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Pioggia come la manna Le campagne rinascono

NULVI. Non è certo ancora sufficiente ma la pioggia caduta anche se a sprazzi in questi giorni è riuscita finalmente a cambiare l’aspetto delle campagne. Aride così a novembre non si erano mai viste,...

NULVI. Non è certo ancora sufficiente ma la pioggia caduta anche se a sprazzi in questi giorni è riuscita finalmente a cambiare l’aspetto delle campagne. Aride così a novembre non si erano mai viste, così perlomeno sono pronti a giurare gli anziani del paese che pure di annate siccitose e povere di pioggia ne hanno vissuto tante. La siccità e la mancanza di pioggia è sempre stato il vero incubo per chi lavora in campagna. Ne sono testimonianza le tante feste dedicate ai santi protettori delle campagne che proprio all’inizio dell’annata agraria, a settembre (Capidanni), si tengono nelle comunità dell’interno. A Nulvi ad esempio ci si affida a Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori nulvesi allestendo in suo onore una bella festa e la processione del santo accompagnata dai trattori addobbati per l’occasione ma anche alla piccola ma miracolosa Madonnina di Monte Alma che qualche volta è stata portata in paese prima della ricorrenza tradizionale della sua festa perché potesse intercedere nell’arrivo della pioggia in stagioni particolarmente siccitose. Ma a cambiare aspetto in questi giorni sono stati soprattutto i terreni arati e già seminati che sembravano davvero implorare l’arrivo della pioggia, con le zolle rovesciate e rassodate già da diverse settimane e pronte a raccogliere la preziosa fonte di vita dal cielo che però sembrava non voler arrivare più. Alcuni agricoltori hanno dovuto riseminare i campi dopo averli arati una seconda volta perché la prima semina non ne voleva proprio sentire di germogliare senza il necessario apposto d’acqua. «Non era mai accaduto da quando lavoro nei campi - racconta uno di loro - le sementi sono rimaste sepolte nel terreno arido senza schiudersi
e così ho dovuto rifare tutto da capo». Ovviamente l’auspicio è che possa continuare a piovere in abbondanza perché la terra possa riprendere il suo naturale ciclo vitale e le sorgenti (alcune delle quali scomparse) possano di nuovo essere alimentate.

Mauro Tedde

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