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Nell’isola delle slot machine bruciato più di un miliardo

La Sardegna è quarta per numero di apparecchi, Olbia prima in Italia 

SASSARI. Il pifferaio magico del nuovo millennio suona la melodia elettronica delle slot machine. Poche note sgraziate, dal timbro metallico, che hanno il potere di ipnotizzare gli abitanti di un’intera regione, al punto da convincerli a spendere in un anno più di un miliardo di euro. Una cifra spropositata per un territorio che dovrebbe imitare le formiche ma che invece, quando sente il richiamo dell’azzardo, sceglie l’abbigliamento da cicala pur di scommettere i pochi risparmi accumulati. Le elaborazioni del gruppo editoriale Gedi sui dati forniti dal Monopolio di Stato piazzano la Sardegna al quarto posto quando si parla della capillarità della distribuzione delle slot. L’isola finisce invece nelle ultime posizioni quando si definisce il valore delle giocate pro capite. L’allarme, comunque, resta alto perché a una spesa pro capite bassa rispetto alla media nazionale corrispondono stipendi altrettanto bassi. I sardi, insomma, giocano meno ma guadagnano meno.



I numeri. Nel 2016 in Sardegna sono stati giocati 1,094 miliardi di euro alle “macchinette”, un settimo esatto dell’ultima manovra finanziaria regionale. Cifre che spaventano e che fanno il paio con medie pro capite decisamente alte rispetto alle possibilità economiche. La Las Vegas dei quattro mori è Olbia. Nella capitale della Gallura il vizio dell’azzardo è più diffuso che nel resto dell’isola sia per quanto riguarda la spesa sia per la diffusione delle slot. A Olbia si giocano 1536 euro pro capite per un totale che supera di poco i 92 milioni di euro all’anno, nonostante il reddito medio superi di poco i 17mila euro. Il primato resiste anche ampliando l’area di riferimento: nella provincia di Olbia-Tempio ogni cittadino spende in media 1101 euro. La Gallura si traveste da Nevada anche quando si calcola il rapporto tra gli abitanti e il numero degli apparecchi. Olbia, infatti, guida la classifica nazionale dei comuni che hanno più di 50mila abitanti con 15,4 slot ogni mille cittadini. Anche il secondo posto è una questione isolana perché con 12,5 macchinette ogni mille abitanti la medaglia d’argento spetta a Sassari. Ma in questo caso non è un motivo di vanto.

L'Italia delle slot in numeri



I piccoli centri. In un’isola in cui la maggioranza dei 377 Comuni è di piccole dimensioni, spesso piccolissime, non potevano mancare i picchi anche nella graduatoria dedicata ai centri sotto i 50mila abitanti. Siapiccia, nell’Oristanese, occupa la 15esima posizione assoluta con 44,6 apparecchi per appena 359 abitanti. Ma è il dato della spesa pro capite in rapporto al reddito medio a far suonare l’allarme rosso. A Siapiccia si spendono nelle slot 1563 euro all’anno nonostante il reddito medio di 12mila euro dovrebbe stimolare investimenti di altra natura. Al ventesimo posto della stessa graduatoria c’è un altro paese che non se la passa benissimo. A Erula, 742 abitanti nel bel mezzo dell’Anglona, il numero delle slot sfiora quota 38. La spesa pro capite di 652 euro è meno della metà di quella che affrontano i “colleghi” oristanesi ma rimane preoccupante.



I casi limite. La prima sensazione è che ci sia un errore nei conti. Perché la spesa pro capite dei cittadini di Valledoria, sempre in Anglona, è drammaticamente alta. I 4332 abitanti inseriscono nelle slot 2181 euro ogni anno – la media più altra in tutta l’isola – nonostante il reddito medio non raggiunga i 14mila euro. Leggermente meno drogati di gioco, invece, i cittadini di Arzachena che affidano alle slot 1596 euro ogni anno ma che hanno un reddito medio più alto di circa 2mila euro. Per misurare la passione del gioco si possono confrontare le aree depresse con quelle dove il lavoro non è un sogno. Il risultato è che chi ha meno spende di più. Un classico dimostrato dai 702 euro pro capite spesi nell’area depressa di Porto Torres e dai 241 euro che invece si contano a Thiesi. Ma ci sono differenze sostanziali anche nelle stesse aree. Nel Sulcis si passa in scioltezza dai 103 euro spesi a Nuxis ai 650 che invece vanno via a Giba, ad appena qualche chilometro di distanza.

Le contromisure. Si chiama “Registro dei distributori e degli esercenti di gioco” e arriva da un emendamento alla finanziaria approvato dalla Camera che prevede l'istituzione di un registro informatizzato nell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli in cui compariranno i dati degli esercenti e dei distributori e verranno annotate le chiusure dei contratti o le loro sospensioni. Le slot dismesse, invece, dovranno esse distrutte per evitare utilizzi illeciti degli apparecchi una volta usciti dai circuiti legali.