Fotovoltaico, la Cassazione respinge il ricorso del pm

Inchiesta per truffa aggravata, il Riesame ad aprile aveva dissequestrato le serre La Procura si è opposta ma per due volte ha incassato il “no” della Suprema corte

OZIERI. Per la seconda volta la Cassazione respinge il ricorso del sostituto procuratore Mario Leo contro la decisione del Riesame di dissequestrare due impianti fotovoltaici nel territorio di Ozieri. Il pm aveva impugnato tutte le decisioni del Riesame sia nei confronti delle persone fisiche che delle società. E la Suprema corte le ha rigettate tutte accogliendo sostanzialmente la tesi difensiva degli avvocati Stefano Porcu e Agostinangelo Marras.

L’inchiesta risale ad aprile del 2017 quando gli uomini della guardia di finanza avevano messo i sigilli a due impianti fotovoltaici. Tre le società finite nel mirino della Procura della Repubblica e sei le persone indagate per truffa aggravata ai danni dello Stato. I finanzieri del comando Unità speciali per l’energia e il sistema idrico di Roma e quelli del nucleo di Polizia tributaria del comando provinciale di Sassari avevano eseguito il provvedimento di sequestro emesso dal gip del Tribunale di Sassari. La contestazione: avere realizzato due serre fotovoltaiche in località “Seunis”, nella piana di Chilivani, presentandole come «strumentali all’attività agricola», ma – secondo gli inquirenti – gli impianti servivano solo per la produzione industriale di energia elettrica, per beneficiare illecitamente delle agevolazioni e ottenere incentivi pubblici per un ammontare complessivo di oltre cinquanta milioni di euro». Le aziende in questione sono la “Agrisun srl” che fa riferimento a Gianfranco Gamba e Michele Vedovati (assistiti dall’avvocato Stefano Porcu) e “Alba srl”, rappresentata da Marco Lupini (difeso da Agostinangelo Marras). E proprio su richiesta dei legali, il tribunale del Riesame presieduto dal giudice Salvatore Marinaro (a latere Silvia Guareschi e Valentina Nuvoli) ad aprile aveva disposto il dissequestro degli impianti. Accogliendo quindi le richieste di Marras e Porcu secondo i quali nessuna truffa è stata commessa dagli imputati perché le colture esistono e sono stati anche fatti cospicui investimenti.

Nei
terreni di “Seunis” in passato – secondo una intesa tra Comune, Università e Regione – doveva sorgere un polo didattico di eccellenza agro-veterinario. Poi l’orientamento regionale era cambiato con la giunta Soru che aveva puntato su Surigheddu-Mamuntanas.

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