La pg: «Condannate Manca a 28 anni per il sequestro Pinna»

La richiesta nel processo d’appello del secondo filone dell’inchiesta per il rapimento del 2006 Ricostruiti tutti i passaggi dell’ultimo sequestro di persona in Sardegna. Venerdì la parola alla difesa

SASSARI. Ventotto anni di reclusione. La procuratrice generale Maria Gabriella Pintus - a conclusione di una requisitoria durata poco più di un’ora e mezzo - ha chiesto ai giudici della corte d’appello di Sassari (presidente Mariano Brianda, a latere Marina Capitta) di confermare la condanna inflitta in primo grado a Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 55 anni di Nuoro ma residente a Bonorva, per il sequestro dell’allevatore bonorvese Titti Pinna. Venerdì sarà il turno della difesa dell’imputato, affidata all’avvocato Pierluigi Concas, poi una nuova udienza per le eventuali repliche e quindi la sentenza.

La richiesta per la condanna di Giovanni Maria Manca arriva a poco più di due mesi dalla sentenza d’appello emessa nei confronti di Antonio Faedda, 46 anni di Grosseto ma residente a Giave, al quale erano stati confermati i 25 anni di reclusione. «Se Giovanni Maria Manca ha organizzato il sequestro – aveva detto allora la pg Maria Gabriella Pintus, certo è che Antonio Faedda è il suo primo interlocutore. A lui fa la prima chiamata quando parte il rapimento di Titti Pinna».

E da lì, ieri mattina, è ripartita la procuratrice generale nella ricostruzione delle fasi salienti dell’ultimo sequestro di persona avvenuto in Sardegna. Date, orari, percorsi, tracciati dei telefonini rilevati dalle celle disseminate tra Bonorva e Sedilo, il ruolo del testimone chiave Carlo Cocco. E poi i mezzi utilizzati (il Kangoo dell’azienda per la quale allora lavorava Giovanni Maria Manca), i depistaggi e le minacce per «non parlare con gli inquirenti», le «testimonianze ad arte» smentite dai riscontri effettuati nel corso delle indagini. Tutto questo in quel grande contenitore riempito dall’accusa che è il secondo filone dell’inchiesta per il sequestro di Titti Pinna avvenuto nel pomeriggio del 19 settembre 2006 nell’azienda di famiglia dell’allevatore a “Monti Frusciu” (10 minuti da Bonorva).

La telefonata. Per la pg, la telefonata che Giovanni Maria Manca fa alle 15,35 del 19 settembre 2006 ad Antonio Faedda è l’inizio del sequestro. L’imputato - come sostiene l’accusa - usa il telefonino di Carlo Cocco (suo amico) sostenendo che ha il cellulare scarico. La frase pronunciata è calados che sunu, sarebbe il segnale che il piano può cominciare perché Titti Pinna (spiato nei movimenti) è uscito di casa diretto a “Monti Frusciu”. É stato lo stesso Cocco a confermare - sotto contestazione - che quella fu la frase pronunciata e che Manca e Faedda non parlarono mai di capretti.

L’orario. Per la pg non ci sono “buchi”: Titti Pinna quel giorno esce di casa tra 15,15 e le 15,30 e lo conferma la zia Ica, l’unica testimone che lo vede andare via. Va in azienda, chiude il cancello e parcheggia l’auto. Comincia a fare dei lavori e solo dopo vede arrivare tre persone che provengono dalla parte alta, dalla campagna. Il prelievo sarebbe avvenuto tra le 16,15 e le 16,30. Le chiavi del lucchetto vengono notate a terra da un testimone alle 16.55, ma a quell’ora il sequestro è già in atto.

Il Kangoo. Per l’accusa, dopo il primo tratto nel bagagliaio della Punto (di Titti Pinna) l’ostaggio viene sistemato sul Kangoo in uso alla “Anglona Costruzioni” di Michele Piredda, azienda per la quale lavora Giovanni Maria Manca. Poi dall’ovile di Lochele a quello di “Su Padru” a Sedilo, il sequestrato viene trasportato sulla station wagon di Salvatore Atzas (condannato a 30 anni in via definitiva). La sera, concluso il sequestro, il mezzo viene riportato a Nulvi e Giovanni Maria Manca si fa venire a prendere dal nipote che prima nega e poi conferma la circostanza. «Se non c’era niente da nascondere – ha detto la pg – perché tutti quei tentativi di rimuovere le testimonianze?».

Minacce. Nella requisitoria della pg Maria Gabriella Pintus, anche le minacce che Manca avrebbe fatto a Cocco (tanto che l’uomo si sente in pericolo e dice alla sorella “per me è finita”). E poi le telefonate tra Manca e Faedda (4 in un solo giorno - due dal suo cellulare, una da quello di Cocco e l’altra da una utenza della figlia - a fronte di 40 in 400 giorni). E quella dall’utenza del figlio di Francesca Sanna a Manca, il giorno dell’incontro tra padre Pinuccio Solinas e gli emissari della banda a Mulargia. La “donna della banda”, condannata a 11 anni e 4 mesi dal gup di Cagliari è deceduta poco prima del processo d’appello.

Infine i rapporti
tra Manca e Gianni Nieddu di Sedilo, ucciso a fucilate a Ottana, e una intercettazione ambientale: «Ma quando mai gli prendi il telefono a quello lì - riferito a Carlo Cocco - ...le chiavi buttano...».

Si prosegue venerdì alle 9,30.

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