Marinò: «Dietro c’è lavoro e dedizione»

Il direttore del DiSea racconta il percorso che ha portato al prestigioso riconoscimento nazionale

SASSARI. Sprizza contentezza da tutti i pori il direttore del DiSea, Ludovico Marinò, al suo secondo mandato dopo l’elezione nel 2014. «Ovviamente è un risultato da condividere con ciascuna delle persone che lavorano all’interno del dipartimento. A partire dagli amministrativi i quali, operando a un altissimo livello di efficienza, pongono le basi perché obiettivi ambiziosi diventino realtà. E poi possiamo contare sul corpo docente, sul rapporto che quest’ultimo ha con gli studenti e poi la ricerca, considerata dal ministero alla pari di quella condotta in università blasonate come molte del Nord Italia». E Marinò racconta che a maggio del 2017 l’Anvur ha selezionato 252 dipartimenti su 900 totali in base alla qualità della ricerca. I dipartimenti selezionati sono stati poi chiamati a proporre un piano di sviluppo quinquennale. «È stato naturale per noi mettere insieme le competenze che ci rendono più competitivi, nell’ottica, che oggi guarda al futuro, di pensare allo sviluppo economico non più soltanto legato a Pil, cioè alla presenza di industrie e altri classici indicatori economici, ma che tenga conto della sostenibilità e dell’equità di certe scelte. Un esempio per tutti: il turismo è una branca di sviluppo che, come tutte le altre, ha conseguenze positive ma alcuni “effetti collaterali” negativi tra i quali, per dirne uno, il cattivo funzionamento dei pronto soccorso durante il grande affollamento stagionale di vacanzieri. Ecco, oggi un piano di sviluppo sostenibile deve tenere conto di questi effetti e contenerli». Per ottenere simili risultati il dipartimento ha proposto la realizzazione di una imponente banca dati che sarà analizzata per trarne indicazioni importanti per la ricerca, ha inserito nel progetto l’acquisizione di altri data-base, il reclutamento di giovani ricercatori e di un professore associato, la ristrutturazione dei laboratori e un programma relativo ai visiting professor, docenti provenienti da università straniere il cui apporto contribuisca a promuovere l’internalizzazione dell’ateneo. Ma qual è il segreto del successo
di questo dipartimento? «Al primo posto c’è tanto ma tanto lavoro, e poi una buona politica di reclutamento che è cominciata anni fa e che oggi dà i suoi frutti. Infine la dedizione di tutto il personale per un obiettivo comune che non ho mai conosciuto altrove». (g.g.)



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