L’invaso del Bidighinzu mai così a secco

Sette mesi di autonomia, pompaggio col limitatore e acqua fangosa. Nuove interruzioni idriche per un’altra perdita

BESSUDE. Più che un invaso, un enorme pozzangherone che si prosciuga ogni giorno di più. Mai il Bidighinzu è stato così avaro d’acqua. «Che io ricordi – dice Silvio Soddu, responsabile del settore potabilizzazione di Abbanoa – un livello così basso non si era mai registrato».

I segni delle annate di piena sono ben evidenti, una quindicina di metri più in su. Ora di quell’abbondanza restano solo linee di superficie tracciate sulle rocce e sulle pareti della diga.

Tutto ciò non lo racconta solo lo sguardo, ma lo spiegano bene i numeri: in questo istante all’interno del catino del Bidighinzu sono contenuti 450mila metri cubi su una capienza massima autorizzata di 11 milioni. E per capire quanto sia grave la situazione basta considerare altri due dati: il prelievo d’acqua dell’impianto di potabilizzazione è di 370 litri al secondo. E le pompe stanno già operando col limitatore, dal momento che la portata massima potenziale potrebbe arrivare a1000 litri al secondo. Ma si tratterebbe di premere inutilmente sull’acceleratore, dal momento che il fabbisogno della rete idrica servita dal Bidighinzu è di 700 litri al secondo. In pratica il freno a mano tirato è per ragioni di sopravvivenza: ogni giorno solo dal Bidighinzu se ne vanno via 32mila metri cubi di acqua, e se non dovesse piovere, considerato l’apporto costante fornito dal Temo, l’autonomia dell’invaso sarebbe di soli sei o sette mesi.

Non basta. Osservando le torrette in mezzo al lago artificiale, si nota subito che le due prese d’acqua più alte sono all’asciutto, e l’unica che pesca rimane almeno 10 metri più in basso. E la sostanza che risucchia è quanto di più lontano si possa immaginare da un’acqua sorgiva cristallina. La percentuale di fango e detriti che finiscono all’interno dei macchinari costringe il potabilizzatore ad operare a un regime doppio, dopando l’acqua con reagenti e sostanze che la rendono più pura. Ed ecco spiegati i frequenti casi in cui l’acqua arriva alle abitazione con i parametri di legge sballati. E le ordinanze del sindaco che vietano il consumo idrico per usi domestici. «I dosaggi delle sostanze nel processo di potabilizzazione – spiega Silvio Soddu – sono gestiti con sistemi automatici. Ma quando devi lavorare una materia prima così sporca, e in una situazione di variabilità con il vento che smuove il fondo, o gli sbalzi di temperatura che modificano le caratteristiche dell’acqua, allora può capitare qualche errore. Se invece l’invaso dovesse riempirsi nuovamente e potessimo prelevare da quote più alte e pulite, tutto sarebbe più semplice». Quindi le piogge abbondanti sarebbero quanto mai preziose.

Il Bidighinzu serve una fetta molto ampia di territorio, che oltre Sassari comprende diverse centri dell’hinterland: Ittiri, Uri, Usini, Ossi, Olmedo, Alghero-Rudas, Sorso, Sennori, Osilo, Muros, Codrongianos, Ploaghe, Chiaramonti, Banari, Nulvi, Borutta, Thiesi, Bonnanaro e Torralba.

È un impianto strategico sul quale Abbanoa negli ultimi due anni ha già investito tre milioni e mezzo di euro, una fetta dei quali utilizzati per la realizzazione di un nuovo chiariflocculatore. Ieri pomeriggio i tecnici hanno concluso la riparazione urgente di una perdita nella parte più bassa di una vasca di accumulo, a sette metri di profondità, che ha lasciato a secco tutte le città servite.

Già dal pomeriggio l’acqua potabile ha ripreso a scorrere nella rete.

Ma oggi è previsto un nuovo intervento sulla condotta di MOnte Oro - Ponte Rosello, per una

improvvisa rottura. Gli operai cominceranno alle 8,30 e termineranno alle 16,30. Durante questo arco di tempo mancherà l’acqua nei quartieri centro storico, Monte Rosello, Sacro Cuore, Santa Maria di Pisa, Latte Dolce, Porcellana (zona ospedali), Piandanna.


 

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