«Le istituzioni devono collaborare tra loro»

Il vescovo ha parlato dell’emergenza migranti con i giornalisti: «Fuggono da sofferenze incredibili»

SASSARI. La crisi socio-economica e le povertà estreme, il problema dei migranti e il rapporto con i giovani, il ruolo della comunicazione nella realtà contemporanea. Temi cruciali che hanno caratterizzato il primo importante incontro tra i rappresentanti della stampa e il nuovo arcivescovo, Gian Franco Saba, ieri, nella sala Isgrò dell’Episcopio. Affiancato dal segretario, don Francesco Marruncheddu e da Gianfranco Addis, responsabile diocesano della comunicazione, monsignor Saba, stimolato dalle domande dei giornalisti, ha toccato i temi che caratterizzano il dibattito degli ultimi anni. Un incontro informale, nel segno del dialogo. «Tra istituzioni non ci deve essere contrapposizione ma collaborazione – ha detto subito l’arcivescovo – e gli incontri come questo servono a non essere estranei gli uni agli altri».

Diversi i passaggi sulle questioni drammaticamente aperte di un territorio martoriato da una crisi senza precedenti, a cominciare dal rapporto con gli stranieri: «Il Vangelo è accoglienza – ha rimarcato monsignor Saba – perciò credo che da cristiani sia necessario lavorare in quella direzione, siamo tutti consapevoli del fatto che ci sono difficoltà oggettive perché troppe persone sono senza una casa e un lavoro, le famiglie affrontano sacrifici enormi e in questa situazione sentire parlare di accoglienza può suonare strano, ma è anche vero che ci manca una cultura dell’accoglienza e che gli stranieri fuggono da sofferenze incredibili perciò sono convinto ci sia bisogno di strategie anche culturali che si possono mettere a punto solo con la collaborazione tra pubblico e privato».

Ma monsignor Saba ha detto anche di essere fiducioso del fatto che la crisi non fermerà la capacità di accoglienza e che alla fine si possa individuare una soluzione che tenga conto dei diritti di tutti. Centrale anche la riflessione sul rapporto con i giovani che il vescovo ritiene basilare per comprendere a fondo i caratteri di una comunità: «Il mondo dei giovani è la via maestra per raggiungere gli altri mondi, la famiglia, la scuola, ma è anche grazie alla loro concretezza che è possibile stabilire i contatti con gli altri luoghi della socializzazione e affrontare i problemi reali». Al riguardo Gian Franco Saba ha detto di avere già individuato un luogo in cui ospitare la casa dei giovani: «Può anche essere una stanza semplice in cui prendere un caffè, dialogare e riflettere sulle questioni a loro più care». Sul solco dell’apertura e della disponibilità al dialogo, il presule ha rimarcato anche che il vescovo non deve perdere l’esercizio del ministero specie in relazione alle attività basilari della vita cristiana. Per questo ha annunciato che si renderà disponibile, in cattedrale, per il sacramento della riconciliazione e chi lo desidera potrà confessarsi direttamente con lui. «Ma non sarà certo una sovrapposizione al ministero parrocchiale – ha tenuto a precisare monsignor Saba – piuttosto la possibilità offerta a tutti i fedeli di poter dialogare con il vescovo, soprattutto nel momento del bisogno».

Sul tema delle povertà estreme il vescovo ha detto a chiare lettere che la carità non è mai troppa e che
l’ottimo lavoro portato avanti dai volontari delle strutture collaterali deve essere intensificato, ma con l’impegno di tutti: «La Chiesa è una comunità di credenti, non un impero – ha concluso monsignor Saba – e nella comunione sono convinto si possano trovare le soluzioni migliori».

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