La zootecnica in ripresa sorride Palitta: «Ora possiamo sperare»

L’ottimistico annuncio del presidente del Consorzio di tutela del pecorino romano e dell’Agriexport Nel Logudoro il comparto ovino è prioritario. L’aumento del prezzo del latte ossigeno per le aziende 

OZIERI. Qualche segno di ripresa nel comparto zootecnico e caseario, reduce da un 2017 trascorso tra una manifestazione di protesta e numerosi allarmi. Ad annunciarlo con convinzione è Salvatore Palitta, pattadese, presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano Dop e presidente di Agriexport Sardegna: un consorzio di sei cooperative del settore caseario con sede operativa e legale ad Ozieri. Palitta sa che gli allevatori hanno salutato l’anno nuovo con la speranza di essersi lasciati il peggio alle spalle.

In un territorio vasto e con fortissima vocazione zootecnica come quello del Logudoro, ogni segnale positivo o negativo viene valutato con apprensione da tutti gli operatori poiché si riflette immediatamente nel tessuto economico e sociale. A ben guardare, dice il presidente, i primi timidi segnali di ripresa si possono però scorgere.

«La raccolta di latte, e quindi il patrimonio ovino del nostro territorio, è certamente il più importante della Sardegna e ha sostituito in gran parte l’allevamento bovino che da sempre contraddistingueva la zootecnia locale – spiega Palitta -. L’anno appena passato è stato davvero orribile per tanti fattori concatenati, ma devo dire che ci sono segnali che ci fanno ben sperare».

In effetti, il calo della produzione ventilato da più parti pare che sia più limitato di quanto si pensasse.

Ma a fare sorridere gli operatori è l’aumento del costo del latte attorno al quale ruota obbligatoriamente la sopravvivenza delle aziende.

Gli 85 centesimi a litro, che rispetto ai 55 o 60 corrisposti l’anno scorso sembrano ossigeno puro, possono essere una nuova base di partenza per cercare di raggiungere l’euro che da molti è considerato la soglia per riportare in attivo le aziende e soprattutto stimolare i giovani a restare in campagna, favorendo così il ricambio generazionale. «Vedo con piacere che, soprattutto nel nostro territorio, le nuove generazioni stanno rilevando le aziende di famiglia e con competenze nuove e una gestione moderna stanno ottenendo anche ottimi risultati – ha aggiunto il presidente -. Questi giovani sarannno gli amministratori del futuro e se trasferiranno le proprie competenze anche nella gestione del mondo cooperativo, favorendo l’unione e le collaborazioni, sono sicuro che il settore potrà davvero migliorare».

Agriexport sta già andando in questa direzione con l’apertura alle lavorazioni e agli stoccaggi per conto di terzi. Oltre alla lavorazione del latte dei soci , la cooperativa si è messa a disposizione anche per trasformare il prodotto degli esterni o per tenerlo in cella, offrendo così un servizio e contemporaneamente diversificando la propria attività.

Il futuro potrà essere un’autodisciplina sul prezzo del latte e sulle produzioni e un piano produttivo che coinvolga il più alto numero di operatori, non con accordi poiché si rischierebbe di finire tra le maglie dell’antitrust, e si potrebbe così, tentare di equilibrare un mercato troppo spesso schizofrenico. La speranza è anche che non si ripetano gli elementi negativi del 2017.

La siccità che tuttora perdura e che ha fatto impennare il costo del foraggio oltre ogni ragionevole misura, la lingua blu esplosa nel periodo di maggiore produttività in maniera virulenta arrecandone grave pregiudizio e la discesa repentina del prezzo del pecorino romano, la gente di campagna l’ha sentita
e la sente ancora sulle proprie spalle come un grosso fardello. Chissà che l’anno che sta arrivando possa se non eliminarne il peso almeno alleggerirlo e tornare a dare un po’ di ottimismo ad un settore trainante e fondamentale per l’intera economia.

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