Blitz a Casa Manai: i pazienti trasferiti in blocco a Sassari

Chiusura anticipata della Rsa per malati psichici di Bonorva Protesta il personale: «È mancato un confronto corretto»

BONORVA. Probabilmente l’annuncio di una battaglia, fatto nei giorni scorsi dai dipendenti della cooperativa Elleuno per scongiurare un provvedimento annunciato, ha indotto la Assl ad anticipare i tempi giocando l’effetto sorpresa. “Casa Manai”, la residenza per pazienti psichiatrici, è stata chiusa ieri in anticipo di tre giorni rispetto alla data ufficiale. C’erano anche i carabinieri, ieri pomeriggio, quando un gruppo di dipendenti e dirigenti dell’Assl di Sassari hanno caricato su alcune macchine dell’azienda i ricoverati e in cura nella Rsa per trasferirli in una struttura di Sassari. Un blitz che ha destato non poco stupore fra gli addetti all’assistenza dei pazienti, che speravano di poter aprire un confronto sindacale con i vertici dell’azienda, ma anche fra gli sconcertati testimoni del trasferimento.

Qualcuno ha usato parole forti per definire l’operazione che, al di là di ogni considerazione, non è stata l’annunciata “conclusione del ciclo terapeutico” con cui l’Assl tempo fa, nelle riunioni tenute con gli amministratori e i sindacati, aveva giustificato la chiusura della struttura.

La cessazione dell’attività era annunciata dal luglio del 2017, quando i carabinieri del Nas avevano giudicato inidonea la struttura che ospita la residenza e per la quale avevano suggerito all’azienda interventi necessari e urgenti. Lavori che non saranno eseguiti poiché la Assl ha deciso di chiudere la struttura e di trasferire i pazienti in un altro centro. Il provvedimento è stato contestato dall’amministrazione comunale e dalle organizzazioni sindacali, fortemente preoccupate per la sorte dei 12 pazienti e dei 23 lavoratori che operano nella struttura dal 1998. La chiusura dell’unica struttura psichiatrica che opera nel territorio da vent’anni avrebbe dovuto, secondo gli amministratori locali e i sindacati, essere quantomeno preceduta da un’idonea forma di sostegno e cura dei pazienti. «È inaccettabile - dicono i rappresentanti dei lavoratori-che la struttura sia chiusa solo perché l’Assl del territorio non ha proceduto alla sua riconversione, come imposto dalla normativa vigente». Oltre che sui malati, il problema ricade anche sulle loro famiglie e sui lavoratori che operano all’interno della struttura. Per questi ultimi si apre un nuovo capitolo difficile
da affrontare e per la cui soluzione, come ha detto un loro rappresentante «avevano deciso di incontrare i vertici dell’azienda e della cooperativa che gestisce la casa Manai per cercare assieme, con il dialogo e proposte concrete di salvaguardare il futuro loro e delle proprie famiglie».

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