Il piccolo orto botanico simbolo della rinascita

Un comitato di cittadini combatte per salvare un’area di 4000 mq in via Paoli Il presidente Porcellana: la città è piena di gioielli da tutelare e mettere in rete

SASSARI. Quel che resta di un antico orto botanico cittadino. Nato oltre un secolo fa nei giardini privati della villa Dettori. E sul punto, almeno a leggere la prima versione, poi cassata, dell’ultimo Puc, di diventare l’ennesimo “vuoto urbano” da ricoprire di cemento.

Ma ora quei 4000 metri quadrati al margine di via Paoli potrebbero diventare un simbolo di rinascita, o meglio di resilienza, di trarre cioè positività dalle difficoltà.

Così almeno sperano i 2500 cittadini che da oltre un decennio combattono perché l’orto creato dal biologo Luigi Buscalioni nel 1905 diventi un giardino pubblico. E simbolo di tutte le aree verdi da cercare, tutelare, mettere in rete. Nel centro storico, nella zona industriale, nelle colline e nelle periferie. Ma anche nella città novecentesca, dove piccoli gioielli resistono incastonati tra i palazzi.

Un vero e proprio network ambientalista, messo in piedi dal comitato Ambiente Sassari, che ha presentato una petizione in Comune per ottenere attraverso un concordato o l’esproprio, l’ acquisizione dell’area a patrimonio comunale. Per poi realizzarvi un progetto di tutela realizzato dallo stesso network e messo a disposizione gratuitamente al Comune.

Un’azione che il presidente Giuseppe Porcellana non esita a definire esemplare: «E che a buon titolo – spiega – si inserisce tra le attività di volontariato auspicate da recenti leggi in materia che hanno l’obiettivo di promuovere una nuova cultura del verde, capace di esprimere anche il potenziale economico, sociale, ambientale e culturale della città».

L’occasione per raccontare il piano di salvaguardia è stata la maratona di Climathon che a Sassari si è svolta nelle scorse settimane tra il centro culturale di Largo Infermeria San Pietro e l’Archivio Storico, con un’ampia partecipazione di climatologi, agronomi, architetti ed esperti di varie discipline. Una organizzazione curatissima, messa in piedi dall’assessorato all’Ambiente che fa capo a Fabio Pinna e da Tamalacà che ha coordinato quattro gruppi di lavoro.

Lì il comitato Ambiente ha messo le carte in tavola, dipanando una tela che con pazienza insieme ai comitati di quartiere, a Italia Nostra e al Wwf e al Fai porta avanti dal 2008. «Creeremo un giardino pubblico, luogo di socialità ma anche polmone verde in un ambito urbano densamente edificato e assediato dall’asfalto e dal cemento che in estate ribollono». Ed è solo il punto di partenza: «L’idea – spiega Porcellana – è di focalizzare l’attenzione anche sulle altre aree libere della città compatta per tenerle a parchi e creare una rete ecologica tra i vari quartieri che così si rapportano col verde periurbano, ugualmente da salvaguardare. Di particolare interesse altre iniziative dell’amministrazione comunale già in fase di attuazione, quali la riqualificazione del verde pubblico che dalla valle di Rosello sale all’Eba Giara e si incunea tra i quartieri dei Cappuccini e del Monte».

«Sassari – sottolinea Piero Atzori, del comitato di quartiere San Giuseppe – ha altri spazi in abbandono, spazi che recentemente venivano inopinatamente definiti “vuoti urbani da riempire di cemento” e che oggi, invece, si vogliono pieni di verde e di significati culturali e sociali, in riferimento anche alla storia dei luoghi. Superata la fase della rassegnazione, si percorrono vie nuove di cittadinanza con il semplice obiettivo del miglioramento della vivibilità urbana».

L’area residua dell’ex Orto Botanico di via Paoli ha anche un chiaro valore storico. Si tratta del quarto Orto Botanico della storia di Sassari, come scrisse il botanico sassarese Luigi Desole attingendo da Enrico Costa. L’Orto, nato nel 1905, su un terreno privato con villa dei nobili Dettori, fu definito “superbo” da Enrico Costa e, purtroppo, dopo oltre un ventennio di grande attività e di scambi di piante e semi con numerosi Orti Botanici europei, nel 1928 venne dismesso. Rimangono oggi nello spazio residuo nascosto tra i palazzi, dopo la cementificazione degli anni ‘80, una ventina di specie arboree e arbustive e, tra queste, un esemplare di leccio che potrebbe essere definito “monumentale”. Delle antiche strutture, meritevoli di restauro, rimane una parte delle serre in muratura datate 1905.

«Si
auspica che il Comune voglia varare un piano complessivo che coinvolga tutte le aree verdi pubbliche, scolastiche, sanitarie, religiose, militari e private – sottolinea Atzori –. E per iniziare si potrebbe inserire l’ ex orto nel circuito dei Giardini storici dell’isola».



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