Falsi blitz antidroga, il caso in Cassazione

La Procura generale sconfessa il pg di Sassari e impugna l’assoluzione per il carabiniere Silanos

SASSARI. In primo grado la condanna a diciotto anni di carcere, poi l’assoluzione in appello così come chiesto dal sostituto pg Sergio De Nicola, della sezione staccata di Sassari. Ora la parola passa alla Cassazione dopo che la Procura generale di Cagliari – sconfessando di fatto il collega di Sassari – ha impugnato il verdetto.

Al centro dei due processi l’appuntato dei carabinieri Francesco Silanos, 42 anni, originario di Alghero e all’epoca in servizio a Sassari. Il militare era accusato di avere organizzato tre falsi blitz antidroga per fare bella figura con i superiori. Insieme a lui era stato rinviato a giudizio anche il maresciallo Leonardo Riu condannato in primo grado a due anni per falsità ideologica (per aver controfirmato false relazioni di servizio) e anche lui assolto in appello a gennaio di due anni fa.

A conclusione del processo di secondo grado era stato lo stesso sostituto procuratore Sergio de Nicola a chiedere l’assoluzione degli imputati o, in subordine, la riduzione della pena (nello specifico a otto anni per Silanos). Richiesta accolta dai giudici.

Ma la Procura generale presso la corte d’appello di Cagliari – e in particolare il sostituto procuratore Maria Grazia Genoese – ha proposto ricorso per Cassazione contro quella sentenza di assoluzione. Alla richiesta si è associato anche l’avvocato Agostinangelo Marras che assiste una delle parti civili.

Sette persone erano finite in carcere, tra il 2007 e il 2008. Si proclamavano innocenti anche di fronte a quella che i carabinieri mostravano come una prova inoppugnabile: un panetto di droga sotterrato in giardino o ritrovato tra la merce in un negozio. In qualche caso si trattava di persone che avevano avuto guai con la giustizia e che, dopo aver pagato il proprio debito, si stavano ricostruendo una vita. Nel mirino erano finiti anche tre commercianti marocchini incensurati. A un certo punto Francesco Marongiu, pregiudicato di Sennori, rivelò a due magistrati (tra questi c’era proprio la Genoese che all’epoca era a Sassari) che tutte quelle persone avevano ragione a dichiararsi estranee al narcotraffico. Marongiu disse molto di più: la droga l’aveva nascosta lui personalmente per incastrarli e così fare un favore al suo amico carabiniere
Silanos. Ma proprio sulla figura ambigua di Marongiu si era soffermato il collegio d’appello, un personaggio dalla credibilità vacillante che, secondo i difensori, aveva raccontato una verità di fantasia solo per beneficiare di uno sconto di pena. Ora la parola passa alla Suprema corte.

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