Frane e inondazioni, ecco le aree di Sassari a rischio

Pubblicato il nuovo piano di protezione civile comunale

SASSARI. Lo scenario peggiore è apocalittico quanto improbabile: pezzi del costone di Chighizzu che crollano, seminando il panico tra gli automobilisti, danneggiando la rete ferroviaria e interrompendo le vie di accesso alla città. I piani bassi delle case e degli uffici del Fosso della Noce di viale Umberto bassa e della vallata di Rosello che finiscono sotto l’acqua. Con via Sorso, via Sicilia e viale Trento inondati, insieme a Sant’Orsola e San Giovanni. E “sinkhole” (voragini) che si aprono in vari punti della città. Ma anche solo immaginarlo aiuta a prepararsi al peggio, e ad avere un piano per gestirlo.

Il piano. Con questo spirito nasce il nuovo piano di protezione civile comunale, approvato nei giorni scorsi in consiglio. «Un aggiornamento – spiega l’assessore Antonio Piu – che mette insieme tutte le conoscenze contenute nei vari strumenti di programmazione urbanistica cittadina. E che, avvalendosi della collaborazione di un geologo, ha portato a compimento un processo di riordino e approfondimento delle conoscenze in materia di difesa del suolo dell’area urbana di Sassari. Permettendoci di conoscere i rischi, immaginare gli scenari e mettere a punto le migliori azioni da compiere».

Preavviso. Azioni che potranno essere dispiegate nelle 24 ore di preavviso entro cui l’allerta (giallo, arancione o rosso) verrà diramato dalla Sala operativa regionale, mettendo in moto una macchina che può arrivare a coinvolgere la Prefettura, la Provincia, il Centro operativo comunale (il Coc), oltre a tutte le forze in campo: polizia locale, barracelli, associazioni di volontari, forze dell’ordine e presidi sanitari. Uno scenario limite che però aiuta a mettere in fila una serie di minacce reali nel territorio. Che potrebbero non avere bisogno dell’apocalisse per scatenare la loro rabbiosa pericolosità.

Alto rischio. Sassari ha infatti due caratteristiche ad alto rischio. La prima è che, nonostante quello che si possa credere guardando i propri rubinetti spesso a secco, sotto la città l’acqua abbonda. Alimentata dalle fonti del Re e di Eba Ciara. E, per nostra fortuna, in gran parte assorbita dal suo basamento calcareo che funziona da spugna assorbendo gli “eccessi”. Un sistema che regge con i nostri usuali volumi di precipitazioni. Ma che potrebbe saltare in aria in caso dell’arrivo di una eccezionale (ma sempre meno) bomba d’acqua. Il problema è che l’asta fluviale principale è ormai totalmente “tombata” dalle costruzioni. Soprattutto in alcuni punti (come il Fosso della Noce) in cui il reticolo viario è totalmente sovrapposto all’originale “reticolo scolante”.

Il secondo incubo dormiente sono i tavolati di tufo calcareo che incorniciano l’area urbana. Uno in particolare: quello che incombe sulle gallerie all’ingresso di Sassari. Qui l’ipotesi di frana è addirittura probabile (si parla di “serie a cadenza decennale”). È già successo, con identiche tipologie litologiche, nel 2009 nel vicino comune di Muros, a pochi chilometri di distanza, travolgendo e superando barriere simili a quelle posizionate per mettere in sicurezza la parete di “cantone”. E nel Comune di Ossi, lungo la Provinciale 93, con il rotolamento di un blocco di calcare di circa un metro e sessanta di diametro, che ha divelto la Maginot di acciaio. Se una cosa simile capitasse a Chighizzu le conseguenze sarebbero drammatiche.

I costoni. Il problema più urgente è dunque quello delle frane. In generale il territorio comunale viene inquadrato come stabile. Ma con un’ampia area di allerta: le bordature calcaree delle principali vallate o perimetrali ai tavolati che incorniciano la città. In particolare sono state classificate hg2, hg3 e hg4 (più è alto il numero più sale il pericolo) i costoni della vallata urbana di Eba Ciara- Rosello e la valle del Logulentu.

Ma a preoccupare più di tutti è il tratto di Chighizzu, che tra le due gallerie all’ingresso della città presenta il massimo livello di allerta. Dato ulteriormente confermato da una recente analisi geologica-strutturale commissionata dall’Anas che ha suggerito una serie di operazioni di monitoraggio da attuare in periodo di “pace”. Gli interventi, per quanto programmati e in parte eseguiti, appaiono però inadeguati. E il coeficiente di pericolosità rimane altissimo.

Sotto l’acqua. Poi l’acqua. Che nelle viscere della città abbonda. In questo caso le zone “rosse” sono la valle di Eba Giara-rio San Giovanni, la valle di Rosello, il fosso della Noce, viale Porto Torres e Sant’ Orsola. Per l’Eba Giara il tratto tra il ponte don Sturzo e la ferrovia è il più critico. Anche perchè nelle zone “inondabili” ci sono numerose abitazioni e strutture viarie. Il “battente idrico” (il’potetica onda di piena) risulta particolarmente elevato a causa dell’effetto diga di diversi ostacoli costruiti trasversalmente alla direzione di flusso d’acqua.

Il Fosso della Noce. Identico lo scenario nel Fosso della Noce, che si sviluppa in piena area urbana, con l’aggravante che l’edificato si è spinto sino alla linea che unisce i punti più depressi della valle (la linea di compluvio). Il tracciato si estende per circa 2 chilometri fino a immettersi nella valle del Rosello. I “pericoli pubblici” sono i terrapieni di viale Trento e viale Trieste, dove un ipotetico allagamento potrebbe estendersi per 230 metri. A peggiorare ulteriormente lo scenario l’effetto diga dei terrapieni, che potrebbe causare l’innalzamento dell’onda di piena a oltre dieci metri, in un’area ricca di case, uffici, strade e parcheggi.

L’ultima nota riguarda viale Porto Torres, nei pressi di Sant’Orsola. A monte di questa ci sono alcuni attraversamenti che potrebbero bloccare il naturale deflusso di una piena, con possibili allagamenti di capannoni industriali e commerciali molto frequentati, fabbricati residenziali,
strade di accesso secondarie e infrastrutture idriche e fognarie.

I pericoli insomma non mancano. Con il nuovo piano di protezione civile ora c’è anche lo strumento per affrontarli nel caso si dovessero “svegliare”. Sarebbe però il caso di iniziare a pensare a come risolverli.

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