Locali inadeguati, chiude Casa Manai di Bonorva

La struttura per la riabilitazione psichiatrica metterà in dimissione i 13 pazienti Grande preoccupazione tra i familiari che non sono in grado di gestire i loro cari

BONORVA. Una novità importante sul versante sanitario, finora tenuta segreta nelle stanze del comando ma pronta a esplodere a sorpresa, con un indubbio effetto negativo per la comunità. Si tratta dello smantellamento, previsto nei prossimi mesi, di Casa Manai, la residenza di riabilitazione psichiatrica che si trova al secondo piano dell’ex ospedale Manai.

Dal 20 novembre il reparto utilizzato come residenza sanitaria assistita (Rsa), si avvierà verso la chiusura a causa di un rapporto degli operatori del Nas (il Nucleo antisofisticazione dei carabinieri) che l’hanno giudicato inadeguato, sia sul piano strutturale sia su quello igienico sanitario e quindi non in grado di ospitare degenti con problemi di carattere funzionale, psicomotorio e mentale. È indubbiamente un passaggio negativo non solo per la sanità del territorio ma anche per l’economia locale che finora ha usufruito in qualche modo, seppure in maniera limitata, dell’indotto prodotto dalla presenza all’interno della struttura di tredici persone assistite e di ventuno operatori (tre educatori, sette Oss, cinque infermieri, cinque ausiliari e una responsabile). Per dieci dei tredici degenti è già pronta la cartella delle dimissioni che precede il rientro in famiglia mentre tre saranno ricollocati in una struttura di Sassari. Un ulteriore problema anche per le famiglie dei malati che dovranno riconsiderare la sistemazione logistica dei propri cari, sicuramente ormai abituati a particolari attenzioni e cure. «Alcuni di noi sono stati già raggiunti dalla comunicazione che i nostri parenti ricoverati nella Casa Manai saranno perlopiù dimessi - spiega allarmata la parente di un disabile mentale che da tanti anni risiede nella struttura -, altri devono ancora essere convocati. Per tutti noi un problema gravissimo perché riteniamo che nessun dei pazienti ricoverati nella Casa Manai potrebbe essere seguito in modo efficace dai propri familiari soprattutto senza alcun sostegno da parte degli operatori che ovviamente sarebbero trasferiti a lavorare altrove».

Un colpo piuttosto duro, infatti, anche per ben otto famiglie che grazie a Casa Manai trovano lavoro e sostentamento e per il piccolo ristorante di “Su Lumarzu”, con sede a Rebeccu”, che quotidianamente provvede alla fornitura dei pasti. La notizia, nonostante la riservatezza dei vertici organizzativi, ha iniziato a circolare e crea non poco sgomento e malumore fra i dipendenti e gli operatori che, almeno per ora, non vogliono esprimersi apertamente ma lasciano trasparire la volontà di ribellarsi ad una decisione che, secondo alcuni, pare risalga anche ad una presunta inadempienza dell’azienda
sanitaria che, nel 2015, non si adoperò a sufficienza per farsi accreditare dalla Regione Sarda i fondi necessari per le opere di adeguamento della struttura, già da allora giudicata non sufficientemente regolare, ma utilizzo le somme disponibili per l’esecuzione di altri lavori esterni.

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