Leggi di settore: al Comune mancano i soldi

Per i pazienti affetti da patologie psichiatriche restano scoperte le mensilità da settembre a dicembre

PORTO TORRES. L’amministrazione comunale si trova in forte difficoltà perché le risorse trasferite sino ad oggi dalla Regione sulle leggi di settore non coprono il fabbisogno richiesto e lasciano scoperti metà mese di settembre, ottobre, novembre e dicembre. L'anno scorso il Comune si era praticamente sostituito alla Regione e aveva anticipato ed erogato tre mensilità, che sono state restituite solo in parte, ma per il 2017 non esistono margini di manovra attraverso il bilancio comunale come riferito ieri mattina durante la commissione Politiche sociali. La grande preoccupazione va comunque ai pazienti che usufruiscono degli aiuti previsti della ex legge 20 – 153 persone – e per questo motivo il sindaco Sean Wheeler qualche settimana fa aveva chiesto al presidente della Rete Metropolitana del nord Sardegna di convocare una riunione dei Comuni con l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, perché gli stessi enti locali sono in grande difficoltà nell'erogazione dei contributi per le leggi di settore.

«Abbiamo richiesto la presenza dell'assessore regionale proprio perché riteniamo che questo sia un problema condiviso da tutti i comuni – dice l’assessora alle Politiche sociali Rosella Nuvoli - e l'auspicio è che, essendo un tema delicato e d'interesse di tanti cittadini del territorio della Rete, venga discusso al più presto e portato all'attenzione della Regione: nel frattempo stiamo proseguendo nelle azioni di sensibilizzazione anche assieme alle mamme dei ragazzi».

Le famiglie si trovano infatti in grandi difficoltà e non riescono a far proseguire le terapie ai propri figli, e per questo motivo la stessa assessora ha chiesto loro di manifestare l'enorme disagio attraverso una lettera spedita alla Regione. Nella missiva firmata dalle mamme si specifica che da anni le figure sanitarie competenti, in collaborazione con le famiglie, delineano un progetto educativo a lungo termine che permette ai ragazzi di conseguire nel tempo tutti quegli obiettivi per essere in età adulta quanto più autonomi possibile e a non essere un peso gravoso per lo Stato. Per attuare questo progetto educativo è imprescindibile la continuità dell'erogazione
della legge 20, quindi, anche perché nel nord Sardegna non c'è un centro per l'autismo e i pochi centri convenzionati hanno liste di attesa lunghe tre anni. I professionisti privati hanno costi non sostenibili per le famiglie e, comunque, posti limitati.

Gavino Masia

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