Invaso del Lerno, riserve insufficienti nonostante la pioggia

Si attende il via libera per aumentare la capienza del bacino Intanto si lavora per la condotta di adduzione col Coghinas

OZIERI. Piogge battenti ma ancora nessuna boccata d’ossigeno - e soprattutto d’acqua - per le magre riserve nell’invaso del Lerno, preziosa riserva idrica che alimenta la Piana di Chilivani grazie alla rete del Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna. Il livello dell’invaso si attesta attualmente sui 10 milioni di metri cubi d’acqua: un’inezia rispetto al quantitativo che lo scorso febbraio aveva costretto a svuotare - e buttare letteralmente a mare - una riserva pari a 40 milioni di metri cubi.

Nel frattempo sono iniziate le operazioni di controllo e progettazione per l’auspicato aumento della capienza dell’invaso dagli attuali 34 milioni di metri cubi agli auspicabili e sostenibili 55 milioni (a fronte di un progetto iniziale degli anni ’90 che ne prevedeva 72 milioni): operazioni che «stanno procedendo bene – dice il presidente del Consorzio Diego Pinna – e che hanno anche la giusta copertura economica: cosa che ci fa sperare in un aumento della capienza in caso dell’auspicato aumento delle precipitazioni».

Al momento il Consorzio nella Piana di Chilivani riesce, in deroga, a fornire l’acqua per abbeverare gli animali, ma le previsioni per la prossima stagione irrigua sono ancora grigie. Le buone notizie potrebbero arrivare da un’altra proposta del Consorzio del Nord Sardegna: la deviazione delle acque dal Coghinas, che è stata richiesta - dopo il Consorzio di Ozieri - anche dal Consorzio della Nurra, «molto più lontano, e non più bisognoso di noi dell’acqua, vitale per le nostre produzioni», dice ancora il presidente Pinna.

Nel frattempo il Consorzio che fa capo al Nord Sardegna si barcamena tra mille spese, a cominciare dall’aumento del 25 per cento circa dei costi per l’adduzione e per l’energia nella Bassa Valle del Coghinas e nella Piana di Perfugas, nonché da altre spese di gestione che potrebbero essere ribassate per
non pesare sulle spalle dei consorziati. Si dipende, insomma, da vari fattori - non solo dalla pioggia - e si punta sulla possibilità di deviare le acque dal lago Coghinas per ovviare alle purtroppo scarse precipitazioni (e agli sprechi) che ancora si vedono dalla diga del Lerno in giù.

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