrebbe implicato. Suo padre “avrebbe potuto sbatterla fuori di casa”». Il padre sapeva, dunque, e non approvava. «Il ravvisato movente – aggiungono i giudici – non costituisce un dato isolato ma si accompagna a plurimi elementi che valutati nella loro globalità confermano un quadro gravemente indiziante a carico di Unali». Tra questi sono inclusi l’altezza dell’assassino incappucciato e in fuga indicata dai testimoni oculari compatibile con quella dell’indagato, il dna dell’arrestato nel laccio del pantalone della tuta con il quale il killer avrebbe coperto il fucile, la certezza che quella persona vista fuggire fosse proprio l’assassino.

Ma il Riesame, d’altra parte, aggiunge che «gli sviluppi investigativi potrebbero però portare all’individuazione di ulteriori correi». E infatti è stato indagato anche il genero di Unali: Costantino Saba.

I legali della difesa in sede di Riesame avevano smontato tutti gli elementi accusatori: «L’assenza di qualsivoglia parametro di misurazione dell’altezza di Unali», una «ricostruzione
alternativa riguardo la presenza del Dna dell’indagato», il fatto che non fosse emerso «in nessuna delle conversazioni captate che Unali si fosse lamentato della relazione di sua figlia con la vittima».

Il Riesame ha però deciso per la permanenza in carcere dell’indagato.

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