A rischio crollo l’ala storica del convento

Dopo le forti piogge l’area è stata interdetta: «Non c’è pericolo imminente, ma le infiltrazioni destano preoccupazione»

SASSARI. L’ala storica del convento di Santa Maria di Betlem è stata interdetta. Fino a nuovo ordine, negli ambienti dissestati dell’antico complesso, compresa la parte dove ha vissuto il beato Francesco Zirano, potrà entrare solo il personale tecnico dotato di casco e protezioni. Lo hanno disposto ieri i vigili del fuoco durante il nuovo sopralluogo sollecitato dai frati di Santa Maria.

Dopo tre giorni di pioggia abbondante, le pessime condizioni della copertura del piano superiore, quella che risale all’Ottocento, hanno permesso all’acqua piovana di penetrare in profondità aggravando le condizioni già critiche di alcune pareti dei piani inferiori. Tanto è bastato per far scattare il provvedimento restrittivo già in vigore dalla giornata di ieri. Non è tutto, i vigili hanno anche disposto che nelle lesioni delle pareti al piano inferiore, quello dove affaccia la cella di padre Zirano, vengano applicati degli speciali vetrini che servono a monitorare eventuali avanzamenti delle crepe. La fraternità di Santa Maria aveva richiesto l’intervento degli uomini del 115 a causa dello spostamento di due tubi sistemati a suo tempo nel piano superiore, quello ottocentesco, per reggere un arco che si apre sotto il tetto malconcio. Ieri mattina durante il sopralluogo, quella stanza è stata messa in sicurezza e i tubi metallici riposizionati, ma dovranno essere monitorati per escludere ulteriori spostamenti. «Attualmente non sussiste uno stato di pericolo imminente – ha spiegato ieri a fine intervento l’ispettore Pinuccio Cocco dei vigili del fuoco – ma è chiaro che se la copertura resta ancora a lungo in quelle condizioni e l’acqua continua a infiltrare, la situazione potrebbe peggiorare anche perché l’acqua, una volta infiltrata, tende a farsi spazio e ad aprire dei varchi». Da qui l’urgenza di vietare l’accesso nell’ala storica dell’antico complesso e la continua sorveglianza da parte dei frati che dovranno comunicare subito eventuali novità. Preoccupa anche, però, il cedimento di una vecchia parete di tufo nel locale caldaia, situata al piano terra, dalla quale nelle scorse settimane erano venuti giù alcuni conci che si erano sgretolati a causa dell’umidità. All’interno della chiesa, invece, desta qualche preoccupazione il locale della cantoria, sopra l’ingresso principale, dove è sistemato un organo non più funzionante. Anche lì, sulla volta e sulla parete laterale, sono comparse delle chiazze di umido in seguito alle piogge abbondanti che fino alla notte scorsa hanno flagellato il Sassarese. Accanto al rosone, inoltre, ci sono delle lesioni che dovranno essere costantemente monitorate. Da lassù si può avere una visione prospettica dell’edificio sacro, “ferito” e “incerottato”, con le reti di protezione sistemate sotto la navata centrale e sotto il cupolone che sovrasta l’altare e il Coro. Sul fronte delle iniziative si registra la visita a Sassari del padre provinciale Franco Buonamano che sarà in città nei prossimi giorni per alcuni incontri di carattere istituzionale. Padre Buonamano dirige la provincia francescana che oltre alla Sardegna comprende Umbria, Marche, Toscana e Lazio. Certamente vorrà visitare il convento che ha già visto nei mesi scorsi, ma la sua visita in Sardegna potrebbe anche avere un’altra ragione. Si attende, infatti, con trepidazione, l’esito della proposta di inserire il “caso” di Santa Maria dentro il protocollo d’intesa siglato a suo tempo tra la Regione e la Conferenza episcopale italiana per il recupero degli edifici di culto. Ma la vicenda è seguita anche dall’Unesco perché alla sorte del complesso è legata la festa dei Candelieri inserita, già da qualche anno, nel patrimonio immateriale dell’umanità. Per la chiesa-simbolo di Sassari, dunque,
sembra arrivato il momento delle decisioni importanti. Una cosa è certa, Santa Maria non può essere lasciata in quelle condizioni per molto tempo, non solo per ovvie ragioni di sicurezza, ma anche perché si tratta di uno dei monumenti più belli del patrimonio architettonico sardo.

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