Nuova luce e nuovi colori per due retabli del ’500

A Benetutti il restauro delle tavole custodite nella chiesa di Sant’Elena Gli interventi della Soprintendenza sulle opere attribuite al Maestro di Ozieri

BENETUTTI. Due preziosi retabli, databili al Cinquecento, custoditi nelle chiese di Bortigali e Benetutti, saranno presto restaurati dalla Soprintendenza alle Belle arti di Sassari.

A circa dieci anni dalla prima segnalazione al ministero per i Beni culturali, l’istituto di piazza Sant’Agostino, nei giorni scorsi, ha ottenuto un finanziamento di centomila euro per il recupero di alcune importanti opere d’arte in Sardegna. Tra queste, anche diversi dipinti settecenteschi, di autore ignoto, presenti nella chiesa sassarese della Santissima Trinità e altre opere custodite a Dorgali.

Ma l’intervento più delicato e importante è certo quello relativo al restauro dei dipinti cinquecenteschi di Benetutti e Bortigali, non solo perché attribuiti al Maestro di Ozieri, ma anche per le condizioni in cui si trovano le opere, messe a dura prova dalla prolungata esposizione a un ambiente umido e da precedenti interventi, realizzati alla fine degli anni Cinquanta, con l’impiego di tecniche ormai superate.

Ora la Soprintendenza, sotto la direzione della storica dell’arte Maria Paola Dettori, dovrà bandire una gara e affidare i lavori a una società specializzata nel recupero di opere d’arte un po’ particolari. Si tratta di otto tavole, di cui quattro custodite a Benetutti, nella chiesa di Sant’Elena, quattro nella chiesa di Santa Maria degli angeli a Bortigali.

L’importanza di queste opere è legata non solo alla datazione, metà Cinquecento, ma soprattutto all’autore che, quasi certamente, è quel Maestro di Ozieri di cui gli storici dell’arte hanno più volte delineato le caratteristiche peculiari. A tutt’oggi non si conosce il nome e non è detto sia un singolo artista, potrebbe essere un laboratorio composto da diverse maestranze in cui, però, spicca una personalità dominante che, come nel caso del Maestro di Castelsardo, ha dato l’impronta ai dipinti attribuiti a quella scuola.

«Di certo si sa che il Maestro di Ozieri era in contatto con il laboratorio del cagliaritano Pietro Cavaro – spiega Maria Paola Dettori – soprattutto per l’utilizzo di alcuni elementi ricorrenti come lo stile del crocifisso che presenta tratti del tutto analoghi».

Proprio quel crocifisso, ricalcato sul modello del Cristo di Nicodemo, conservato a Oristano nella chiesa di San Francesco, lo ritroviamo a Sant’Elena di Benetutti con tratti decisamente simili. Di diverso tenore il dipinto di Santa Maria degli Angeli, a Bortigali, che raffigura scene della vita di Maria: un’Annunciazione, una Madonna con bambino, l’adorazione dei Re magi e l’Assunzione in cielo. «Condizioni microclimatiche non idonee e un precedente trasferimento su tela con tecniche molto invasive – prosegue Maria Paola Dettori – hanno creato negli anni diversi problemi sui quali ora occorre intervenire con un fine lavoro specialistico».

Le opere del Maestro di Ozieri, di proprietà ecclesiastica, saranno dunque riportate all’antico splendore grazie a questo intervento che, al contempo, garantirà anche una conservazione ottimale. Del tutto analogo il lavoro che sarà fatto sui dipinti conservati nella chiesa della Trinità di Sassari, alcuni dei quali in pessimo stato di conservazione. «In questo caso – prosegue la storica dell’arte – la precedenza del lavoro sarà assegnata proprio dalle condizioni delle tele in modo da intervenire subito su quelle molto compromesse».

Del Maestro di Ozieri c’è traccia anche nella chiesa della Santissima Trinità, dove fino alla fine dell’Ottocento si trovava un retablo (quello della Trinità) poi acquistato da un pittore e mercante d’arte sassarese che si prese,
però, la briga di lasciarne una copia.

L’attribuzione del finanziamento alla Soprintendenza di Sassari rientra nel quadro della programmazione ordinaria con cui il Ministero valuta i casi in base allo stato di conservazione delle opere segnalate.

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