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Caro me stesso, ti scrivo - Lettere dal futuro degli studenti sassaresi

Sono Silvia e ho trent’anni

Non avrei immaginato mai una cosa del genere quindici anni fa, ma ora mi ritrovo a scrivere una lettera alla ragazzina che ero un tempo. Dico ciò perchè il futuro che stabiliamo noi non è mai quello che sarà realmente, nel bene e nel male. Quattordici anni fa, mi immaginavo sposata ma senza figli, perchè ripetevo sempre che i figli portano solo rogne. Certo, da una parte è vero, ma sono anche la cosa migliore che abbia fatto. I miei genitori mi dicevano continuamente che avrei cambiato idea, e fu così. D’altronde la mia famiglia mi ha sempre dato ottimi consigli e ha sempre avuto ragione, soprattutto quando io sostenevo il contrario. La mia famiglia è composta da me, i miei genitori, e i miei due fratelli, entrambi più grandi di me. Ho sempre avuto un rapporto stupendo con i miei genitori. Ovviamente i litigi non mancavano, come in ogni famiglia esistente. Loro hanno sempre fatto tutto per me, per non farmi mancare nulla e mi hanno dato un’educazione di cui oggi sono fiera ed orgogliosa e per cui non li ringrazierò mai abbastanza. Loro hanno sempre preferito comunicare con me piuttosto che rimproverarmi, facendomi capire dove avessi sbagliato, e incitandomi a migliorare me stessa ogni giorno di più. Mia madre ha preferito, conclusi gli studi universitari, di dedicarsi alla sua famiglia, dedicando a me e ai miei fratelli tutto l’amore e le attenzioni possibili, non sono mai stata sola. Mi hanno sempre sostenuta nelle mie passioni ed interessi, mi hanno fatto studiare dove volevo io, perchè l’idea di andare a studiare fuori non l’ho mai cambiata, e ad oggi li ringrazio per avermelo permesso. Perchè nonostante fossero protettivi e nostalgici, hanno sempre anteposto la mia felicità alla loro, mio padre certo avrebbe preferito che rimanessi in Sardegna, ma come ho detto, mi hanno sempre sostenuta in tutto quello che ho sempre voluto fare. Con i miei fratelli, data la grande differenza di età, per alcuni anni non abbiamo sempre avuto il modo di confrontarci e passare tanto tempo assieme, ma una volta diventata più grande, ho capito che loro fossero un grande punto di riferimento per me. Anche nei momenti di sconforto che anche un adolescente può avere, sebbene sono consapevole oggi che all’epoca i problemi fossero minori rispetto a quelli riscontrati da grande, loro hanno fatto il possibile per farmi stare serena e ci sono sempre riusciti. sembra quasi una favola che il rapporto è così perfetto, ma è stato così e sarà sempre tale, ed è tutto grazie a loro. La famiglia viene prima di tutto, ed è il regalo più bello che la vita possa fare.

Silvia Ganau

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Se ti dovessi scrivere

Se ti dovessi scrivere una lettera per consigliarti cosa fare quando sarai grande e quando dovrai prendere decisioni che per te saranno fondamentali per il corso della tua vita, come primo consiglio ti darei quello di non fuggire via,e con questo intendo di non fuggire via dal tuo Paese. Penso che chiunque possa dare qualcosa al nostro Paese, anche di molto piccolo, e reputo, invece, coloro che preferiscono dare il loro contributo a qualche altra nazione persone deboli che non desiderano il bene del loro Paese. Dico deboli, perché so che qua, in Italia, non è facile, soprattutto nel tuo periodo, trovare un lavoro, si può tranquillamente dire che per i giovani non ci sono molte speranze. Ma nonostante questo tu devi rimanere qui. Perché è qui che sei nato, è qui che sei cresciuto, è qui dove metterai su famiglia, ed è qui che vivrai, perché questo è il tuo Paese. E' strano quello che provo per chi va via, si potrebbe definire una via di mezzo tra comprensione e antipatia, perché da una parte capisco chi fugge, capisco che in questo momento l'Italia stia attraversando una fase piuttosto delicata, capisco chi ha una famiglia e ha bisogno di portare qualcosa a casa, ma non sopporto chi, invece, se ne va per comodità. Quindi, il consiglio che ti posso dare, è che quando dovrai affrontare i primi problemi che l'Italia ti porrà davanti, di non pensare nemmeno per un secondo di abbandonarla. Ti chiederai perché e per chiarirti le idee di posso fare l'esempio dell'Europa di oggi che sta attraversando un periodo di forte globalizzazione dovuta alle migrazioni. Sinceramente, non riesco a capire chi pensa che tutto questo sia una cosa positiva. Da quale punto di vista un mondo di culture mischiate si può definire bello? Io preferisco l'ordine. Preferisco viaggiare per conoscere la bellezza di altre culture, non mi piace averle in casa come sta accadendo oggi. Lentamente, col passare degli anni la cultura italiana, andrà perdendosi, non avrà più una sua identità. E io non voglio che questo accada, quindi, non migrare, non contribuire a ciò che sta accadendo oggi, ma preserva la tua cultura, perché la cultura italiana è la più bella del mondo. Ti saluto

Manlio Perantoni

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Carissimo Niccolò,

Niccolò Biressi
Niccolò Biressi

Come va la vita? Non c’è bisogno che tu risponda, lo so già. Me lo ricordo. Ti scrivo perché oggi mi sento solo, o forse, semplicemente, voglio sentirmi solo.E’ uno di quei giorni in cui non ho voglia di parlare con nessuno, così senza alcun motivo, non esiste una ragione specifica, ma questo accade, proprio come spesso accadeva quindici anni fa. Stamattina dopo essermi svegliato ho pensato subito a te, cioè a me. Ho riflettuto e, chi meglio di noi può capirci? chi meglio di noi dovrebbe conoscere quello che proviamo... “Che tristezza” starai pensando, sono passati tanti anni ed è ancora tutto buio, non è cambiato nulla? No direi di no, è cambiato tutto. Come tu pronosticavi, con ragione, alla fine degli studi è iniziata la “vita vera”, prepotente è subentrata l’età adulta, un “gioco serio” che è cosa ben diversa dal tutorial che rappresentano l’infanzia e l’adolescenza. L’adolescenza sì, quella che tu stai attraversando in questo momento, io la ricordo con sentimenti contrastanti, sono felice di averla vissuta ma non tornerei indietro, è una frase che si sente dire spesso e non posso che condividerla. Il terrore che provi quando guardi al futuro, la responsabilità, la pressione che ti pesa sulle spalle perché sai di poter far qualcosa di grande ma non sei convinto di soddisfare le diverse aspettative (le tue prima di quelle degli altri), le domande di senso che non hai nemmeno bisogno di porti perché le hai insite in te da quando abbiamo cinque anni, la semplice paura del mondo, la rabbia, la voglia, il desiderio di valere qualcosa. Ecco tutte queste emozioni vengono amplificate dal periodo della vita che stai percorrendo, ma saranno sempre presenti, saranno ciò che ti renderà vivo, serviranno, aiuteranno. Ti consiglio di impegnarti sempre, di non darti mai per vinto, di non trovare inutili alibi e soprattutto di seguire quello che senti, non sopprimendo mai le sensazioni che proverai. Io posso dirti che andrà tutto bene, dirti che anche se oggi sono triste la mia vita è comunque soddisfacente, ti posso rassicurare un po’, ma non voglio rovinarti troppo la sorpresa quindi mi fermo qui. Ho scritto poco perché so che anche se vorresti che fosse il contrario, in questo periodo, leggere proprio non ti piace. Mi auguro che tu mi abbia dato almeno un po’ di ascolto, anche se so perfettamente che prestare attenzione ad un “adulto” come me non ti risulta molto congeniale. Spero che questa lettera ti possa servire a qualcosa, possa tenderti la mano che pensi di non aver bisogno, spero che possa farti sorridere (cosa che diciamocelo dovresti fare più spesso). Un abbraccio

Niccolò Biressi

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Milano, martedì 14 dicembre 2032

Francesco
Francesco

Caro Francesco, non so se ci potremo mai incontrare un giorno, dato che siamo la stessa persona, con giusto quindici anni di differenza. Ti scrivo per farti conoscere la mia storia, ma non prenderla troppo sul serio, perché basta poco a cambiare i fatti che avverranno. Alla tua età ricordo che le mie più grandi passioni erano i motori, la musica ed il videomaking. Grazie alla prima di queste sono riuscito ad indirizzarmi verso la via dell’ingegneria meccanica, qui a Milano. Ho scelto di non frequentare l’università di Cagliari perché ho preferito aprire l’orizzonte del mio futuro dove la speranza lavorativa mi è sembrata maggiore, lasciando la Sardegna. Certo, ho dovuto fare fronte ai problemi legati a questa scelta, come lo stare distante dalla mia famiglia per molto tempo, vedere gli amici raramente ed adattarmi al nuovo stile di vita della città, perché rispetto a Sassari qui si svolge tutto più velocemente. E che dire dell’enorme nostalgia che mi ha oppresso per la mancanza del sole, del cielo, del mare: tu oggi vedi solo i difetti della tua città, senza dare troppo peso ai pregi, ma, se ti dovessi allontanare, capiresti davvero l’importanza di questi. Per quanto riguarda la musica ed il videomaking, non sono tornate molto utili nella mia carriera da ingegnere, però ti sconsiglio di abbandonarle perché sono comunque hobby da coltivare: questi mi hanno insegnato che se si raggiungono gli obiettivi, i sacrifici diventano lo sfumato ricordo di una difficoltà momentanea, che una volta superata ti realizzerà. Hai ancora diciassette anni e ti senti pieno di difetti: disprezzi la tua troppa calma nell’affrontare le cose più importanti, l’impegno che metti per quelle futili, la pigrizia per ciò che non ti aggrada e la tua arte nel rimandare al domani ciò che puoi fare oggi. Però rispetto a me hai un grande vantaggio: sei ancora in tempo per decidere come progettare la tua vita. Nel momento in cui ti trovi a fare una scelta importante, non farti condizionare dal pensiero e dai giudizi degli altri, ma ascolta te stesso e segui ciò che ti sta più a cuore. Mi rendo conto di quante cose non ho fatto o che non ho avuto il tempo di fare, di quante volte ho pensato troppo in grande ritenendo il piccolo banale. Non dimenticarti che gli anni passano rapidamente: goditi la vita e ricorda che non si smette mai di crescere; usa l’entusiasmo, la speranza, l’energia che solo voi adolescenti avete per realizzare qualcosa di nuovo, utile a tutti; non perdere mai quella voglia di scoprire che hai sempre avuto fin da bambino.  Il tuo te dal futuro,

Francesco

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Lettera a un'ex amica

Ciao. Sono passati ben quindici anni, quasi sedici, da quando abbiamo fatto si che la nostra amicizia finisse. Oggi ho un lavoro, ho un fidanzato e ho già due bambini. Tu? Che cosa fai ora? Dove sei? Stai realizzando i sogni di cui mi parlavi? Lo spero davvero, so quanto tu tenga a realizzarli, quindi tieni duro, impegnati come hai sempre fatto e dai del tuo meglio. Ti sto scrivendo perché crescendo ho capito molte cose e ho bisogno di dirti tutto quello che in sedici anni non ti ho mai detto. Non so ancora chi delle due abbia deciso che un'amicizia durata praticamente undici anni potesse finire. Mi è dispiaciuto, tanto anche. Da piccole pensavamo sempre al futuro, ma non pensavamo al mio e al tuo futuro, pensavamo al nostro. Pensavamo a come la nostra amicizia sarebbe potuta essere un'ispirazione per le nostre figlie, pensavamo anche al lavoro insieme ogni tanto. Forse dopo il nostro litigio non ti ho mai cercata, forse non ho mai tentato di riparare le cose, ma sei stata tu a chiedermi di essere lasciata in pace e io ho rispettato la tua decisione pensando che questa per te fosse la cosa migliore da fare. Lo era per te, ma non per me. Ora ho trentun anni e vorrei provare a spiegarti tutto quello che non mi hai mai dato il tempo di dirti, ti sembrerà strano che dopo tutti questi anni stia ancora pensando a te e a quello che eravamo da piccole, ma in realtà se penso ancora a te è anche grazie ai mie figli. Loro hanno tante amiche e amici, ma come accadde a noi due, hanno anche due persone a cui tengono in particolare, i migliori amici. In particolare mia figlia e la sua amica del cuore, sono tali e quali a noi da piccole. Condividono tutto e passano insieme giornate intere. Probabilmente nemmeno ti interessa essere a conoscenza del rapporto di mia figlia con le sue amiche, ma te lo dico solo perché vedo il loro rapporto con molta nostalgia. Mi ricordano noi due, ciò che eravamo e ciò che ci eravamo promesse di diventare, senza però mantenere la promessa. A volte mi chiedo se tutto quello che è successo si sarebbe potuto evitare o se le cose dovessero andare così per il bene di entrambe. Io penso che avremmo potuto evitare tutto. Ti ho già chiesto scusa, pur non sapendo realmente per cosa, non ho mai capito quale sia stato il motivo della fine della nostra amicizia perché tu non mi hai mai lasciata parlare e io non volevo ascoltarti pensando di non essere dalla parte del torto come dicevi tu. Ora ho trentun anni e voglio darti un consiglio: parla, parla sempre, quello che ci siamo tenute dentro è stato la causa di ogni litigio. Abbiamo costruito un muro tra di noi, il muro pian piano si è alzato ed è stato impossibile oltrepassarlo. Non rifare lo stesso sbaglio una seconda volta, io ho imparato anche grazie a te, sono sicura che anche tu lo farai. Spero che con questa lettera tu possa riflettere su quella che era la nostra amicizia e su quello che l'ha fatta finire.

Tanti saluti, la tua (vecchia) migliore amica.

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Chi ha paura del lupo cattivo?

Gabriele, mi fa un certo effetto scrivere ad una specie di alter ego ma ci proverò lo stesso. So che la tua adolescenza è attraversata da momenti difficili ma ricordati di non mollare mai, perché nonostante tutto  quello che una persona può subire, la cosa più importante è riuscire a rialzarsi, sempre con un sorriso sulle labbra, per non far vincere il “lupo”. E’ importante che tu e tutti gli altri che si trovano nella tua stessa situazione capiate che la vita di una persona è costellata sia da periodi bui che da momenti luminosi, e che dopo una notte oscura c’è sempre un’alba più fulgida. Se non ci sono eroi per salvarti allora sii tu l’eroe. E’ inutile scappare o  nascondersi perché, nel bene e nel male, le cose si vengono a sapere lo stesso! Bisogna parlare, soprattutto con le persone che ti stanno accanto, ed è bene farsi aiutare per fare in modo  che gli altri non ti rovinino la vita. Ricordati, in ogni storia di bullismo non c’è mai un vincitore e nemmeno un vinto: c’è solo un soggetto debole che se la prende con uno ancora più debole; basta avere qualche voto più alto a scuola, come nel mio caso, e tu sai di che parlo, basta avere un paio di occhiali, un apparecchio tra i denti o qualche chilo di troppo per ricevere umiliazioni, insulti e aggressioni sempre più pesanti. Il consiglio che mi viene da darti è quello di parlarne, parlane sempre, non scappare, non isolarti e ricordati che coloro che esibiscono prepotenze nei tuoi confronti o nei confronti di altri, lo fanno perché a loro volta, sono degli insicuri,   dei soggetti problematici, che hanno bisogno di attirare attenzione su di sé in modo diverso. Non sei tu ad essere sbagliato, ma sono i prepotenti che sbagliano, non ti devi vergognare di  ciò che sei e di quello  che  ti accade, devi reagire di fronte alle prese in giro, anche quelle “pesanti”, magari sfoderando un bel sorriso e qualche battuta intelligente che denoti sicurezza e faccia ammutolire il lupo. Non abbassare mai la guardia, e cosi magari riuscirai ad aiutare coloro che sono vittime, come te, di atti di bullismo. Io ho sconfitto il  “mostro”; con  l’aiuto di persone che mi sono state accanto; dopo anni di continue prese in giro, “frecciatine” di vario genere, ne sono uscito, e ora guardami, ho  raggiunto il mio intento: quello di diventare uno psicologo. Pronto a scacciare il lupo cattivo dalla tua vita! Sii forte, ti aspetto. 

Gabriele

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L'importanza dei sogni

Ciao Lucia, so che a sedici anni è difficile credere che certi sogni si possano avverare;  ma, e te lo dice una leopardiana nata,  non bisogna mai arrendersi. Non ci si deve autocommiserare e deprimere solo perché in un certo momento del proprio cammino ci si trova in una situazione difficile, al contrario, ci si dovrebbe aggrappare ai sogni e custodirli attentamente per farli crescere, giorno dopo giorno, dentro il proprio cuore e, al momento giusto, farli sbocciare come un fiore a primavera. Questo perché sono proprio i sogni e le speranze che, nei giorni più bui, ci danno la forza di andare avanti e ci forniscono un pretesto per continuare a combattere; certo, a volte ci fanno piangere lacrime di rabbia perché pensiamo che non riusciremo mai a farli avverare, ma è normale,  e sono proprio quelle lacrime che ci fanno crescere e capire che la vita non è facile e che si deve lottare per riuscire ad ottenere quello che si desidera davvero. Ed è quando si riesce a fermare e colmare il pianto che si raggiunge la maturità necessaria per comprendere che l’avverarsi o meno di quei sogni dipende solamente dalla nostra volontà e dalla solidità della decisione che abbiamo preso. Tu sei forte e so che ora sei fermamente convinta che se ci si impegna al massimo nella vita si può riuscire a far avverare qualunque desiderio, e dunque raggiungere la felicità cui tutti agogniamo. Questa convinzione non è sbagliata anzi, tutti dovrebbero riuscire a credere pienamente in se stessi e raggiungere il traguardo della propria meta anche se per alcune persone, come è accaduto a me,  può essere più difficile che per altre. Quando poi arrivi in vetta della montagna scalata con grande fatica, la felicità è ancora più grande ed è in quel momento che capisci di avercela fatta a sconfiggere i fantasmi che avevano popolato la tua adolescenza.  Ho solamente un consiglio da darti: non rinunciare mai a realizzare i tuoi sogni, perché tutto è possibile se ci si crede davvero.

L.F.

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Lucia, quella sconosciuta!

Cara Lucia, approfitto del tempo libero che ho a disposizione per scriverti una lettera, anche se  non so quanto ci impiegherà ad arrivare da te, visto che ci troviamo a trent’anni di distanza. Beh, non sono mai stata brava con le parole però credo che questa volta sia diverso in quanto mi sto rivolgendo ad una ragazza che ha solo bisogno di qualcuno che la sproni a continuare ad andare avanti nella vita. Sappi che la mia non vuole essere una predica noiosa; ti prego solamente di leggere con attenzione le parole di questa sconosciuta, che alla fine saresti tu, ma solo con qualche cambiamento dovuto agli anni trascorsi, forse troppo in fretta. Oggi dedico questo tempo a te, non per rimproverarti ma solo per spronarti a continuare ad essere la ragazza che sei: forte e intraprendente. So benissimo che spesso succede di trascorrere qualche periodo buio nella vita adolescenziale, ma tu Lucia, tu che sei forte, devi trovare sempre il coraggio di seguire la luce e proseguire il tuo cammino senza voltarti mai indietro. Spesso capita anche che le cose non vadano per il verso giusto, ma bisogna ripartire da lì, da quelle sconfitte. Devi trovare sempre dei motivi per andare avanti senza rammaricarti delle circostanze spiacevoli che ti sono successe, perché ciò non farà altro che peggiorare la situazione ed  impedire di raggiungere i tuoi obiettivi. Ecco, sono qui anche per questo, per cercare di rammentare il tipo di ragazza che ero un tempo e che tu sei adesso; voglio  provare a ricordare tutte quelle emozioni che avverti da spensierata adolescente, e che poi non riuscirai  più a provare  quando sarai adulta perché  una miriade di problemi e pensieri ti affollano la testa ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Problemi che tu adesso non ti poni, perché ogni età ha i suoi, proprio come le stagioni dell’anno: ognuna porta i suoi frutti. Amore, amicizia, scuola, genitori, oggi affollano la tua generando felicità o lacrime ma tu, giovane ragazzina, riesci a trovare sempre quell’entusiasmo necessario per affrontare qualsiasi circostanza. Come fai a nascondere le tue paure ed insicurezze dietro ad un semplice sorriso per poi continuare ad andare avanti? Spesso torno a casa stanca dal lavoro e insoddisfatta e penso “Come sarebbe stata la mia vita se avessi preso una determinata decisione o fatto una scelta diversa?” “Come sarebbe andata la mia vita se avessi seguito il consiglio dei miei genitori  che adesso rimpiango di non aver preso in considerazione, perché, come tu sei adesso, ero orgogliosa e testarda?” Tutte queste domande, tutti questi pensieri suscitano in me un po’ di amarezza. Allora mi vieni in mente tu, sì, proprio tu ragazzina che riesci a far sembrare tutto così facile, anche se so con certezza che non lo è; tu che riesci a sdrammatizzare qualsiasi avvenimento poco piacevole pur di continuare ad essere felice ed andare avanti per la tua strada. Ecco, prendi questa mia missiva come il consiglio di una sconosciuta che non vorrebbe che tu divenissi come lei: così malinconica e inappagata.  Lucia, cammina sempre a testa alta e non farti intimorire mai da niente e nessuno, sii sempre positiva e continua ad essere intraprendente: solo così riuscirai a raggiungere la tua meta. Prova anche ad ascoltare i consigli dei  tuoi genitori, perché vogliono solo il bene per te. Abbi cura di te!

Lucia

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Cara me del passato                                                              

Nella vita subiamo dei traumi. Come reagiamo a quel dolore determina chi siamo. Qualche ferita a volte non sei riuscita a chiuderla. È una ferita che non si rimargina, che resta aperta. Ricordi quando le persone non ti piacevano? Ti mettevi in un angolo e pregavi che non stesse accadendo proprio a te. "Sei una poco di buono! Vai a lavorare in strada. È quello il tuo posto". Li vedevi allontanarsi ridendo, mentre le prime lacrime iniziavano a rigare il tuo viso. Come un tarlo che mangia il legno, sentivi che la voragine che avevi nel petto si allargava sempre di più. Rientravi a casa e sfoderavi il sorriso migliore che potessi fare, nonostante le lacrime versate un momento prima. Avere quindici anni non è semplice. Avevi un difetto: non ti piaceva parlare di te stessa. Preferivi tenere tutto dentro e marcire, piuttosto che parlare. Avevi imparato l'arte del mentire. Passavi per quella ragazza che, nonostante le critiche, le prese in giro, le risate alle spalle, sorrideva e diceva di stare bene. Sapevi perfettamente che non era così.Ti rintanavi nella tua fredda stanza e ti rannicchiavi nel letto con le lacrime che bagnavano il cuscino. "Perché proprio a me?" pensavi. Quelle parole rimbalzavano come una palla nelle pareti della tua mente, il ritornello incessante di una canzone. Ma tu che colpa ne avevi?  Hai iniziato a soffrire per chi non meritava le tue lacrime. Hai iniziato a guardarti allo specchio e a pensare che forse le persone avevano ragione e che eri inutile. Guardavi il tuo riflesso e vedevi un corpo che non ti apparteneva. Hai iniziato a prendertela con te stessa per quello che le persone ti dicevano e ti mettevano in testa. Hai iniziato a pensare che in fondo non c'era nessuno, né una motivazione per continuare. Il dolore ti logorava dentro e l'unica cosa che avresti voluto era addormentarti e non svegliarti più. Ma cos'è che ti ha bloccato? Perché non hai fatto quel passo in più? Perché la vita è solo una ed è preziosa. E hai deciso che non ne valeva la pena continuare a soffrire. Era solo un brutto sogno da cui sei riuscita a svegliarti. Hai messo i brutti ricordi in una scatola in soffitta e hai mostrato la vera te stessa. Ora sei una donna forte con tanti sogni e ambizioni. Pronta ad affrontare ciò che ti circonda con determinazione e senza paura.

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Cara Maria,

è bello sapere di poterti parlare di nuovo. Potrei scriverti per raccontarti cosa hai scelto di studiare e cosa sei diventata. Per dirti dove vivi e se sei sposata e con figli, o solo una, o nessuna delle due. Potrei svelarti cosa la vita ti ha riservato fino ad ora, ma avrebbe davvero un senso? Saresti contenta di sapere il posto che occupi ora nel mondo? Se ricordo almeno un po' com'eri, la risposta è no. Che gusto lascerebbe alla tua giovane vita la conoscenza del suo prosieguo? La vita non è un libro, non puoi saltare pagine e sapere cosa accadrà... non lo hai mai fatto, figuriamoci se lo faresti nel libro contenente la tua storia. A distanza di quindici anni voglio solo dirti, come una sorella maggiore: fai della tua vita il tuo balletto, il balletto che hai sempre amato tanto: un susseguirsi di emozioni e di azioni che vengono dal profondo della tua anima e del tuo cuore, l'evoluzione di una storia che decidi tu, che è solo tua, che nessuno potrà ricopiare, una storia che avrà momenti terribilmente eccitanti e altri strazianti, ma sempre tuoi. Vivi e non sopravvivi, vivi contenta, vivi bene, vivi nel rispetto e nella serenità, nella quotidianità e sii libera; ricordati che sei nel mondo ma non del mondo, come ti ha insegnato mamma; insegui i tuoi sogni e innamorati, di persone, luoghi e della vita, amala e ama te stessa, ciò che fai e ciò che ti circonda. Così scriverai un libro unico, e sarà il tuo preferito; danzerai un balletto infinito e mai noioso, ma sempre sorprendente. Buona vita

Maria Biosa

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Un posto lontano si fa vicino

L’amicizia Paola, cosa è l’amicizia? Ecco, la mia lettera per te inizia con questa parola  tanto usata e abusata, ma mentre scrivo qui, accanto a me c’ è la mia amica di sempre, che tiene in braccio il suo bambino e sorride. Mi dispiace che adesso tu stia passando un periodo triste perché tu e Sara state prendendo strade diverse, coltiva la tua amicizia perché è importante per te e non credere a chi ti dice che la distanza o internet sono una fregatura. Ricordi quando, molti anni fa, Sara entrò nella sala di danza classica? Da quel momento capisti che sarebbe stata parte della tua vita e così infatti è stato. Non mancavano mai i vostri giovedì sera al cinema, le lunghe telefonate, le tante uscite;  siete cresciute insieme prendendo decisioni importanti che a volte vi hanno diviso: come questa, lei coltiverà i suoi sogni e tu i tuoi.  Perciò smettila di comportarti come vogliono gli altri, segui il tuo cuore, prendi le tue  decisioni da sola; impara anche a perdonarti concediti di sbagliare, di essere umana. Lo so la scelta che stai facendo di cambiare città, scegliere una facoltà universitaria difficile e impegnativa e,  soprattutto lasciare Sara,  è molto difficile, ma pensa che lo stai facendo per te stessa, per avere il futuro che tanto desideri e che, ti svelo un segreto, avrai. Certo, diventare Magistrato non sarà una passeggiata, la strada sarà lunga e tortuosa ma quel senso innato di giustizia che ha sempre caratterizzato i tuoi discorsi, le tue arringhe durante le assemblee di classe ti tornerà utile. Hai tutto quello che ti può servire per raggiungere i tuoi scopi: sei simpatica anche senza esagerare, sei carina anche senza essere appariscente. E poi sai cosa? Ci saranno quei pochi amici  che ti hanno visto in ogni condizione e ti vogliono e ti vorranno ancora bene. Ecco Paola, l’amicizia ha questo potere: non conosce distanze, un posto lontano si fa vicino se hai un amico al tuo fianco. Vai tranquilla, scegli la tua strada e …. Buona vita!

Paola

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15 dicembre 2032

Anna Manunta
Anna Manunta

Cara Anna del 2017, starai pensando a come sarà il futuro, cosa cambierà, se sarà migliore o peggiore. Non so ancora risponderti. Però ti ricordi tutte le volte che ti hanno detto “i giovani sono il futuro, sarete voi il futuro”? Non è proprio così, non ancora. Non demoralizzarti, è solo che ancora non è il nostro turno. Il passato si è affezionato e non se ne vuole più andare, si è affezionato ad un posto che ormai non gli appartiene più. Ma ci stiamo lavorando. Abbiamo più tempo qui, la vita ora è più lunga, è una delle cose positive del futuro. C’è anche da dire che si ha sempre più fretta ed è raro che resti uno spazio per potersi godere le giornate. É tutto più frenetico, più di prima. Questo mette un po’ d’ansia anche a me, anche se ormai mi ci sto abituando. Mi sto abituando a cogliere la bellezza delle piccole cose ed è così che io mi godo le giornate. Comunque devo trovare un modo per togliere di mezzo il passato. Molto del mio tempo lo spreco pensando al passato. Devo arrivare al futuro e farlo diventare il mio presente. Forse devo solo aspettare. Devo aspettare che il tempo scorra, come sempre ha fatto, però non passa mai, anche se mi sembra di non averne più. Forse mi sono solo bloccata io e ho aspettato fin troppo. Ma il tempo passa e io ho già 32 anni. Sono rimasta bloccata in questa lettera che passato, presente o futuro che sia, rimane sempre qui. Una lettera. Sospesa nel tempo. Goditi il tuo tempo

dalla te stessa del futuro

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Sara del futuro

Mia cara ed unica Sara, questa lettera ti arriva dal futuro. Ora ho trent’anni e mi sto preparando alla cosa più bella nella vita di una donna: aspetto un bambino, ormai sono all’ottavo mese, sta per nascere. Sai il padre è Nicola, sì, proprio lui, l’amore di sempre; un anno fa ci siamo sposati, siamo felici come non mai. Sai, un antico filosofo diceva che esistono due vite, la seconda inizia quando ci rendiamo conto che ne abbiamo solo una. Te l'hanno già detto che la vita è una sola? Probabilmente si, e anche tante volte, ma da ingenua quale sei, non hai mai dato troppa importanza a questa cosa. Hai un potere enorme Sara, hai il potere di decidere come costruire la tua vita. È un potere che hanno tutti, ma non tutti sanno di averlo... Né, tantomeno, come usarlo. Quando leggerai questa lettera avrai diciotto anni, ti starai per diplomare e starai pensando al futuro. Conosco le tue paure, se potessi tornare indietro vivrei tutto in maniera diversa. Ti stai chiedendo se stai facendo le scelte giuste, dovresti iniziare con l’eliminare le persone cattive dalla tua vita, dovresti pensare più a quello che va bene per te stessa e non farti condizionare dagli altri, non ascoltare ciò che ti dicono le persone: parla la loro invidia. Lo so, legarsi ad una persona a questa età può sembrare una cosa prematura: molti dicono che con un legame così forte non ti godrai l'adolescenza, non ti divertirai, non sarai libera, non potrai pensare a te stessa e sarai condizionata nelle decisioni che dovrai prendere, ma non è assolutamente così. Lo sai benissimo che avere una persona al tuo fianco ti aiuta, perché nei momenti bui non sei da sola, nei momenti in cui devi prendere delle decisioni importanti sai che ti consiglierà sempre la cosa più giusta per te e non è vero che non ti godi l'adolescenza e non sei libera, perché cresci contemporaneamente con questa persona, ed è una cosa bellissima e sai che ti lascerà sempre i tuoi spazi. Non credere che se pensi anche all’amore non riuscirai a realizzarti, anzi, sono sicura che farai l’università di Economia a pieni voti; dopo la laurea e la specializzazione farai un master che ti porterà a diventare direttrice contabile di una banca molto importante però non ti nascondo che non sarà sempre tutto così semplice, avrete dei periodi difficili, ma come tutti, infatti durante il master che sarà fuori, passerete un periodo molto difficile, e la lontananza non vi aiuterà, ma poi tutto si risolverà. Quindi smettila di farti troppi problemi solo perché alcune persone te li hanno messi in testa, continua sempre per la tua strada e pensa con la tua testa, credi più in te stessa e nelle tue scelte. Ora torno a godermi la vita, con l’amore di sempre al mio fianco e con quel batuffolo che sta per arrivare!

Sara del futuro (Sara D'Onofrio)

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Caro amico ti scrivo, così ti distrai un po’

Sono io! Non mi riconosci? Tutto è cambiato, hai ragione. Possiamo definirci due persone diverse ormai. Ma io sono te, quello strano ragazzino che tutte le mattine indossava una maschera dal sorriso troppo grande per essere vero, che tutti i giorni strisciava, arrancando. Non lo facevi per avere un sogno ma per costruirlo. Lo ricordo, sai. Lo dicevi sempre. Ecco, a tal proposito, avrei qualche parola da regalarti, un dono che non tutti possono permettersi. Vivi. Non importa da che parte cominciare, non importa se non hai idea di come fare. Buttati e non temere. Non temere il mondo, tantomeno la gente e la sua cattiveria. Non aver paura della tua piccolezza, è una verità importante ma che quotidianamente sconfiggerai. Soprattutto, caro ragazzo dalle infinite incertezze e sensi di colpa, non aver paura di tè. Ricorda di guardare sempre l’orizzonte, quando ti perderai, perché quella è la tua meta. Non hai limiti ora, vivi e non fermarti, vivi perché questa torbida notte la vivrai anche tu, capendo che il cielo ora è meraviglioso. Ama, perché è l’unico potere che ci muove e che ci unisce. Hai l’energia e la forza per cambiare tutto, il mondo ti aspetta. Arrivederci amico, dai un bacio alla Nonna e dille che mi manca tanto.

Te tra quindici anni

Giuliano Carboni

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Caro me del passato,

Ti scrivo questa lettera per raccontarti quel che sarà di te tra una quindicina di anni. Una volta conseguito il diploma e la laurea in economia, hai aperto uno studio commercialista ancora con poca esperienza nonostante gli anni di tirocinio, tutt’ora gli affari vanno bene anche se per arrotondare a fine mese hai dovuto iniziare a lavorare come insegnante proprio nella scuola che frequenti ora. Certo tante cose son cambiate dal 2017, hai lasciato la passione per il pallone per inseguire quella della caccia come da tradizione di famiglia, chi l'avrebbe detto che da calciatore saresti diventato un cacciatore, prima inseguivi un pallone ora invece, insegui una preda. Son cambiate le abitudini, i gusti, i rapporti con alcune persone, hai cambiato molte compagnie intime cercando sempre quella giusta, che ancora non è arrivata. Quel che non è cambiato è l’amicizia, le persone che ho al mio fianco son le stesse di 15 anni fa, certo pure loro personalmente son cambiati, ma non ti hanno mai abbandonato. Nel tuo percorso ti troverai davanti a tante scelte alcune molto difficili, come decidere se continuare la tua vita in Sardegna o vivere lontano dall’ isola. Sappiamo entrambi che in fondo hai già scelto la prima, sebbene questa terra non ti offra molte occasioni resta sempre la tua terra, o meglio la nostra terra, hai dovuto stringere i denti, cercando di non scoraggiarti, ma non hai mollato credendo sempre nei giovani come te che rappresentano la ricchezza mai sfruttata di questo paese. So che ciò che vuoi è far crescere la Sardegna e insieme crescere pure tu con tutto il popolo sardo che merita molto di più rispetto a questo, un popolo testardo e coraggioso ma capace di essere altruista e sensibile. Quindi porta sempre alta la testa e ricordati le tue origini. Dal futuro

Marco Manca

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Quella firma sul campo verde

Ciao Mattia, quando leggerai questa lettera io avrò appena firmato il contratto con SkySport che sognavo da sempre e che in fondo sogni anche tu anche se ora non ti reputi all’altezza. Anche tu, come me, possiedi quella passione per uno sport, come il calcio che ora si è trasformato nella mia professione, quella passione che non è fatta solo di descrizione di un avvenimento sportivo, ma di raccontare quel rapporto che avviene tra il pallone ed il tifoso. Un rapporto che lo tiene attaccato alla televisione per seguire quei novanta minuti in cui può succedere tutto. Tu, hai appena compiuto diciotto anni, sei prossimo alla maturità, con un futuro davanti. Conosco tutta la passione che hai per la scrittura, continua e coltivala perché sarà la tua arma di successo e il modo che hai e che avrai per esprimere le tue emozioni e i tuoi pensieri, quindi non pensare sia stupido fermarti, pensare ed annotare tutto quello che vedi e che senti. So anche tutta la fatica che farai, tutte le volte che penserai che sia inutile continuare a dedicarti a questa passione: descrivere con le parole il mondo che ti circonda. Non è così e stai tranquillo che tutta la tua fatica sarà ripagata, perché ti sveglierai la mattina e andrai a svolgere un’attività che ti appagherà e fidati non c’è niente di più bello. Le tue prossime scelte ti porteranno ad uscire dalla tua terra con molti dubbi e molte paure ma sarà il jolly della tua carriera giornalistica e del tuo sogno, perché inizierai a farti conoscere come giornalista e inizierai a addentrarti nel mondo delle notizie, sarai “un giornalista da marciapiede” e questo ti appagherà perché vivrai in prima persona il pensiero delle persone. Avrai molte cadute, ma ti saprai sempre rialzare più forte e tenace che mai. Hai fatto e farai molti errori ma stai sereno, non pensare che quegli errori siano errori importanti, perché senza quelli ora io non sarei qua. Mattia, potrei raccontarti quale sarà la tua vita nei prossimi venti anni ma non lo farò perché ti toglierei il gusto di viverla. Svelandoti i tutti i tuoi sbagli probabilmente cancelleresti ogni tipo di errore e questo non ti aiuterebbe a crescere. Molte persone ti deluderanno ma anche tu deluderai altre persone. Quindi il consiglio che ti do è quello di goderti la vita e di vivertela con spensieratezza ma sempre coltivando le tue passioni perché sono quelle che animano la vita. Arrivederci su un campo verde con penna e taccuino!

Mattia Tanda

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Caro Enrico

Ho deciso di scriverti questa lettera perché volevo parlarti un po’ e ne ho approfittato visto che ora sono in viaggio; è il 24 dicembre e sono su un treno diretto da Tokyo a Nagasaki per passare lì le vacanze con la mia attuale fidanzata, anche se queste sono le prime vacanze che passo lontano dalla famiglia visto che ho sempre fatto di tutto per passarle con loro. Non sono diventato un mammone sia chiaro, ma sento che queste feste saranno molto diverse dal solito, comunque… ho deciso di parlarti un po’ di come sia la tua vita da ormai trentenne. Allora, appena finita la scuola superiore (non ti dirò quanto ci hai messo a finirla perché potresti iniziare a poltrire) ti sei iscritto all’università, avevi ancora molti dubbi, però alla fine hai scelto di seguire il corso che ti avrebbe aperto il maggior numero di strade nel mondo del lavoro… la cosa più stupida che tu abbia mai fatto, beh sì, hai concluso i tuoi studi e hai trovato un lavoro che ti fa guadagnare abbastanza da poter viaggiare quanto ti pare e piace, ma ti posso dire che se anche avessi studiato ciò che preferivi saresti arrivato negli stessi posti; sembra stupido, ma in questi giorni quello che a me sembra stupido è come tu, persona come eri e sei, abbia buttato uno dei tuoi desideri o sogni per poter guadagnare di più, a mente fredda ti posso dire che non è necessario tu segua quel corso, l’importante è che tu sia felice, anche perché sappi, che i soldi che hai non ti arriveranno solo dal lavoro, ma grazie alla tua testardaggine e al tuo impegno sei riuscito ad arrivare a certi livelli anche nello sport, per questo ti ringrazio, visto che è grazie a tutti i sacrifici, alle ore spese e all’ impegno messo, se ora posso anche guadagnare facendo quello che amo; pensa che anche qua in Giappone mi hanno fatto un offerta come lanciatore per una delle più importanti squadre di baseball. E’ un’offerta sulla quale sto ancora riflettendo, ma magari ti aggiornerò in una prossima lettera. Una cosa importante che devo dirti o che voglio dirti è: non dimenticarti mai chi sono e sono sempre stati i tuoi amici, perché ci saranno molte occasioni in cui cercheranno di aiutarti quando ne avrai bisogno e tu, maledetto introverso li allontanerai, e molti non torneranno, cerca di non farlo accadere perché gli amici sono tra le cose più importanti che avrai o potrai mai avere; per quanto riguarda la famiglia, cerca di non far arrabbiare mamma fintanto che in casa ci siete solo voi due e cerca di sentire più spesso papà che anche se è lontano, sta lavorando solo per il tuo bene, cerca di mostrargli più affetto, farà bene a entrambi. Beh, il treno è quasi arrivato, quindi ti devo lasciare, so che questa lettera non ti arriverà fisicamente, ma spero che i miei pensieri possano raggiungerti, Buone vacanze e Buon Natale.

Enrico Marastoni

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Cara Carla,

hai avuto periodi migliori, hai avuto felicità più autentiche, hai avuto più te e meno mondo. La vita va così e l’ho capito da poco. Non ti preoccupare e non ti occupare di tutto. Smetti di darti da fare per qualsiasi cosa, smetti di risolvere le situazioni di tutto il mondo. Lascia che le persone gestiscano un po’ le loro vite, lascia che sbaglino e che prendano decisioni da sole, in modo che poi non possano incolpare te. Le persone sono quello che sono, non puoi farci nulla. Quindi parla un po’ meno, di’ un po’ meno quello che pensi e non usare quell’ironia che tanto ti piace, perché non tutti la capiscono. Cancella ogni traccia di giudizio e prova a non trovare da ridire su ogni situazione. Sarai un po’ meno tu, anzi non sarai più tu, ma dicono che vivrai meglio. Meglio per come vive chi te lo dice, che è felice così. Ma non sa che tu non riesci a non parlare, non sa che tu non puoi non dire la tua, non sa che tu hai bisogno di controllare e cambiare quello che non ti piace. Così è più semplice si, ma sacrificheresti te, cosa che non devi fare mai. Quindi non perdere questo tuo animo combattivo, non perdere la voglia di fare, di batterti per le tue idee, di coltivare tutto ciò che ti circonda, di studiarlo, di giudicarlo, di provare a cambiarlo. Non smettere mai di chiederti perché, di farti tutte quelle domande che agli adulti sembrano così stupide e fastidiose solo perché hanno smesso di farsele o perché non sanno rispondere. Continua a non abbassare mai la testa, a non guadagnare l’altro perdendo te, a non passare dritta davanti alle situazioni perché è più comodo così. Non andrai sempre d’accordo con tutti, come è sempre stato, e continuerai a non sapere il perché. Magari un giorno arriverà qualcuno in grado di spiegartelo. Per ora va bene così. Ama però, ama tanto. Se puoi, fallo, ogni volta che ti si presenta l’occasione. È l’amore che salva, l’amore che provi per un padre, una madre, un amico, un ragazzo, un nonno. L’amore che ti scioglie il cuore e un po’ aggiusta tutto. L’amore che forse è l’unica vera soluzione a questo tuo carattere un po’ spigoloso. A questa tua voglia di combattere. Perché solo chi ti vuole bene saprà dirti quando forse dovresti evitare di tirare fuori la spada, quando forse dovresti evitare di parlare. Sto ascoltando una canzone, che non puoi conoscere ovviamente, ma sai, mi ricorda te. Mi ricorda me, quando ero te. Mi ricorda quegli occhi con cui combattevo il mondo, mi ricorda quella fiducia che avevo nel futuro. Futuro che ora è il mio presente, futuro che sei impaziente di vivere. E allora vivi, non smettere mai di farlo. È tutto quello che posso dirti, non perdere mai te stessa, mai. Presto mi conoscerai, mi riconoscerai, ti riconoscerai, e sarai felice. Ti voglio bene, 

Carla

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Cara vecchia me

Ne è passato di tempo! Ti ho lasciata quindici anni fa, ti ho salutata nel pieno della tua giovinezza e ora rieccomi. Mi è capitato di pensare spesso a te ultimamente, mentre studiavo il mio viso o incontravo il mio riflesso di sfuggita, mentre a lavoro rimanevo ferma a riflettere. Sto cambiando, giovane me, gli anni passano, me ne accorgo dalle lievi (tristemente ancora per poco) piccole rughe che compaiono nel mio volto e dal costante stato di analisi a cui sottopongo la mia vita. Questo mi ha fatto ricordare te, gli ultimi dubbi mi hanno riportato indietro e fatto pensare ai tuoi. Ti chiederai che fine tu abbia fatto, sono qui per risponderti, per rassicurarti e per trovare anch'io un po' di conforto. Prima ho parlato del lavoro, sono felice della mia professione eppure a volte mi chiedo se sia davvero ciò che voglio fare, proprio come facevi tu! Ti angosciava la scelta dell'università, la maturità e il tempo di prendere una decisione sembravano spaventosamente imminenti. Evitavi l'argomento e cercavi di allontanare quella domanda che man mano che diventavi più incerta si faceva più costante, alla fine però ce l'hai fatta e sei sopravvissuta al “Quale facoltà vuoi scegliere?”. Ti accompagnava il timore di fare la scelta sbagliata e di ottenere un futuro che non ti apparteneva. Immaginavi, dopo gli studi, il lavoro perfetto, quello che ti facesse stare tranquilla, senza litigi tra colleghi e che ti permettesse di viaggiare. Non è andato proprio come desideravi, forse il mio lavoro non è quello dei tuoi lontani sogni ma mi piace quello che faccio e son sicura piacerà anche a te. Vuoi sapere da dove ti scrivo? Sono un po' lontana, il mare mi separa dalla tua piccola città che non ha mai smesso di essere casa. Ti chiedevi quale posto sarebbe diventato familiare, sentivi la necessità di lasciare quella realtà, ne eri stranamente delusa per quello che non poteva offrirti. Lo hai fatto, ti sei lasciata alle spalle quell'isola e ora che ti scrivo non posso fare a meno di sentirne la mancanza. Vivo in città e nonostante l'appartamento non abbia uno stile bianco e minimalista come pianificavi, è davvero carino, sono sicura che lo apprezzerai. Ho tante cose da raccontarti, non sono stati tempi sempre belli, lo prevedevi di sicuro eppure ricordo come ti accompagnassero la speranza e la sicurezza di farcela. Ti ho scritto per darti un piccolo assaggio del futuro, son sicura che un incontro faccia a faccia porterebbe alla stessa reazione di Jennifer in Ritorno al Futuro II, meglio evitare! Sono diversa da come sognavi, sono felice e penso che saresti fiera come lo sono io di te. Ti voglio ringraziare per la curiosità, per aver affrontato l'adolescenza, che ho dimenticato essere il periodo clou di domande, dubbi e indecisioni che a volte animano anche me. Il tuo ricordo mi rassicura,grazie per la speranza che hai avuto.

Iside

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Cara me del passato

ora che sono cresciuta, e so cos’è importante nella vita, di quello che eri, a me è rimasto solo il ricordo. Sai che effettivamente fai bene a scegliere di andare avanti nonostante tutto quello che ti succede attorno, solo tu sai quello che hai passato e quello che stai passando; prova a dare più ascolto a chi ti vuole bene veramente, invece di essere scontrosa soltanto con chi non lo merita. Se ti insultano non riesci a reagire, perché hai paura; hai paura di ciò che potrebbe succederti dopo, hai paura di soffrire ancora, e poi con chi sai che non ti andrà mai contro: ti sfoghi di tutto. So che ci saranno momenti in cui vorrai soltanto stare nel tuo letto chiusa dalle coperte a piangere pensando al perché certe cose succedano proprio a te, a volte avrai attimi di confusione in cui ti verrà una crisi di nervi e piangerai “senza un senso”, però devi imparare a reagire, ma senza esagerare, e a difenderti; e devi cercare di buttare acqua sul fuoco che ti circonda, perché devi uscire da tutto questo, non può piovere per sempre, prima o poi spunterà il sole. Non lasciare mai ciò che ti fa star bene, e non permettere a nessuno di rallentare il tuo passo, vai avanti determinata come solo tu sai fare, e sì, arriverai al traguardo; e sì, tu, tutto questo l’hai fatto e ora hai raggiunto quello che sono io ora. Hai seguito il tuo sogno, e hai spento quel fuoco che tentava di bruciarti ogni giorno della tua vita. Sai, dovresti lasciar perdere certe iene, che vogliono solo trarti in inganno. E se cadendo dovessi toccare il fondo, rialzati, e fai di questa tua caduta una forza in più, che non è mai troppo tardi. A scuola, fidati che le cose andranno meglio, con il passare del tempo, troverai delle persone che ti capiranno e riusciranno a farti ridere fino a farti cadere le lacrime anche quando non lo vorresti; e lascia perdere chi ti insulta e non capisce le conseguenze delle proprie azioni, so che fa male ma basta! Basta farti calpestare, le persone, sanno essere così crudeli con te, e tu invece non riesci ad esserlo con gli altri, ma per una volta nella vita sii egoista e impara a rispondere pensando solo a te stessa, ma mi raccomando, fallo con le persone giuste, sempre se siano degne di essere chiamate così. Tu sei sincera, e so che a volte non ti accorgi quando gli altri non lo sono con te, ma tu ti preoccupi troppo di ciò che succede agli altri, e questo, forse, lo devi evitare; la tua forte empatia, ti porta a soffrire per cose che forse non ti riguardano. E so che di questo non riesci a convincerti mai a pieno, tu vuoi aiutare tutti, e non capisci che questa è un’aggiunta a tutto ciò che hai già per la testa. Sorridi, ridi, e se ne hai bisogno piangi , ma sempre con la certezza che le difficoltà si superano, e ogni tanto dedica a te stessa un po’ di tempo in più, che di sacrifici, ne fai già abbastanza. Fidati! Fidati di me, anzi, di te stessa!

Anna Maria Fenu

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“Siamo tutti uguali, perché nati sotto lo stesso cielo” (Ep.47, Seneca)

Caro omofobo, sono passati 15 anni da quando le tue parole taglienti come una spada hanno rischiato di uccidermi. Oggi vorrei dirti che tutti siamo uguali, anche tu sei uguale a noi, ma più cattivo, forse più perfido o poco intelligente, ma sicuramente non saprai mai vedere il mondo con gli occhi di una persona che riesce a vedere la realtà. Tu che ti sei divertito ad insultarmi per il mio modo di vestirmi, di pormi, per il mio aspetto fisico, per la mia identità sessuale, per la mia vita; tu che ti sei divertito, con i tuoi amici, ad accompagnare verso la morte ragazzi, che non essendo abbastanza forti, si tolgono la vita per l’etichetta che ormai gli avete attaccato; tu che sicuramente oggi hai dimenticato le cose dette , ma la tua vittima si ricorda ancora tutto; si perdona, ma non si dimentica. Sì, ti ho perdonato perché i tuoi “attacchi” mi hanno reso più forte e più consapevole di ciò che sono; no, non dimentico perché tanti sono ancora i/le ragazzi/e gay come me che continuano tutt’oggi ad essere vittime di bullismo. La battaglia per la libertà è ancora lunga, ma oggi so che potrà essere vinta.

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Cara mamma,

ho deciso di scriverti ora che sono un’adulta per ringraziarti di tutte le cose che hai fatto per me quando ero una ragazzina. Mi ricordo ancora quando, dopo la mia prima delusione d’amore, mi sono chiusa in camera a piangere e tu eri lì, fuori dalla porta, pensando a cosa potessi fare per non farmici pensare e, come sempre, ci sei riuscita. E come dimenticare le nostre litigate e il nostro modo di fare pace dopo soli due minuti? Tutto iniziava quando, dopo che ti chiedevo ad esempio di andare in discoteca e mi dicevi di no, io mi arrabbiavo tantissimo e non capivo il motivo per cui tu mi impedissi di farlo e per il quale mi rispondevi: “Quando sarai mamma, capirai”. Sai una cosa? Avevi ragione. Ora che ho trentadue anni e ho anche io una figlia, posso capire le tue mille paranoie e paure. Durante la mia adolescenza ho vissuto tanti momenti belli quanti quelli brutti, ma sapevo che potevo contare su di te sempre e comunque. Se sono diventata la donna che sono adesso, è solo grazie a te e al tuo modo di lasciarmi seguire la mia strada. Mi lasciavi fare di testa mia, ma non perché volessi vedermi fallire, ma perché sapevi che sarei riuscita a cavarmela. Più passavano i giorni e più mi rendevo conto che ero esattamente uguale a te: determinata e forte. Spero veramente di poter essere un buon esempio per mia figlia proprio come tu lo sei stata per me. Sei stata, sei e sarai sempre una madre fantastica e non avrei potuto desiderare di meglio e ne sono fermamente convinta. Grazie di tutto mammina mia. Con amore,

tua figlia Giulia

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Cara me del passato

ti scrivo questa lettera consapevole del fatto che non ti arriverà mai ma volevo che sapessi alcune cose di quella che sei adesso e per rimediare a certi comportamenti passati. Volevo far presente che tutti gli sforzi fatti son stati ripagati. A partire dallo studio,che ti ha permesso di poter aver un futuro, di poterti creare una famiglia e di avere il lavoro che hai sempre sognato. Questo è stato anche grazie ai tuoi genitori,che ti son sempre stati vicini, ti hanno permesso di studiare e di vivere un infanzia fantastica.. Un'infanzia felice,ricca di gioia e amore,che poi tu tutto questo lo sai già. Vari sogni si sono realizzati ad esempio quello di vivere a Parigi,e preparati qui tutto è stupendo. Una città di infinite meraviglie in cui la vita quotidiana pare come nei film. Senza le preoccupazioni di sguardi indiscreti e senza farsi problemi del giudizio delle persone. È ben diverso dal piccolo paese in cui stai vivendo. Che altro con gli anni sei maturata e sei diventata un'ottima moglie e soprattutto un'ottima madre. Una donna laboriosa e comprensiva,proprio uguale alla mamma. Poi volevo anche chiederti scusa per tutte le volte che ho pensato di non farcela e mi son buttata giu per piccolezze,mi son resa conto che i veri problemi son altri. Volevo anche dirti di smetterla di comportarti come la massa, molte volte è proprio "la pecora nera" ad avere la meglio. Non continuare a pensare al passato e a tutte le amicizie perse,guarda il futuro a testa alta solo cosi potrai essere te stessa. I ricordi delle vecchie amicizie ora risultano più limpidi e non cupi come parevano molti anni fa, tutti i rimpianti e i rimorsi non servono a nulla. Sii felice, sempre. Tanti saluti,un abbraccio.

Sonia dal futuro

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La felicità

Caro Paolo, ti scrivo da un luogo lontano. Vuoi sapere chi sono? Non voglio dirtelo ora; conoscendoti sono convinto che non ci crederesti e strapperesti la lettera per poi scoppiare a ridere se mi presentassi adesso. Io ho scritto questa lettera con il solo scopo di aiutarti. Conosco benissimo cosa muove la tua anima e cosa fa vibrare il tuo cuore. Non so però quanto lo conosca tu. Ti prego quindi di leggere fino in fondo e di prendere sul serio il contenuto della lettera senza cadere in una eccessiva falsa leggerezza. Percepisco quanto sia immensa la tua ricerca della felicità. Le tue giornate sono caratterizzate da un vagare alla ricerca di un qualcosa che ti riempia l’animo. Cerchi una luce accecante che cancelli la tua paura di cadere in un inverno interiore eterno e assassino. Hai paura di fallire clamorosamente e di vedere le tue aspirazioni e i tuoi affetti trasformarsi in semplici ma perfide illusioni. Le illusioni sono perfide; ti mostrano vittorie che non esistono e ti accendono con fiamme destinate però a spegnersi con la prima pioggia. Ti voglio dire invece che la felicità risiede nelle “cose eterne” cioè nelle fiamme che non vengono spente dalle acque. Risiede nelle stelle mosse dai desideri che illuminano il cielo notturno. La tua paura ti porta a compiere una ricerca sbagliata. Guidato dalle illusioni cerchi la perfezione, cerchi uno scudo che ti renda inattaccabile. Cerchi di rendere la tua vita un percorso netto privo di errori, di ostacoli e di tormenti. Temi le tue fragilità, le vedi come un ostacolo da eliminare, e anche davanti ai tuoi parenti e ai tuoi amici cerchi di sopprimerle con orgoglio. Oggi voglio però dirti che solo grazie a ciò che rinneghi puoi giungere al termine della tua ricerca. Non immagini quanto sarà grande la tua vittoria quando capirai chi sei realmente e ti vedrai privo di ogni barriera. L’accettare la propria debolezza è la chiave per scoprire la luce che non si spegne mai, via che conduce al proprio posto nel mondo. Sarai entusiasta quando ti renderai conto che vieni e verrai amato non a causa di una forza costruita ma a causa di una unicità delineata da ciò che ti rende umano e dai tuoi desideri. Cambia quindi la strada della tua ricerca e raggiungi ciò che veramente desideri. Ora che hai letto il messaggio posso dirti chi sono. Sono te tra 30 anni e con questa lettera voglio darti una mano. Non ti dirò se nella vita raggiungerai o meno la vera felicità, sarebbe come vedere un film sapendo già il finale e ciò non ti aiuterebbe di certo. Conserva questa lettera e torna a cercare ma mi raccomando: cerca bene Saluti,

Paolo

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16 dicembre 2032. Ginevra, Svizzera

Maria Paola Salaris
Maria Paola Salaris

Cara Me, non posso chiederti come stai o come stai passando queste vacanze natalizie poiché sono passati diversi, molti, anni da quando al mio posto, esistevi tu ma è da un po' di mesi che ti penso, e ripenso, e forse ho trovato il coraggio di scriverti. Il coraggio l'ho trovato alle 13:41 a Ginevra. Già, proprio cosi; era la prima cosa su cui volevo rassicurarti, sei riuscita raggiungere il tuo sogno più grande. Infatti mi trovo qui all'alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, per un'assemblea generale per discutere e decidere finalmente di fare qualcosa per tutte le persone che si trovano costrette a vivere e morire sotto la guerra che da decenni si compie nei loro paesi. Un' altra cosa che avrei tanto voluto che tu sapessi è che ci siamo riuscite: sono tornata circa 3 settimane fa da un missione di volontariato in Cambogia e sto aspettando una risposta per un'altra missione in Kenya. Ma non è solo per questo che ti scrivo. Il vero motivo è che è arrivato il momento di affrontare le cose che per troppo ci hanno perseguitato e in molti aspetti rovinato. Abbiamo passato troppi anni a dare peso a cose inutili, a portarci dietro rancori e ricordi, a non stare mai serene. Sopratutto tu. Forse è stata l'età, forse è stato il fatto di vedere la tua giovinezza diversa da quella delle altre ragazze della tua età. Ti sei fatta sempre troppi problemi di poter piacere alle persone a causa delle cose che ti avevano detto. Ti sei fatta sempre troppi problemi nell'amore per le poche certezze che hai avuto nel tuo primo amore, cercandone sempre di più e non trovandone mai abbastanza. Ti sei fatta sempre troppi problemi nel togliere una maglietta o un pantaloncino al mare.Ti sei fatta sempre troppi problemi nell'indossare qualcosa, nel cantare a squarciagola, nel camminare, nel parlare. È vero, devo ammettere che nella maggior parte dei casi dopo un po' che ti trovavi in queste situazioni iniziavi a stare a tuo agio, ma quanto tempo prima che questo succedesse stavi a pensarci e ripensarci? Quante sere passavi a non fare nulla, annullata del tutto da questi pensieri? Quello che ora posso dirti è che grazie ai tuoi sogni e alla maturità, e forse anche grazie a queste cose, sei riuscita finalmente a liberarti da tutti questi pesi. Avrei tanto voluto potertelo dire in quegli anni, consolarti. Avrei voluto tanto vivessi la tua vita con freschezza e soddisfazione come faccio io ora. Sei riuscita a capire fin da quell'età però come avresti voluto passare il resto dei tuoi anni. Abbiamo, hai, permesso di unire la voglia di vedere il mondo con la voglia di aiutarlo questo mondo. La tua tenacia ci ha portato qui oggi, E ricordati sempre: La vita è breve. Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangere.(Sergio Bambarén).

la nuova Te.

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Cara me

volevo assicurarmi stessi bene e scriverti per dirti che cosa sei diventata. Dopo aver terminato le superiori, con due anni di ritardo, uno perso in seconda e l’altro in quarta, ti sei bloccata ancora. Non avevi idea della facoltà che avresti scelto. Alla fine, però, ti sei decisa e ti sei iscritta in Lettere. Pensavi di essere una stupida visto il diploma in Ragioneria, ma ti piaceva l’idea di studiare il “pane quotidiano” diciamo, la forma e l’origine di ciò che diciamo e pensiamo. Volevi , un giorno forse, insegnare la nostra lingua, non sopportavi l’idea che spesso venisse abbandonata a congiuntivi sbagliati o trascurata da nuovi dialetti, ma hai capito che non era per te. Non ti sei laureata neanche in Gurisprudenza, o in Economia. Hai optato per lingue. Quando a Settembre sei andata in Spagna, uno dei paesi più belli al mondo, hai capito che di cose ne dovevi imparare ancora, e visti gli anni persi, ma non sprecati, hai deciso di darti da fare e di impegnarti al massimo, perché amavi la nuova città, e amavi ciò che studiavi, non ti pesava affatto. Ti trasferisti quasi subito a Siviglia, in fondo era ciò che avevi sempre desiderato. Dovevi studiare, ma anche mantenerti: lavorare la mattina in uno studio contabile, più che altro eri una segretaria di poco conto, ma quello che guadagnavi ti dava la possibilità di vivere a 23 anni molto serenamente, con un l’aiuto indispensabile di mamma e papà, diversamente avresti dovuto lavorare semplicemente 15 ore al giorno. Dopo un anno e mezzo quasi però volevi già cambiare e spostarti in una città nuova e imparare altro da altri, e hai cambiato continente: l’America, una meta quasi irraggiungibile. Non avevi un piano, dovevi raggiungere l’altra parte del mondo e utilizzare bene il denaro e il tempo. Erano insufficienti entrambi in quel momento. E’ così che sei diventata indipendente e libera, grazie alle tue scelte. Adesso leggi bene,ti dico una cosa; non dimenticarti mai del tuo passato e dei tuoi ricordi, di quelli belli pieni di gioia e di quelli pieni di rabbia e tristezza, ricordati dei consigli che ti hanno dato tutte le persone che a te ci tenevano e ci tengono tutt’ora. Quei valori, quei sentimenti e sensazioni te li porterai dietro anche quando a 30 anni , ti sentirai sola e lontana da tutto e da tutti. Ma spero troverai la strada giusta da percorrere e sarai contenta perché sai che sarà una tua scelta.

Anna Chiara

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Cara Carla

Carla Ruggiu
Carla Ruggiu

il mio oggi è il tuo domani, ormai sei un’adulta, insomma, una persona responsabile con i suoi impegni, ma anche con del tempo per fare ciò che più ti piace. Eh sì, perché nonostante ciò che pensavi da adolescente anche noi adulti abbiamo passioni, svaghi e momenti liberi, perché la vita non è solo preoccupazioni e scadenze, ma anche divertimento e felicità. Proprio così, felicità. Voi ragazzi, spesso, avete questa convinzione che la felicità sia irraggiungibile, che una vita felice, seppur sia il vostro sogno, non sia concepibile. Purtroppo non posso negarlo completamente, non tutti hanno una vita felice, ma penso che dipenda da noi, da come viviamo e da come vediamo la vita. Quando capita una disgrazia, la si può affrontare in diversi modi, si può annegare nel dolore, o nell’insoddisfazione, oppure si può vivere nel modo migliore che ci sia secondo le nostre esperienze, si può vivere felicemente convivendo con quelle che sono le difficoltà di tutti i giorni. Se credessimo che la felicità stia solo nella perfezione, in una vita perfetta, allora sì, la felicità sarebbe irraggiungibile, dato che lo è la perfezione, un ideale lontano dalla realtà, ma che tutti cerchiamo. Penso che sia questo a portare a un’infelicità tanto temuta, il cercare un qualcosa che non esiste, di introvabile. D’altra parte penso che la felicità sia rendersi conto di ciò che si ha e non notarne solo i difetti, ma anche i pregi, perché se guardiamo il nostro mondo, i pregi sono tanti, solo che non li cogliamo. Credo che nella vita ci siano alti e bassi, che sia piena di fossi e dossi, ma è proprio questa imperfezione a permetterci di capire cosa sia la felicità; secondo me essere felici vuol dire accettare che la vita sia imperfetta e, nonostante questo, apprezzare la sua bellezza. Tutti noi siamo ambiziosi e ciò ci permette di raggiungere un obiettivo, attraverso i sacrifici, che non sono solo una prerogativa degli adulti, perché so quanto voi ragazzi e io in primis ci siamo impegnati per qualcosa, ma poi permettetevi di godere dei vostri risultati, non iniziate subito la corsa per la tappa successiva, fermatevi e apprezzate ciò che avete ottenuto. Questo dico a te, che diventerai un’adulta, ma anche ai miei coetanei, perché alla fine non siamo così diversi. Io e te non siamo poi così diverse, stessa ragazza estremamente curiosa, ambiziosa, sorridente e riflessiva, precisa, ma ritardataria. Col tempo si cambia, si fa esperienza, ma rimaniamo sempre noi, coi caratteri distintivi che ci hanno contrassegnati fin dalla più tenera età. A te che pensavi tanto al futuro, a te che alla felicità ci credevi e che, nonostante tutto, perché non pensate che i ragazzi non abbiano difficoltà, ti ritenevi felice, sono contenta di dire che lo sei ancora, sei ancora felice e i tuoi sacrifici non sono stati vani, perché l’impegno, in un modo o in un altro, viene riconosciuto. A me dico di continuare a vivere credendo nella felicità, perché la felicità esiste.

Carla

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Cara me

non hai idea di come cambino le cose nel corso della vita. Ricordo che volevi andare al Politecnico di Torino finite le superiori a studiare ingegneria aerospaziale e poi aspiravi ad andare magari alla Nasa e progettare qualche navicella particolare che riuscisse a portarci tutti nello spazio. Alla fine invece sei rimasta a Sassari e hai studiato giurisprudenza. Ora lavori presso uno studio legale e come volevi ti sei sposata qualche anno dopo la laurea e ora hai due figli. Mi sono resa conto che crescendo si cerca di impartire nei figli nozioni che si sono apprese nel corso della vita a seguito di errori che si vuole evitare di ripetere. Se per esempio si ha avuto un amore sbagliato si tende ad essere molto rigidi nell'accettare la possibile relazione di proprio figlio, per paura che possa ripetersi lo stesso itinere. In genere nelle relazioni si cerca sempre uno stesso fattore comune che anche se riconosciamo e magari preferiamo evitare siamo soliti ritrovare ogni qualvolta intraprendiamo una nuova relazione. Sarà forse dovuto alla poca riflessione? Per tua fortuna col tempo hai imparato ad essere meno impulsiva. Nel corso degli anni ho saputo imparare dalle esperienze. Ho capito che è meglio aspettare prima di buttarsi, che sia un amicizia o un rapporto amoroso. É giusto non lasciarsi prendere troppo dai sentimenti o dalle apparenze ed essere cauti. Strano che te lo dica, sei sempre stata molto razionale in tutto, forse troppo; ma allo stesso tempo cosi impulsiva nei rapporti amorosi o nel dare peso a amicizie non sempre cosi sincere. Ti facevi prendere dalle emozioni a tal punto da non riflettere se quella fosse la scelta giusta, la persona giusta e dopo qualche mese te ne accorgevi, ma rimanevi li impassibile, permettendo alla vita e alle cose di sfuggirti di mano e quando giungeva il momento di dire basta era un putiferio.

Beatrice M.

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Cara professoressa

ho sempre voluto scriverle ma, chissà perché, non l’ho mai fatto. Poi però, un paio di giorni fa, mentre sistemavo la casa per il trasloco, ho trovato il libro che mi aveva proposto di leggere in terza media: “La ragazza della Bosnia-Erzegovina”. Non l’avevo neanche aperto, non era il mio genere ed ero troppo timida per dirle che preferivo le storie d’amore tormentate; non mi andava proprio di leggere di una bambina in territorio di guerra, perciò avevo deciso di metterlo nell’ armadio, far passare un paio di settimane e restituirglielo dicendo che mi era piaciuto molto. Nonostante siano passati quindici anni il libro è rimasto sempre lì, esattamente dove l’avevo messo e dove l’ho ritrovato giorni fa: la copertina è sempre rovinata e sulla prima pagina c’è ancora la sua firma. Ho deciso di leggerlo e mi è piaciuto molto perché, ci creda o no, c’è un abisso di differenza tra l’Alessandra che lei conosceva e l’Alessandra che sono ora, ed è così anche grazie a lei. Mi ricordo che un giorno mi disse, in un momento per me di grande sconforto, di non pensare alle cattiverie gratuite degli altri, alla paura che mi frenava ogni volta che volevo parlare ad un pubblico di più di tre persone. Mi disse di pensare a me stessa e di non fermarmi solo perché temevo di non farcela. Dovevo essere forte e ambiziosa perché sì, io potevo farcela. Lo ammetto, all’epoca non l’ascoltai granché, mi asciugai le lacrime e restai con le mie convinzioni. Le sue parole tornarono, in modo molto inaspettato, quando iniziai l’università. Lì mi resi conto di essere una fra i tanti, solo un numero. Non potevo raggiungere i miei obbiettivi rimanendo prigioniera nell’ombra della mia timidezza e della paura mia essere derisa. Non volevo rinunciare ai miei sogni per colpa di paure del genere. All’inizio non fu per niente facile ma pian piano riuscii ad uscire dal guscio e a farmi strada in un mondo che sapevo di poter conquistare. E ce l’ho fatta, mi guardi ora: lavoro per un’importante testata giornalistica e sto scrivendo il mio primo libro, di cui apprezzerei il suo come primo parere. Tutto quello che posso dirle è che senza il suo aiuto probabilmente non sarei qui, quindi grazie. Grazie davvero.

Alessandra

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Avete presente le capsule del tempo?

Quelle che si seppelliscono in giardino e poi, quando si è adulti, si vanno a riesumare per vedere cosa avevamo da dirci quando eravamo più piccoli? Immaginiate ora che possiate scrivere una lettera a voi stessi, di poterla recapitare attraverso il mare della memoria, in una bottiglia di vetro con un tappo di sughero. Io attaccherei un’etichetta esterna, plastificata, così l’acqua salata non potrebbe cancellare il mittente, né tanto meno il destinatario. Ecco cosa mi scriverei: Cara me del passato, sono fiera di te. Non saresti chi sei ora, se la tua strada fosse stata tutta in discesa. Sono proprio la tua adolescenza e le scelte da te intraprese in questi anni che ti hanno resa la persona che sei diventata oggi. Non ti dirò che gli anni davanti a te saranno una passeggiata, sarò sincera: ti aspettano giorni duri. Ci sono un sacco di cose che potrei raccontarti: di come hai sofferto per le amicizie che ti hanno tradita e di come tu, hai fatto soffrire altri che non lo meritavano. Se ti raccontassi in ogni dettaglio la tua vita dei prossimi dieci anni, io non esisterei. Cancelleresti ogni errore, ogni dolore, ogni dubbio, ogni gioia inaspettata. Ci saranno sempre dei problemi nella vita e tu non potrai fare nulla per evitarlo, potrai solo accettarlo. Volevo solo dirti che hai fatto passi da gigante nonostante tu non abbia mai creduto in niente di quello che facevi. Dal futuro,

Elisabeth Maiaroli

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Cara Eleonora del passato

ti scrivo per raccontarti un po’ quello che succede nel tuo mondo adesso. Devo farti i complimenti, bravissima, ce l’hai fatta, sei riuscita a raggiungere il tuo più grande obbiettivo, diventare medico, nonostante tutti gli insulti e le pro. vocazioni di coloro che pensavano non ci saresti mai riuscita. L’ansia e l’insicurezza non sei ancora riuscita a batterle, ma ci stiamo lavorando. È sempre stato il nostro più grande problema, causato dalla paura di non piacere agli altri e di non essere all’altezza. Ma tranquilla ci lavorerò e le supererò. Se ti stai chiedendo qualcosa sui tuoi genitori, beh loro non erano molto felici del tuo allontanamento da casa, ma se lo aspettavano, insomma prima o poi ti saresti dovuta allontanare dalle tue abitudini e dai tuoi giochi, per andare a vivere in una casa tutta tua, con le tue regole e i tuoi orari. Gli anni sono trascorsi in fretta, forse anche troppo, ricordo ancora quando volevamo metterci gonna e tacchi per andare a fare un lavoro che ci eravamo inventate. Ora li indosso e ogni volta che torno a casa non vedo l’ora di toglierli. Non fraintendermi, adoro il lavoro, ma credo che anche facendo ciò che si aspetta da tutta una vita, qualcosa si rimpianga sempre, è umano. Probabilmente ti starai chiedendo come è andata a finire la tua carriera pallavolistica. Ecco, lo sport è forse l’unica cosa di cui mi pento, averlo lasciato è stato come perdere un pezzo del mio passato, che d’ora in poi terrò solo nei miei ricordi. Tralasciando alcuni propositi che non sei riuscita a mantenere, non ho niente da rimproverarti. Mi devo congratulare con ciò che hai fatto in questi anni: sei andata avanti, per gli altri ma specialmente per te stessa, non ti sei mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno e non sei mai rimasta indifferente di fronte alle ingiustizie, anche se a volte questo poteva crearti problemi. Dovresti solo ricordarti di non fare di tutto un dramma e di non crearti paranoie inutili come hai sempre fatto, perché io, noi, sappiamo che ce la puoi fare. Ricordati di non buttarti giù per la scuola e anche se prendi un brutto voto vai avanti, un voto non fa la persona. La felicità a modo tuo l’hai raggiunta. Hai il lavoro dei tuoi sogni, una casa tutta tua e delle persone che ti sostengono e che in 15 anni non ti hanno mai abbandonata. Certo forse adesso mentre leggerai questa lettera penserai di essere un disastro e di non poter raggiungere i tuoi obbiettivi. Per questo ti scrivo. Forse non sarai la figlia perfetta, la più brava a scuola, sei testarda e dici sempre quello che pensi, ma mi hai fatto vivere la gioventù migliore che potessi chiedere. Grazie a ciò che sei abbiamo raggiunto la nostra felicità. La te del futuro

Eleonora Poddighe

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Caro Francesco

ti scrivo per palarti del mondo, del nostro mondo. Viviamo in un’epoca caratterizzata da continui mutamenti, sintomo di una società in costante sviluppo. Tuttavia in questi cambiamenti, quanti sono gli aspetti positivi, sono quelli negativi. Non serve andare tanto lontano per poterli osservare, basta aprire il portone di casa e scrutare le persone che passano; ma si deve saper vedere oltre. Ci si deve soffermare su ogni particolare, prestando attenzione ai colori, ai suoni e alle sensazioni. Ora pensa a un gruppo di ragazzi camminare per strada con i loro divini smartphone. Uno di questi, abbindolato dalla sacra luce emanata dal telefono che tiene nelle mani, si infrange sulla spalla villana di un vecchio ignorante, retto dal suo sporco bastone. Il tempo si ferma, tutto è immobile dentro una sfera di cristallo, al cui interno vi è il vecchio pezzente sospeso in aria e in procinto di cadere, mentre il dio smartphone ha la faccia rivolta verso gli Inferi. La sfera si rompe, il tempo riparte, il vecchio cade e con lui il divino smartphone. Silenzio tombale, i ragazzi sbarrano gli occhi impietriti, accorre una folla da ogni dove, nessuno osa proferire parola. Il ragazzo raccoglie il telefono, lo guarda come se questo desiderasse vendetta. Ecco riecheggiare il suono di un'ambulanza. Per fortuna gli addetti, immensamente preoccupati, caricano il ferito nel veicolo. Il ragazzo è turbato ma i medici lo rassicurano, il suo dio ha solo preso uno brutto spavento ma si rimetterà presto. Il vecchio è lasciato li moribondo, ha sbattuto l’orribilante capo a un misero gradino. Proprio mentre qualcuno pare aver l'intenzione di osare ad avvicinarsi, ecco che il Sommo telefono per tre e sole tre volte vibra ed ecco che di nuovo a lui tutti accorrono. Il dio squilla ancora, consapevole di aver ottenuto vendetta. Questo è solo un esempio di ciò che accadrà, ma con tutti questi continui cambiamenti, si lasciano indietro tante cose quante ne vengono scoperte. Dove sono finiti i valori del rispetto per la famiglia, per la patria e per gli anziani? Dove sono amicizia e coraggio? Ma a questo punto… dove è l'uomo? Non ci attende altro se non un futuro governato dalla vacuità. Fidati se ti dico che ciò succederà, l’ho visto ora e di nuovo “dopo”. Si, hai capito bene, ti scrivo dal futuro e no, non sono un pazzo. Sono te, proprio te, nel 2030 e ti scrivo perché hai il compito di far sapere a tutti come diventerà l’uomo, riflettendo sull’avvenimento da me precedentemente descritto. L’uomo non deve dimenticare chi è realmente, tra pregi e difetti, doni e malattie. Noi esseri umani, diversi nel vivere ma uguali nell’essere, dobbiamo ringraziare tanto le gioie quanto gli errori perché soprattutto quelli ci hanno reso ciò che siamo, ricordando che l’esperienza è solo il nome che diamo ai nostri errori. L’uomo è una creatura magnifica, unica nel suo genere e plasmata da millenni di evoluzione, capace di distinguersi dalle bestie solo grazie ai valori fondamentali. Un salutone dal futuro

Te stesso ma con più barba

Francesco Dettori

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Ciao cara me stessa del passato

Ti sto scrivendo ora, la stessa Alessia di quindici fa, ma un po’ cresciuta. Ti scrivo perché ho l’estremo bisogno di raccontarti. Ti dico in breve ciò che molto spesso la mia testa viene invasa dai pensieri e dai ricordi di quando appunto ero adolescente. Inizio col dire che forse quelli sono stati gli anni più belli della mia vita, nonché i più complessi. Mi manca tutto, a partire dalla scuola, dal convitto, che ha avuto un’importanza tale che prima probabilmente neanche immaginavo, mi ha fatta maturare molto ma soprattutto in fretta. Si impara a condividere tutto ciò che è tuo, i tuoi spazi, le tua abitudini, le tue passioni, ragione per cui ti sei trasferita lontano da casa. Ammetto, non è stato semplice, per niente, avere i propri genitori a chilometri di distanza, sentirli solamente tramite telefono o qualche messaggio non è una cosa che riescono ad affrontare tutti, detto così sembra banale, ma quando sei distante anche i piccoli gesti diventano fondamentali, come la presenza dei fratellini, che nonostante i piccoli litigi, ti mancano più di qualsiasi altra cosa. Condividi anche i tuoi momenti no e i tuoi momenti più felici, conosci persone nuove e soprattutto crei dei rapporti che ti segnano a vita, come l’amicizia. Credo che sia fondamentale, senza questa sarebbe tutto molto diverso, più noioso, complicato, quasi inutile. È una forma di amore che ti fa riempire il cuore di gioia e che ti rende più forte. Tornando indietro non cambierei assolutamente niente, neanche gli sbagli, sono proprio questi quelli che mi hanno fatta crescere maggiormente, è proprio così “sbagliando si impara” e sono felice della persona che sono diventata.

Alessia Ibba

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Per favore, non prendere questo messaggio alla leggera

Per quanto possa sembrare una sorta di scherzo, è una cosa estremamente importante. Si lo so, una lettera trovata davanti alla porta, senza neanche un francobollo o un indirizzo col proprio nome sopra, non è esattamente il massimo della credibilità. Anche io sarei piuttosto scettico. Probabilmente la cestinerei dopo una rapida occhiata o, al limite, la conserverei, giusto per rileggerla e riderci su ogni tanto. Ho la netta sensazione che tu potresti fare lo stesso, perciò è fondamentale che capisca quanto sia seria questa faccenda. Non preoccuparti: non ti chiederò di credere ciecamente a ciò che dico. So bene che svelandoti ogni cosa, potresti liquidare la questione come una semplice burla e tutto sarebbe inutile. Potrei dirti che da piccolo avevi un pupazzo; un orsacchiotto color crema vestito da un pigiama azzurro, un berretto bianco, dei guantini chiari removibili e una scucitura nell'orecchio sinistro. Eri talmente affezionato che non lo portavi neppure all'asilo per paura di perderlo, continuando a tenerlo con te in ogni stanza in cui entrassi, sino alla terza elementare. Poi un giorno lo hai poggiato da qualche parte, te ne sei scordato e non lo hai più ritrovato. Lo hai cercato per mesi ovunque, ma niente da fare; come si fosse volatilizzato. Ora ti chiedo di andare nella tua camera. Dovrebbe ancora esserci il vecchio armadio di ciliegio. Aprilo. In fondo a destra troverai la scatola del tuo vecchio costume di carnevale, quello da moschettiere. Dacci un'occhiata. Trovato? Sono sicuro di si. Non so nemmeno io come ci sia finito. Ora però, vorrei che riflettessi su una cosa: come facevo a sapere dove fosse? Tutti lo hanno cercato per varie settimane senza neanche sospettare che si trovasse proprio lì. Nessuno ne era a conoscenza. Eppure in questa lettera ho saputo dirti con precisione dove ritrovarlo. So un po' troppo per essere un semplice buontempone, non trovi? Tranquillizzati, non sono uno spettro assassino, come quelli delle storie che leggi dalle elementari. Sono sicuro che capirai chi sono dopo averci ragionato. Ti sembrerà assurdo, ma sarà anche l'unica conclusione logica. In ogni caso, ti basterà aspettare un po’ di tempo per sapere. Ma ora passiamo al vero motivo di questa lettera. Di nuovo è cruciale che tu prenda seriamente ciò che leggerai. Alle 18:15 chiama un'ambulanza; dì che si è verificato un incidente sotto casa tua. Alle 18:17 una Panda nera si scontrerà con un furgoncino. Non scendere. Non importa quanto la curiosità ti spinga a farlo; stai fermo dove sei, non sporgerti neanche dalla finestra. Dopo alcune decine di secondi, un camion rosso si schianterà contro le due vetture, esplodendo all'impatto. La via principale a quell’ora sarà piuttosto trafficata, ma l'ambulanza che tu hai allertato in anticipo riuscirà ad arrivare in pochissimo tempo. Ti è stata data un'occasione unica per evitare un evento atroce ed è stata ottenuta a un grande prezzo. Ti prego, non sprecarla.

34GR

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Cara professoressa di Arte

forse non ti ricorderai di me. D’altra parte non mi aspetto che ti possa ricordare di tutti gli studenti, specialmente di una che non alzava mai la mano, non disturbava e non si distingueva nella tua materia, né per il meglio né per il peggio. Io però mi ricordo di te, soprattutto della fiducia che inizialmente riponevo in te e dell’impegno che non mi sembrava venisse ricambiato da sufficiente considerazione da parte tua. Infatti, tu non hai mai saputo che io ho sempre adorato la materia che insegni. Non sono mai stata una persona costante, ma con l’arte ho sempre avuto, inspiegabilmente, un rapporto speciale. Ricordo il primo giorno in cui ti incontrai. Non potevo smettere di sorridere perché finalmente avrei iniziato un percorso alla scoperta delle tecniche grafiche, dei più grandi artisti, dei significati attribuiti alle opere più famose. Ancora non sapevo cosa aspettarmi dall’arte, ma ero colma di fiducia e sapevo che sarei cresciuta grazie a te. Ricordo il giorno in cui ci spiegasti una tecnica per colorare con i pastelli. Era una tecnica noiosa, richiedeva tempo e non mi sembrava fornisse grandi risultati, ma non volevo metterti in dubbio. Ricordo il giorno in cui valutasti i nostri lavori e il mio povero cuore si ruppe quando mi dicesti che il mio valeva poco meno di un cinque perché avevo calcato troppo con il pastello. Pensavo che l’arte non facesse per me e che la mia unica grande passione mi avesse voltato le spalle. Decisi di rifare lo stesso disegno mettendoci tutto l’impegno che avevo, pensando che la colpa per il mio fallimento non poteva che essere mia. Ciò che più mi motivava mentre lavoravo era pensare a quanto saresti stata orgogliosa sapendo che avevo deciso di non arrendermi. Quando però, dopo una settimana di lavoro, ti chiesi di guardare il mio disegno, tu rifiutasti con noncuranza. Passarono i mesi e continuavi ad assegnarci come compito dei disegni con la stessa tecnica che raffiguravano soggetti che tu decidevi. Ogni lezione ti osservavo spiegare svogliatamente storia dell’arte e mi chiedevo come si possa pensare che la mancanza di impegno sia un problema generazionale. All’inizio di questa lettera ho detto che l’unica cosa in cui sono stata costante è l’arte. Perciò, anche se mi hai reso questo compito più difficile, ho deciso di non rinunciare alla mia grande passione. Il mio percorso artistico è iniziato con una domanda fondamentale, a cui tu non hai mai accennato: che cos’è l’arte? La mia opinione è che l’arte, intesa come arte grafica, sia semplicemente uno dei tanti mezzi a nostra disposizione per comunicare i nostri sentimenti. Dopo essere giunta a questa conclusione ho realizzato che ciò che tu insegni non è affatto arte. Come può essere considerata arte l’esecuzione tecnicamente perfetta di un lavoro deciso dall’insegnante in ogni sua parte? Come può essere considerata storia dell’arte uno studio esclusivamente mnemonico di varie informazioni senza tenere in considerazione i sentimenti e le idee che risiedono in ogni opera? Perché si è arrivati a ridurre l’arte ad una materia puramente analitica quando sarebbe più giusto ed utile onorare la sua vera natura, basata sull’espressione dei sentimenti, fondamentale per dei ragazzini che non sanno ancora come comunicare con il mondo? Perché valutare così negativamente il lavoro di una bambina di 10 anni solo perché non ha seguito perfettamente le istruzioni assegnate? Perché spiegare una tecnica grafica, senza spiegarne l’impatto visivo ed emotivo? Perché parlare di una corrente artistica senza includerla nel contesto nel quale ha avuto origine e si è sviluppata? Il compito della scuola d’altra parte è quello di fornirci gli strumenti per poter esprimere le nostre idee, non di indottrinarci e plasmarci affinché seguiamo idee precostituite senza mettere in dubbio l’autorità che le propone, o per meglio dire, impone. L’intento di questa lettera non era quello di accusarti, ne tanto meno dimostrare che le mie opinioni sono vere in senso assoluto. Vorrei solo che voi insegnanti cercaste di accettare le critiche e di non considerare gli studenti come dei sottoposti ma di iniziare un dialogo con loro. Dopo tanti anni vorrei essere io ad iniziare un dialogo con te ponendoti una domanda per cui non ho mai ricevuto una risposta: per te, che cos’è l’arte?

Martina T.

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