Fiume Santo, tonnellate di carbone sono finite in mare

I senatori del Pd hanno chiesto l’intervento del ministro dell’Ambiente. Ep: «Non c’è inquinamento»

SASSARI. Tonnellate di carbone in mare davanti alla banchina della diga foranea del bacino industriale di Porto Torres, nel luogo dove avviene l’attracco delle navi carboniere che scaricano il combustibile per la centrale elettrica di Fiume Santo.

La vicenda approda sul tavolo del ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti al quale si sono rivolti i senatori del Pd Silvio Lai, Giuseppe Cucca e Ignazio Angioni per chiedere accertamenti immediati e verifiche nel tratto di mare interessato dallo sversamento. La notizia dell’inquinamento è stata confermata dalla società Ep Produzione che l’ha comunicata alle autorità locali e agli organi di vigilanza regionali e provinciali, ma finora non risultato provvedimenti. E dire che in situazioni analoghe - come a Brindisi, nella centrale Enel di Cerano - sono stati sequestrati gli impianti che avevano provocato lo sversamento in mare di carbone e acque meteoriche miste a carbone. Forse anche per questo, i senatori sardi hanno sollecitato l’intervento del ministro dell’Ambiente. Non è stata ritenuta sufficiente, infatti, la dichiarazione dell’azienda che ha rilevato la centrale di Fiume Santo dai tedeschi di E.On e che ha sottolineato come «la sostanza finita in mare non sia pericolosa per l’ambiente».

Le associazioni ambientaliste, invece, hanno espresso forte preoccupazione per la presenza di centinaia di tonnellate di carbone sui fondali marini, sostenendo che «concentrazioni elevate di carbone possono causare l’abbassamento dei valori di ossigeno nell’acqua».

Una diversità di posizioni che - al di là dell’autodenuncia da parte di Ep Produzione - rende indispensabile una indagine per individuare eventuali responsabilità – sostengono i senatori che si sono rivolti al ministro Galletti - «anche per individuare eventuali responsabilità da parte di chi era preposto alla verifica e al controllo delle operazioni di carico e di trasporto del carbone dalle navi alla centrale di Fiume Santo».

Dalle prime ricostruzioni, il materiale fossile si sarebbe depositato nel fondale
marino durante le operazioni di scarico nei primi anni di utilizzo del carbone a Fiume Santo, dunque nel 2003. Non si tratterebbe, quindi, di uno sversamento recente. La vicenda si colloca nella partita più complessiva - e ancora aperta - delle bonifiche a Fiume Santo. (g.ba.)

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