Sport, cultura e arte: così Cargeghe disegna il futuro

Il sindaco difende i servizi: la nostra scommessa è mantenere vivo il paese

INVIATA A CARGEGHE. Una casa curata, pulita e accogliente rappresenta per ogni famiglia il rifugio sicuro dal quale mai ci si vorrebbe allontanare. Allo stesso modo un paese sano, dotato di servizi efficienti e con una buona qualità della vita è un modello vincente per scongiurare il rischio dello spopolamento.

«La nostra scommessa è quella di mantenere vivo Cargeghe. Non ci aspettiamo grandi numeri, non sarebbe sensato farlo, puntiamo invece a rendere sempre più funzionale e ricco di attrattive il paese nel quale abbiamo scelto di vivere». Sono parole sagge quelle del sindaco Franco Spada che da giugno dello scorso anno amministra il piccolo comune a 14 chilometri da Sassari. «Le persone qui restano se garantisci loro un ambiente sicuro, un verde curato, un’offerta scolastica adeguata, il restauro di chiese e opere architettoniche che possano creare economia». Interventi che – come spiega bene Spada – «puoi rischiare di non vedere se li prendi singolarmente, ma se li guardi nel loro complesso capisci che rappresentano per gli abitanti ciò che per una famiglia rappresenta, appunto, la cura della casa».

Alle 10 del mattino c’è un’aria frizzante a Cargeghe, il vento muove le foglie dei tanti alberi da frutto – soprattutto aranci e mandarini – che colorano gli spazi adibiti a giardini pubblici che si affacciano sulla vallata di Campomela. C’è ordine e pulizia, non per niente è un comune tra i più virtuosi nella raccolta differenziata dei rifiuti. E ci sono i servizi, per tutte le età, quelli legati al benessere fisico stanno riscuotendo tra adulti e anziani un particolare successo. «Abbiamo ad esempio attivato – racconta con un sorriso il sindaco – un laboratorio di ginnastica dolce nel centro di aggregazione sociale che sta avendo una grande risposta in termini di giovamento fisico e psicologico. E c’è anche il corso di functional training».

L’aggregazione. Ma, più in generale, il Comune punta a valorizzare tutte le risorse che creano aggregazione, ciò di cui c’è maggiormente bisogno nelle piccole comunità. «La chiesa parrocchiale è una di queste – aggiunge Franco Spada – costituisce il più importante luogo di socializzazione e anima la vita del paese». Nella stessa ottica rientra la decisione di attivare due laboratori nell’ambito del progetto “Crescere bene insieme”: uno di zumba fitness e uno di giocoleria e acrobatica. E poi c’è anche il laboratorio di musical. Ecco perché la gente di Cargeghe è allegra, sorride e spesso e volentieri le serate le trascorre nel bar del paese pur avendo la possibilità di raggiungere Sassari in dieci minuti.

Pochi soldi e molti vincoli. Il “miglioramento dell’esistente” potrebbe tranquillamente riassumere la filosofia con la quale Franco Spada e la sua giunta (che governano senza un’opposizione) amministrano Cargeghe. «Abbiamo raggiunto un accordo con la diocesi per il restauro della chiesa parrocchiale dei santi Quirico e Giulitta, un cofinanziamento che ci consente di rimettere a posto un luogo di culto caro alla comunità». Stesso discorso vale per la chiesa romanica di Santa Croce. Anche perché, come puntualizza il primo cittadino, «è giusto che ci sia una responsabilità condivisa. Il Comune non può fare tutto e non deve fare tutto».

La strada romana. Un fiore all’occhiello, una tappa obbligata. La strada, che inizia a “Mandra ’e Corte” alla periferia del paese, risale al II secolo dopo Cristo e raggiunge il vicino territorio di Ossi. C’è un impianto di illuminazione che la rende percorribile anche di notte contribuendo a creare un paesaggio suggestivo.

Set di film. La chiesa romanica campestre di Santa Maria de Contra è un’altra delle attrattive di Cargeghe. Pare che fosse luogo di incontro (ecco perché prese quel nome) per i Benedettini del convento di Nostra Signora di Paulis, in territorio di Ittiri, e per quelli del monastero di Saccargia. Ma la sua importanza è legata anche al fatto che, nel 1976, fu scelta come set per il film “Padre Padrone” dei Fratelli Taviani (vincitore della “Palma d’Oro” al Festival di Cannes), tratto dall’omonimo romanzo di Gavino Ledda.

La Via ferrata. Altra occasione per creare un percorso turistico la offre la via ferrata di Giorré. Uno scenario selvaggio e mozzafiato che corre lungo un sentiero di 2,5 chilometri. «Sarebbe importante valorizzarla – dice il sindaco – pensare a una gestione che consenta di costruire un circuito turistico che comprenda le chiese, la strada romana, la via ferrata e l’antica fontana che sarà restaurata a dicembre e che è un simbolo fortemente identitario del paese. Per finire con un punto di
ristoro che potrebbe essere ad esempio il birrificio artigianale che sta nascendo, oppure la pizzeria al centro del paese. È così che si fa girare l’economia».

Le idee ci sono, i progetti anche. E c’è, soprattutto, un’amministrazione attiva che ha voglia di fare. E di fare bene.

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