Imprese avanti adagio, giù export e risparmi

Dati in chiaroscuro: l’andamento illustrato all’assise camerale del Nord dell’Isola Positivo il saldo delle aperture ma la disoccupazione giovanile schizza al 61,4%

SASSARI. Calo di nascite, aumento dei residenti stranieri, timida crescita delle imprese, soprattutto in agricoltura, ma crollo dell’export, disoccupazione giovanili a livelli sempre più drammatici e risparmi delle famiglie ridotti ormai all’osso.

È un nord Sardegna in chiaro scuro quello che vien fuori dal rapporto “Osservatorio economico 2017”, realizzato dalla Camera di commercio nord Sardegna e diffuso ieri mattina in occasione dell’assise camerale che si è svolta per fare il punto su presente e futuro della Camera di commercio sassarese, salvata con le unghie e con i denti dall'estinzione cui sembrava condannata in seguito al Decreto di riforma del Sistema camerale nazionale.

Il documento elaborato dopo avere raccolto e analizzato i dati sociali ed economici relativi al 2016 e 2015, ha come principale obiettivo quello di mettere in evidenza punti di forza e di debolezza del territorio. Partiamo dai punti di forza di una fetta di Sardegna dove vive quasi un terzo della popolazione isolana e dove operano il 34 % delle imprese sarde. Proprio dalle attività produttive arriva un segnale di speranza: nel 2016 le imprese hanno confermato il trend di crescita che si era sviluppato già negli anni precedenti, e il saldo fra attività registrate e attività cessate fa segnare un +1,16 %, con 3.194 iscrizioni, 2.545 cancellazioni per un totale di 46.282 imprese attive.

Fra queste, i settori più rappresentati sono il commercio (il 27%), l’agricoltura (20), costruzioni (16), turismo (10) e manifatturiero (7). Di questi cinque settori solo l’agricoltura è in crescita, del 2%, rispetto all’anno precedente; tutti gli altri registrano un saldo negativo. Dato confermato dalla produttività delle imprese: il mondo delle campagne fa segnare una crescita dell’8,4%, contro l’1,3 dei servizi e l’irreversibile crollo delle costruzioni (-12,1%) e dell’industria (-12,7%). Il risultato del settore agricolo appare ancora più sorprendente se si pensa alle enormi difficoltà che gli imprenditori devono affrontare, soprattutto per il calo del prezzo del formaggio: dal 2016 al 2017 il pecorino romano è passato da 8,01 euro a 4,97 euro nel mercato delle esportazioni, e da 8,25 a 5,75 euro sul mercato italiano. Stessa tendenza per il fiore sardo da 10,50 euro a 8,45.

Sono ripresi anche i consumi delle famiglie da un totale di 7.153 milioni nel 2013 a 7.329 nel 2015. Le famiglie hanno però dilapidato i risparmi, che sono passati dai 557 milioni del 2013 a 465 milioni nel 2015, frutto di una propensione al risparmio che valutata al 7,7% del reddito a Sassari e al 2,8% in Gallura. Le anomalie di un sistema imprenditoriale apparentemente in crescita, seppur lenta, sono nel crollo delle esportazioni e nella disoccupazione che, soprattutto fra i giovani, non accenna a calare. Nel 2016 le esportazioni
hanno registrato un -15,2% rispetto al 2015 a fronte di un aumento del 16,9% delle importazioni. I disoccupati in Sardegna nel 2016 erano 117mila, 6mila in più dell’anno precedente: di questi 38mila sono nel nord che su Sassari fa segnare un tasso di disoccupazione giovanile del 61,42%.

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