Fonti e laghi sotterranei per risolvere la crisi idrica

Bonorva, il Comune effettuerà uno studio delle falde acquifere del territorio  L’idea è di incanalare tutte le acque in un unico deposito a disposizione del paese 

BONORVA. Un accurato controllo e studio delle fonti d’approvvigionamento idrico esistenti nel territorio per risolvere la crisi idrica. È l’idea dell’amministrazione comunale guidata di Massimo D’Agostino per cerare di dare una risposta alla preoccupante carenza di acqua nelle campagne.

Acqua che nella zona di Bonorva è sempre stata presente, in grande quantità, nei vari ruscelli, rii, torrenti fiumi e laghetti sotterranei, di cui il paese non sempre è stato comunque valido custode e utilizzatore. Fa eccezione il caso della fonte di Santa Lucia (Funtana Sansa) che da oltre un secolo, grazie all’impegno di una società privata, fornisce un’acqua minerale particolarmente apprezzata.

«Dobbiamo intercettare tutte le acque di cui possiamo disporre e incanalarle verso il deposito principale – ha detto il sindaco –. Possiamo fare in modo, se nel nostro territorio riscontriamo la capacità di approvvigionamento di 12/15 litri al secondo, di innestare quest’acqua nel deposito e fare intervenire Abbanoa solo in caso di necessità».

«La cosa non dispiacerebbe all’Ente preposto – ha affermato D’Agostino –, perché gli toglierebbe la funzione più noiosa del pompaggio e sollevamento dell’acqua e gli rimarrebbe quella per lei più vantaggiosa del trattamento dei reflui e della distribuzione. Abbiamo già parlato con l’Egas per valutare l’iniziativa che ovviamente necessita di grandi risorse».

Il vicesindaco, Aldo Salaris, ha ricordato che «Bonorva ha il territorio ricco di acque e, con l’incarico ad un esperto, abbiamo già impostato un ragionamento sulla verifica delle quantità e la possibilità di un successivo utilizzo».

Da una ricerca sulle fontanelle, pozze, piccole vasche o depositi naturali, fino a qualche anno fa, si potevano contare ben 64 punti di approvvigionamento dai quali gli operatori agricoli ed i passanti attingevano la quantità d’acqua più che sufficiente per dissetarsi, coltivare i terreni e combattere la siccità. Ora gran parte è scomparsa, per cause naturali o per l’opera devastatrice dell’uomo, come nel caso dei lavori riguardanti la costruzione della dorsale ferroviaria sarda, prevista nell’ambito dell’elettrificazione della rete ferroviaria, (mai avvenuta) e costata circa 200 miliardi di lire, che ha causato enormi danni a tutto il territorio.

In particolare, probabilmente per una non corretta valutazione della situazione idrogeologica del territorio, ha interrotto il normale e abbondante flusso d’acqua sotterranea che alimentava diversi fiumi, come “Rio Ambiddas” e “Rio Chercu” che da Bonorva correvano in parte anche verso la vallata di Semestene.

Un taglio sotterraneo che, il 28 febbraio del 1991, costrinse il consorzio Cofesar che costruiva la galleria ferroviaria di Campeda- Bonorva, a interrompere le opere a meno di 600 metri dal punto finale d’uscita dei 3.818 metri totali previsti e completati comunque nella primavera del 1998. Causa del blocco dei lavori fu la presenza di laghetti e fiumi sotterranei di notevole portata che cercò d’imbrigliare con un sistema di pompaggio, funzionante 24 ore su 24, per l’espulsione di circa 15 litri al secondo.

A distanza di tanti anni, stimolati anche dalla necessità di provvedere in qualche modo a trovare nuove soluzioni a una crisi idrica ormai alle porte, l’amministrazione comunale ha recuperato anche quel ricordo che,
unito alla consistenza dei bacini naturali di “Rebeccu”, di “Pistuddi” e di “Mariani” dà la consapevolezza di avere la disponibilità nel sottosuolo del proprio territorio di acqua in abbondanza e potrebbe aprire la porta a nuove soluzioni per risolvere un problema di primaria importanza.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro