Servizi sociali a Sorso, nuova bufera sull’appalto

Ricorso al Tar del Consorzio primo classificato nella gara annullata dal Comune: «Non c’erano i presupposti richiesti per revocare il bando in autotutela»

SORSO. Nuova bufera sull’appalto dei servizi sociali di Sorso. La coop Consorzio regionale territoriale network etico Italia, prima classificata nella gara annullata dal Comune in autotutela il 24 agosto scorso, ha presentato un ricorso al Tar, il tribunale amministrativo regionale, chiedendo la riapertura della procedura dal punto in cui è stata interrotta.

Il bando era stato revocato dopo la segnalazione di alcune incongruenze da parte della seconda classificata, la Andalas de amistade, che aveva notato come la lex specialis del bando non era perfettamente allineata con le norme del nuovo codice dei contratti.

Il bando. L’indizione della gara, lanciata sul sistema elettronico del Cat Sardegna, è arrivata il 25 di maggio. La struttura amministrativa aveva messo a punto un bando pubblico per un appalto del servizio sociale professionale a supporto dell’ufficio che prevedeva un contratto di 36 mesi, quindi fino al giugno del 2020, con base d’asta fissata a 220mila euro (iva esclusa).

L’annullamento. I problemi sono nati fin dall’apertura delle prime buste, quando la seconda classificata, la Andalas de Amistade, ha sollevato una serie di contestazioni che però non hanno convinto la commissione di gara. La procedura è quindi andata avanti fino all’aggiudicazione provvisoria. A quel punto, la Andalas ha fatto notare alcune incongruenze come la mancata previsione nel bando dell’indicazione di alcuni costi molto precisi.

L’impasse. Il corto circuito è più o meno questo: il nuovo codice degli appalti prevede l’indicazione dei costi della manodopera, mentre la documentazione dell’appalto, cioè la lettera di invito inviata dal Comune alle ditte, conteneva soltanto la richiesta di indicare i costi della sicurezza aziendale. Un’incongruenza che la coop Andalas de Amistade ha fatto notare appena è stata stilata la graduatoria provvisoria. A quel punto, la commissione con il Rup dell’appalto ha optato per l’annullamento della gara in autotutela.

Il ricorso. La coop cagliaritana Consorzio regionale territoriale network etico Italia, prima nella graduatoria provvisoria, ha proposto ricorso per contestare la legittimità della revoca poiché – a suo giudizio – è carente dei presupposti richiesti dalla legge che prevede gli annullamenti delle decisioni in autotutela da parte della Pubblica amministrazione. Inoltre, la ditta lamenta davanti al Tar anche che non è stata data alle ditte la possibilità prevista dal cosiddetto soccorso istruttorio: l’integrazione dei documenti mancanti.

In particolare, nel ricorso la coop contesta l’erronea applicazione dell’annullamento della gara «dato che la revoca può avvenire soltanto ed esclusivamente per sopravvenuti motivi di interesse pubblico; per mutamento della situazione di fatto; per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario».
Tre fattispecie che secondo la cooperativa di Cagliari non sarebbero soddisfatte. «Il Comune – si legge ancora nel ricorso notificato all’amministrazione comunale – ha ritenuto di poter revocare l’intera gara per sanare un’omissione che tuttavia era attribuibile a sua negligenza».

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