Sassari, causa collettiva contro Abbanoa: via alle adesioni

Il comitato: «Partecipare non avrà costi per gli utenti». Secondo i promotori la sentenza arriverà entro l’anno

SASSARI. La raccolta delle adesioni è ufficialmente aperta, e quelli del Comitato per l’acqua potabile sono sicuri dell’esito: «Non appena questa class action andrà a sentenza – dice Pier Paolo Panu – Abbanoa smetterà di esistere. Il numero di utenti da risarcire sarà così elevato, che l’attuale gestore dovrà per forza sparire e diventare qualcos’altro. Gli scenari dell’acqua in Sardegna sono destinati a cambiare». E questo pronunciamento del giudice, secondo il Comitato, se tutto dovesse filare liscio, potrebbe arrivare entro l’anno.

La Corte d’Appello di Cagliari nell’aprile scorso aveva sentenziato l’ammissibilità della class action promossa contro il gestore idrico, ribaltando completamente la decisione di primo grado. Azzerati i vizi di forma, la mega causa contro Abbanoa può andare avanti. Il tribunale ha accorpato l’azione legale del Comitato con quella dell’Adiconsum promossa per Castelsardo. Pier Paolo Panu, Lello Panu, Piero Frau, Giancarlo Rotella, Isidoro Aiello, Dario Satta e l’avvocato Gianni Allena e gli altri membri del Comitato hanno pubblicato sui quotidiani lo stralcio della sentenza, e sino al 4 maggio avranno tempo per raccogliere le adesioni da parte degli utenti di tutta l’isola. «Per quanto ci riguarda– dice Panu – abbiamo scelto questa formula: per partecipare alla class action gli utenti non dovranno sborsare un centesimo. Le spese di pubblicazione nei giornali, e quelle legali, e qualunque sia l’esito della causa collettiva, sono completamente a carico del Comitato. Ma se la sentenza definitiva ci darà ragione, allora una piccola percentuale dei risarcimenti ottenuti andrà al Comitato. Perciò i cittadini che aderiranno avranno solo da guadagnarci, e niente da perdere». L’avvocato Allena è ottimista: «È ovvio che Abbanoa perderà. Contro di lei ci sono le decine di ordinanze adottate dai sindaci della Sardegna per il divieto di consumo per uso domestico dell’acqua non potabile. Sulla base di questa documentazione oggettiva, basterà fare il conto dei giorni in cui l’utenza non ha potuto usufruire di un servizio che invece le dovrebbe essere garantito. Un disagio che poi comporta dei costi, perché una famiglia che resta a secco si arrangia acquistando bottiglie d’acqua. Noi abbiamo ipotizzato come standard di risarcimento il costo di una confezione di 6 bottiglie d’acqua per utenza, per ogni giorno di mancata erogazione di acqua potabile». E visto che l’arco temporale sul quale si spalma la class action sono gli ultimi 5 anni, il Comitato ipotizza un risarcimento medio per famiglia di 1500 euro. «Moltiplicate questa somma per le centinaia di migliaia di utenti, ed è facile
capire perché Abbanoa è destinata ad estinguersi». Per aderire all’azione legale è necessaria una bolletta dell’acqua e la carta d’identità. Possono partecipare anche i condomìni.

Abbanoa, contattata telefonicamente, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. (lu.so.)

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