Castelsardo punta sugli olandesi: 600 arrivi alla settimana

Una società internazionale rileva 3 hotel. Cuccureddu: andiamo oltre il balneare

CASTELSARDO. Più professionalità e meno improvvisazione. Franco Cuccureddu chiede un cambio di rotta alla politica, alle compagnie di trasporti, ai Comuni. Il sindaco di Castelsardo tira fuori i dati del suo paese per dimostrare che la Sardegna non vive di solo turismo balneare: 150mila biglietti staccati in 12 mesi al museo dell’intreccio, il più visitato della Sardegna. E proprio questa ricetta di un borgo aperto 365 giorni all’anno ha spinto anche la società Kiwi beach resorts, già proprietaria di hotel nel mar Rosso, a Zanzibar e in Sicilia, a puntare su Castelsardo. Ha infatti acquistato l’hotel Baia Ostina, ha preso in affitto il Predaladda e ha fatto un contratto di allotment con il Ph hotel.

«Ho incontrato il presidente Fouad Hassoun – racconta Cuccureddu –. È venuto in municipio a incontrarmi e mi ha confermato di avere chiuso un contratto per portare 600 turisti alla settimana, in gran parte olandesi. Arriveranno con tre voli charter alla settimana da Amsterdam e Maastricht per Alghero da fine marzo a tutto novembre. Ma non esclude di mantenere aperta una delle tre strutture anche negli altri 4 o 5 mesi». Per Cuccureddu la scelta dell’imprenditore egiziano di origine libanese è figlia di una politica che va oltre il balneare. «Oggi a Castelsardo è cambiato il modo di fare turismo – spiega –. Fino a 20 anni fa i turisti non esistevano, c’erano solo i bagnanti. Nessuno saliva al castello, non c’era un negozio di artigianato, non si organizzavano eventi. Allora la stagione era di appena sei mesi».

2017 da record. In 20 anni la situazione è cambiata. Oggi la stagione di Castelsardo dura quasi tutto l’anno. I picchi sono sempre nei mesi estivi, ma i numeri sono ottimi anche nei mesi di spalla. «Il nostro termometro è il museo dell’intreccio – dice ancora Cuccureddu –. In poco tempo è diventato il più visitato dell’isola. Nel 2014 avevamo toccato quota 100mila presenze, l’anno scorso abbiamo superato le 150mila. Numeri inimmaginabili fino a qualche tempo fa. È vero che il record lo si raggiunge ad agosto, con addirittura 40mila visitatori, ma i numeri sono a doppia cifra anche a maggio, a ottobre. E a visitarlo sono turisti provenienti da oltre 80 stati diversi. Primi i tedeschi, seguiti da francesi e spagnoli. Quarti, a sorpresa gli olandesi. Insomma, la destinazione Castelsardo non è più legata al turismo balneare. Siamo la dimostrazione che in Sardegna si può fare turismo tutto l’anno. Quello nei borghi è il terzo pilastro del turismo italiano».

Incognita trasporti. L’isola che guarda oltre il mare deve però fare i conti con trasporti non sempre all’altezza. Aerei, traghetti, ma anche mobilità interna. «Barumini è l’unico sito Unesco della Sardegna, ma non è raggiungibile in giornata con un mezzo pubblico. E non c’è neanche un albergo in zona. Questo non è accettabile, lo ho detto qualche giorno fa anche all’assessore Carlo Careddu. Giusto pensare agli studenti, alle esigenze della sanità. Ma pensiamo anche al turismo. Il trasporto locale va gestito insieme a quello vettoriale. Serve una maggiore pianificazione. Il passaggio fondamentale è passare dall’improvvisazione alla professionalità. Serve una visione d’insieme. Io non sono dell’avviso che bisogna fossilizzarsi sul low cost, che in realtà impoverisce la destinazione. Noi dobbiamo dimostrare che in Sardegna c’è turismo tutto l’anno. I vettori noi li attiriamo solo se riusciamo a essere attrattivi. La strategia sui trasporti è strettamente legata ai mercati». Cuccureddu si rifa proprio alla scelta della Kiwi beach di puntare su Castelsardo.

«Hassoun mi ha detto di essere rimasto molto colpito dalla bellezza della nostra città, dai servizi che offre, dagli eventi che riesce a organizzare e dalla notorietà che è riuscita a ritagliarsi a livello nazionale e internazionale, ma soprattutto ritiene che vi possano

essere ulteriori possibilità di crescita. Ma stiamo attenti a non cullarci sugli allori – conclude Cuccureddu –. In questi anni la congiuntura internazionale ci ha favoriti, ma il mar Rosso è dato in ripresa. Ecco perché dico di puntare sull’offerta di qualità». (al.pi.)
 

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