Tre arresti: sottratti al fisco 7,7 milioni

Utilizzate società di comodo: nei guai marito e moglie (titolari di Fara autotrasporti) e un funzionario delll’Agenzia Entrate

SASSARI. Quattro ordinanze di custodia cautelare - tre agli arresti domiciliari e una con la misura dell’obbligo di dimora - sono state eseguite dalla Guardia di finanza di Sassari nell’ambito dell’operazione “Ruote pulite”. Nei guai un funzionario dell’Agenzia delle entrate, una coppia di imprenditori del settore autotrasporti e un prestanome (anche lui operativo nello stesso settore). L’accusa è quella di avere generato società di comodo (intestate alla “testa di legno”) che - secondo l’accusa - sarebbero poi state svuotate di ogni utilità «e fraudolentemente trasferite in paesi extracomunitari, nel tentativo di sottrarle agli eventuali accertamenti fiscali ma anche alle procedure fallimentari connesse pure ai pesanti debiti tributari». Complessivamente l’attività avrebbe consentito profitti calcolati in 7,7 milioni di euro.

Nei guai sono finiti Antonello Fara e sua moglie Piera, il funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Sassari Gian Luca Santoru. I primi due appartengono a una famiglia di imprenditori molto noti nel territorio del Nord Sardegna che fanno riferimento alla società “Eu-Traf” (una sessantina di dipendenti) con deposito nella zona industriale di Truncu Reale e si sarebbero avvalsi di un prestanome per creare le società di comodo. Ieri mattina i finanzieri - guidati dal tenente colonnello Marco Sebastiani - hanno eseguito una serie di perquisizioni nella sede dell’azienda dei Fara a Truncu Reale (ma anche in altri siti)e hanno proceduto al sequestro di beni mobili e immobili nonché di conti correnti riconducibili alle persone indagate e alle società coinvolte. L’obiettivo è quello di arrivare alla confisca delle somme.

Le misure cautelari sono state disposte dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Sassari Michele Contini su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Mario Leo, titolare dell’inchiesta.

L’operazione della Finanza ha preso le mosse da diverse verifiche fiscali - che avevano interessato anche una società fallita e un’altra situata all’estero, in Serbia - e le fiamme gialle hanno ipotizzato che gli imprenditori (marito e moglie) con la complicità del funzionario dell’Agenzia delle Entrate, sarebbero riusciti a porre in essere «un articolato sistema criminoso finalizzato a evadere le imposte dirette e l’Iva e a sottrarsi ai pagamenti dovuti». Ciò sarebbe avvenuto attraverso la creazione e gestione occulta di alcune società di comodo utilizzate come cartiere per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e in capo alle quali fare gravare ingenti debiti tributari.

Dagli accertamenti sviluppati dalla Guardia di finanza nel corso di una lunga attività di indagine sarebbe emerso u quadro abbastanza chiaro: le società di comodo intestate al prestanome-testa di legno venivano create e poi svuotate fino a diventare inutili, quindi trasferite all’estero (in paesi extracomunitari) nel tentativo di sottrarle sia ad eventuali accertamenti fiscali che alle procedure fallimentari conseguenti anche ai pesanti debiti tributari.

In tale contesto - sempre secondo quanto emerso dalla prima parte dell’attività investigativa, è già in atto una seconda fase - gli imprenditori avrebbero distrutto o occultato gran parte della contabilità delle società coinvolte nel sistema criminoso «allo scopo di rendere più difficoltosa la ricostruzione del ciclo d’affari e delle reali operazioni svolte».

Per le fiamme gialle, l’attività fraudolenta avrebbe generato in capo agli imprenditori indagati i profitti da reati: una situazione possibile attraverso i risparmi d’imposta per un importo finora ricostruito pari a 7,7
milioni di euro.

Nelle prossime ore il quadro accusatorio potrebbe essere ancora più chiaro, e nel dettaglio si dovrebbe conoscere anche il ruolo svolto dal funzionario dell’Agenzia delle Entrate (pare nel settore esportazioni e servizi doganali).

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