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La campagna di vaccinazioni rallenta l’epidemia di lingua blu

In Logudoro-Goceano la situazione non desta allarme nonostante la morte di un centinaio di ovini  Preoccupano i focolai che si sono registrati nel Sassarese, nel territorio di Olbia e in Ogliastra

ALGHERO. Situazione sempre grave, anche se ridimensionata dai buoni risultati della campagna preventiva di vaccinazione, sul fronte della blue tongue, che è tornata ad affacciarsi negli allevamenti sardi, e in particolare nei territori dell’Assl di Sassari. È quanto emerso nel corso di un tavolo tecnico che nei giorni scorsi ha riunito a Ozieri i vertici dei servizi veterinari di Sanità Animale della Assl di Sassari e Olbia, l’istituto zooprofilattico e il Centro di referenza nazionale per la blue tongue (Cesme), coordinato dal direttore del servizio di Sanità Animale di Sassari Franco Sgarangella. Il nemico di quest’anno è il sierotipo 4, che non si ripresenta nell’isola dal 2004 (anno dell’ultima vaccinazione specifica) e per questo già da tempo la Regione ha avviato la campagna di vaccinazione negli allevamenti in un raggio di 20 km attorno alle positività rilevate dal sistema di sorveglianza sierologica. In primo luogo il Goceano, e a seguire la fascia verso nord - tra Pattada, Ozieri, Mores, Ardara, Tula, Chiaramonti, Ploaghe ed Erula - confinante con le zone dove erano state riscontrate le positività. Una strategia in divenire, perché nel frattempo sono emerse altre criticità. In primo luogo l’esplosione, inattesa, dell’epidemia in Ogliastra e a Olbia, in seguito alla quale la campagna vaccinale è stata estesa anche a Perfugas, Valledoria, Castelsardo, Sedini e verso Sassari e il Mejlogu. In tutto la vaccinazione ha interessato già 2000 aziende, per un totale di circa 500mila capi: in particolare nel territorio a rischio del Goceano e di Ozieri ben 1000 aziende per 300mila capi. E i risultati positivi sono arrivati, spiega il direttore Franco Sgarangella, che riferisce che la vaccinazione «sta rallentando in modo significativo la diffusione del virus e proteggendo le pecore dalla malattia, specie in alcune zone dove la campagna di vaccinazione è stata tempestiva ed efficace producendo una copertura immunitaria di oltre il 90 per cento». Nel frattempo i focolai accertati nel territorio della Assl sono oltre 150, con oltre 60 mila capi coinvolti e oltre 300 capi morti, 70 focolai nel distretto di Ozieri con circa 20 mila ovini coinvolti e un centinaio di capi morti, e diversi aborti per la febbre alta che colpisce gli animali. Numeri importanti, ma meno allarmanti di quelli di altre zone. «Nelle aree dove non si è vaccinato, in quanto non previsto, come l’Ogliastra – dice infatti Sgarangella – i focolai sono già oltre 250 su circa 900 aziende ovine e circa 1000 capi morti, numerosi aborti con sintomatologia che colpisce anche il 70 per cento degli animali allevati». I problemi però persistono anche nelle aree interessate dai vaccini, soprattutto, spiega sempre Sgarangella, per i diversi rifiuti alla vaccinazione. «Nelle zone con scarsa copertura immunitaria – dice il direttore – stanno avvenendo delle rotture immunitarie dovute all’eccessiva carica virale. In circa 60 allevamenti vaccinati gli allevatori stanno segnalando sintomatologia, seppure in forma lieve e passeggera». Pertanto gli esperti del Cesme presenti al tavolo tecnico, che hanno anche effettuato visite in vari allevamenti colpiti con i veterinari dell’Assl confrontandosi direttamente con gli allevatori, raccomandano per il prossimo anno «una vaccinazione preventiva precoce e il più possibile diffusa, per garantire attraverso l’immunità di gregge la protezione degli animali dalla malattia». «La collaborazione tra allevatori e veterinari – conclude Sgarangella – ancora una volta è stata decisiva per limitare la diffusione del virus e i danni negli allevamenti e lo sarà ancora più nei prossimi anni dove accanto alla vaccinazione sarà fondamentale una seria e accurata lotta all’insetto vettore con tutte le misure di profilassi diretta necessarie».