Narcotraffico e armi Il pm: 103 anni di carcere

Richieste pesanti della Dda per sette imputati di associazione a delinquere Le indagini partirono da un giro di affari malavitosi in un bar di Alghero

SASSARI. Centotrè anni complessivi di pena per sette imputati accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga.

È durata 15 ore la requisitoria del pubblico ministero della Dda di Cagliari Paolo De Angelis. Un processo lunghissimo nato in seguito a un’inchiesta complessa dove c’era di tutto: droga a chili, in un caso tagliata con la stricnina. E poi traffico di kalashnikov provenienti dal Kosovo, perfino il tentativo (vano) di incassare seicentomila euro in buoni fruttiferi postali rubati a tre anziani usurai milanesi. Al centro della scena processuale Ignazio Cordeddu, 64 anni, ex malavitoso di Gonnosfanadiga diventato collaboratore di giustizia e per questo soggetto a regime di protezione. Cordeddu è stato la gola profonda di una inchiesta ribattezzata dai carabinieri «Santa Lulla-Bodyguard» (nome in codice ispirato dal bar di Alghero che tra il 2002 e il 2004 sarebbe stato al centro di un traffico internazionale di droga) e divisa in due tronconi processuali. Dodici imputati sardi stanno già scontando pene a oltre settanta anni di carcere.

A Sassari sono invece alla sbarra i presunti capi della banda sardo-lombardo-albanese. E per loro sono arrivate le richieste di condanna di De Angelis. Si tratta del desulese Bruno Zanda, 56 anni (il pm ha chiesto 24 anni); di sua cognata Donisetta Pianu, 80 anni (chiesti 18 anni); del latitante di Busachi Aldo Mereu, 61 anni (chiesti per lui 9 anni), e dell’albanese Beny Ferray (il pm ha chiesto una condanna a 9 anni). Ci sono poi altri tre imputati (che facevano parte di un secondo filone giudiziario): Tullio Rossi Sabatini (di Bergamo, per lui De Angelis ha chiesto 16 anni), il calabrese Domenico La Rocca (16 anni anche per lui) e l’altro albanese Shkelqin Pashja (per il quale è stata chiesta una condanna a 14 anni). Sarebbero loro gli organizzatori di un traffico internazionale che tra il 2003 e il 2004 avrebbe fatto confluire nel Sassarese e nel Nuorese fiumi di eroina. In particolare una partita di due chili, tagliata con la stricnina, venne sequestrata dai carabinieri proprio a Cordeddu nel maggio del 2004. Il pentito aveva raccontato di aver conosciuto Bruno Zanda nel 2003 in carcere, a Brescia, e di esser diventato suo confidente e braccio destro. Fino ad arrivare in Sardegna perché l’acquirente,
l’orunese Francesco Mula (già condannato a quindici anni in abbreviato), si era lamentato del cattivo acquisto.

Il 6 febbraio la parola passa agli avvocati difensori Gianluigi Poddighe, Giuseppe Conti, Maurizio Serra, Giancarlo Frongia, Andrea Biccheddu, Roberto Bruni.

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