Morto in cella, perizia riapre il caso

La relazione di Lafisca non chiarisce il giallo sulla fine del detenuto Marco Erittu

SASSARI. Il bandolo della matassa lo si sarebbe dovuto trovare nella risposta del perito alla domanda dell’avvocato difensore Patrizio Rovelli: «Dottor Lafisca, insomma come è morto Marco Erittu?». Risposta: «È morto per la costrizione del collo cui possono essere facilmente associati altri fenomeni come la costrizione toracica». Le parole del professionista – incaricato dalla corte d’assise d’appello di Sassari di accertare la causa del decesso del detenuto trovato senza vita nella sua cella di San Sebastiano il 18 novembre del 2008 – non hanno risolto il giallo. Tutt’altro. Hanno persino aperto nuovi scenari. Come quello di una morte dovuta a compressione toracica.

L’omicidio/suicidio. Il caso inizialmente era stato archiviato come suicidio: Erittu (già protagonista di gesti di autolesionismo) si era cioè strangolato con una striscia di coperta. Ipotesi ritenuta praticamente certa fino alle dichiarazioni del pentito Giuseppe Bigella che si era autoaccusato del delitto e aveva chiamato in correità tre persone. A giugno del 2014 sono stati assolti in primo grado dall’accusa di omicidio volontario Pino Vandi, Nicolino Pinna (entrambi detenuti all’epoca dei fatti) e l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna. Assolti invece dall’accusa di favoreggiamento due colleghi di Sanna: Giuseppe Sotgiu e Gianfranco Faedda.

Torna il sacchetto di plastica. Lafisca rimette in piedi l’ipotesi del soffocamento con un sacchetto di plastica. Ne aveva parlato il pentito Bigella che aveva raccontato agli inquirenti di aver soffocato Erittu con una busta di cellophane e poi, una volta accertatosi della sua morte, aveva lasciato agli altri imputati il compito di simulare un suicidio per impiccagione. Dice Lafisca a sostegno di questa ipotesi: «Le tracce sul collo della vittima sono compatibili con una manovra che ha comportato l’utilizzo di un sacchetto di plastica». Considerazione che, di fatto, avvalora la ricostruzione fatta da Bigella. Lo stesso Bigella al quale, evidentemente, non hanno creduto i giudici di primo grado che nelle motivazioni della sentenza di assoluzione avevano spiegato che l’istruttoria dibattimentale non aveva «consentito di acquisire, oltre alle dichiarazioni accusatorie di Bigella, elementi idonei dotati di un minimo di certezza tali da far ragionevolmente ritenere che la morte di Erittu sia da ricondurre a un omicidio piuttosto che a un suicidio».

La riapertura dell’istruttoria. Lo scorso febbraio la corte d’assise d’appello era uscita dalla camera di consiglio non con una sentenza – come tutti si aspettavano – ma con un’ordinanza che disponeva la rinnovazione parziale dell’istruttoria dibattimentale. L’obiettivo della corte presieduta da Plinia Azzena era quello di chiarire attraverso una perizia medico legale come fosse morto Erittu.

La perizia. Lafisca avrebbe dovuto dire se Erittu si suicidò o se invece fu ucciso. Nella sua relazione ha concluso che la causa della morte «è stata inequivocabilmente un’asfissia meccanica violenta avvenuta mediante un’azione costrittiva del collo». Un lungo elenco di ipotesi per arrivare poi a concludere che «sono tutte incompatibili con una meccanica suicidaria con la striscia di coperta o con mezzi diversi dalla coperta stessa che non siano stati, per motivi a me ignoti, rinvenuti nella cella». Si intuisce che il perito opti più per l’omicidio considerato che, come lui stesso precisa, «non sono stati trovati nella cella strumenti in grado di spiegare il suicidio».

Scontro tra consulenti. Ieri davanti alla corte presieduta da Plinia Azzena i consulenti della difesa hanno sollevato tutta una serie di contestazioni alle tesi di Lafisca portando alla fine quest’ultimo a dire che in tutta questa storia «l’unica certezza è che Erittu è morto per asfissia meccanica violenta». Provocata da cosa, non si sa.
Non prevale, per il perito, una modalità omicidiaria rispetto a un’altra: «Non dirò mai che uno solo dei meccanismi che ho elencato ha determinato la morte di Erittu». E allora? Verrebbe da chiedersi. L’esito del processo si baserà sulle parole di Bigella? Prossima udienza il 2 febbraio.

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